Vini d’Abbazia: dove il vino fa incontrare culture e religioni differenti

In evidenza il vino della pace di Cremisan
Copertina Abbazia

 

Dal 12 al 14 giugno 2026 l’Abbazia di Fossanova  è tornata ad essere il cuore di Vini d’Abbazia 2026, manifestazione che negli anni ha saputo distinguersi nel panorama enogastronomico nazionale per la capacità di raccontare il vino ben oltre il semplice aspetto produttivo.
La quinta edizione ha proposto un percorso che intreccia degustazione, cultura, ricerca scientifica, spiritualità e arte contemporanea, trasformando il complesso medievale di Priverno in uno spazio di incontro e riflessione. Un approccio che appare particolarmente interessante in un momento in cui il mondo del vino cerca nuove forme di comunicazione e nuove chiavi di lettura.

Tra gli appuntamenti più attesi ha spiccato la masterclass inaugurale guidata da Riccardo Cotarella, dedicata al Monastero di Cremisan, in Terra Santa. Non una semplice degustazione, ma il racconto di una realtà dove cristiani, musulmani ed ebrei collaborano quotidianamente nella coltivazione della vite, dimostrando come il vino possa diventare strumento concreto di dialogo e convivenza.
(Per saperne di più linkiamo un articolo di Francesca Fiocchi su Famiglia Cristiana)
Personalmente ho apprezzato molto il Dabouki 2024 che prende il nome dal vitigno autoctono locale.

Di grande richiamo anche gli incontri con Roberto Cipresso sui grandi rossi, Vincenzo Mercurio sui vini monastici italiani e la degustazione emozionale curata dall’Università di Pisa, che ha esplorato il rapporto tra percezione, memoria e sensazioni.

Accanto alle masterclass, la manifestazione ha anche ospitato in anteprima “ViCro – Il vino al microscopio“, mostra dell’artista Silvia Iorio che trasforma elementi invisibili del vino in affascinanti paesaggi visivi. Un progetto originale che unisce scienza e creatività e che ben rappresenta lo spirito dell’intera manifestazione.

Vini d’Abbazia conferma così la propria identità: non solo un evento dedicato agli appassionati, ma un laboratorio culturale dove il vino diventa racconto, esperienza e occasione di confronto tra culture e religioni differenti.

 

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