Uva Greca Puntinata: il ritorno di un vitigno identitario della Tuscia

A Trevinano si conclude il progetto di recupero di una delle più antiche varietà della Tuscia viterbese. Una storia di biodiversità, memoria e passione che guarda al futuro del territorio.
Copertina Articolo graspo

 

A guidarci alla scoperta di questo territorio è Massimo Bedini, fino a pochi mesi fa direttore della Riserva Naturale Monte Rufeno e oggi instancabile promotore delle sue eccellenze.
Proprio qui, abbiamo iniziato due anni fa, insieme a numerosi produttori locali, un’emozionante esperienza di recupero dell’Uva Greca Puntinata.
Il punto di partenza è stato un piccolo vigneto ancestrale, probabilmente a piede franco, custodito con straordinaria dedizione da Alvio Fusi, uomo dal carattere forte, nato ad Acquapendente il 17 marzo 1934.
«Dovete immaginare – ricordava Alvio – che cinquant’anni fa qui c’erano centinaia di ettari coltivati a Uva Greca Puntinata. Poi tutto, o quasi, è stato abbandonato, soprattutto dopo la chiusura della cantina sociale, con gli anni della crisi e dello spopolamento.»
Oggi Alvio non c’è più, ma prima di lasciarci ha voluto trasmettere il suo profondo legame con questo vitigno, affidando il vigneto e la sua preziosa memoria al figlio Andrea e ai custodi di G.R.A.S.P.O.
L’iniziativa è stata promossa dalla Cooperativa Fattorie Solidali che ha inserito la salvaguardia di questo antico vitigno in una più ampia strategia di promozione delle produzioni locali all’interno del progetto Trevinano RI-WIND.
Il luogo ideale per programmare le attività e condividere i risultati è diventato S’Osteria 38, ristorante, enoteca e albergo sulla trentottesima tappa della Via Francigena, luogo di inclusione sociale e lavorativa.
Qui ospitalità, ristorazione di qualità, accoglienza, attività culturali e spazi dedicati allo studio e alle arti convivono in un modello di sviluppo territoriale innovativo.
Angelo Vitali, responsabile delle attività produttive della Cooperativa, Elisa Calanca coordinatrice del progetto Valorizzazione del territorio attraverso i prodotti enogastronomici, e Massimo Bedini custode dell’Uva Greca Puntinata e ambasciatore di G.R.A.S.P.O., hanno condiviso e coordinato le diverse fasi dell’iniziativa.
Centrale il ruolo di G.R.A.S.P.O., curando non solo la ricognizione delle testimonianze ancora presenti sul territorio, ma anche la caratterizzazione viticola ed enologica dell’Uva Greca Puntinata nei diversi areali di coltivazione.

I custodi dell’Uva Greca Puntinata
I protagonisti di questo progetto sono innanzitutto i custodi dell’Uva Greca Puntinata, viticoltori che hanno scelto di conservare questa varietà quando ormai sembrava destinata a scomparire.
A coordinarli è Massimo Bedini, proprietario di un piccolo vigneto in località Le Crete, sulla destra del fiume Paglia, dove l’Uva Greca Puntinata cresce su suoli argillosi. Oggi Bedini è anche ambasciatore di G.R.A.S.P.O. nel Viterbese.
Accanto a lui c’è Andrea Fusi, che ha raccolto l’eredità del padre Alvio custodendo un vigneto ancestrale di oltre un secolo. Qui le viti sono ancora allevate secondo i sistemi tradizionali, con sostegno morto a doppio palo incrociato oppure su palo di castagno con pioli disposti a croce sfalsata, localmente chiamato mollone. Il vigneto si trova in località Valtieri, su suoli pozzolanici di origine vulcanica.
Tra i protagonisti figura anche Alberto Caprasecca, classe 1945, che ad Acquaviva conserva un vigneto che potrebbe risalire addirittura a oltre due secoli fa, preziosa testimonianza della storica piattaforma ampelografica di Acquapendente.
Hanno aderito con entusiasmo al progetto anche Michele Zucca, con il suo vigneto in località Procoio, e Daniele Ronchini, che coltiva l’Uva Greca Puntinata a Pian Ferrone, là dove iniziano i suggestivi calanchi.
Sempre nel territorio di Acquapendente, in località Locrafroco, su suoli vulcanici di origine basaltica, partecipa al progetto anche Anne Friedrikstad, giornalista della televisione norvegese che, da circa quindici anni, coltiva con passione questo storico vitigno.
La ricerca di nuove testimonianze ha infine condotto il gruppo fino a Gradoli, affacciata sul lago di Bolsena. Qui Gaetano, Massimo e Lina Calcagno, dell’azienda vivaistica Viti sul Lago, hanno dato vita a un autentico centro dedicato alla biodiversità viticola, contribuendo alla conservazione del patrimonio ampelografico del territorio.

Un autentico marcatore territoriale
La conclusione del progetto è stata presentata a Trevinano, nel ristorante stellato La Parolina, in occasione dello Slow Move Fest.
È stata l’occasione per condividere i risultati del lavoro svolto e degustare le diverse microvinificazioni di Uva Greca Puntinata, guidati dal giornalista Carlo Zucchetti, da Giovanni Pica di Arsial e dai ricercatori di G.R.A.S.P.O.
Le degustazioni hanno confermato il profondo legame tra questo vitigno e il territorio che lo ospita. Suoli, esposizioni, altitudini ed escursioni termiche ne influenzano l’espressione senza comprometterne l’identità varietale, dimostrando una straordinaria capacità di interpretare i diversi terroir dell’Alta Tuscia.
L’obiettivo del progetto, destinato a proseguire, è consolidare il legame tra questo antico vitigno autoctono e il suo ambiente d’origine, dimostrando come l’Uva Greca Puntinata conservi le proprie caratteristiche distintive pur esprimendosi nelle diverse condizioni pedoclimatiche del territorio.
È un percorso che unisce ricerca, tutela della biodiversità e valorizzazione del paesaggio, restituendo centralità a una varietà che rischiava di scomparire e offrendo nuove prospettive di sviluppo all’intera Alta Tuscia.

Il viaggio continua…
graspo@carlozucchetti.it

Ti piace questo articolo?

Condividilo su Facebook
Condividilo su Twitter
Condividilo su Linkdin
Condividilo su Whatsapp

Iscriviti alla Newsletter di Carlo Zucchetti