È passato qualche mese da quando siamo stati a Ischia, in un week-end meraviglioso, ma decisamente umido. Avevamo lasciato in sospeso due incontri importanti di quel fine settimana, ora è arrivato il momento di riprendere il filo del discorso.
Siamo arrivati alla cantina Pietratorcia, il cielo è scuro per l’ora, ma anche per le nuvole che rapidamente hanno coperto il cielo portando pioggia. Un vento freddo ed energizzante aggroviglia capelli, fa volare cappelli e alza i cappotti. Il mare è diventato una macchia scura, indistinta, un nulla che sembra sospendere l’isola nel vuoto. Le luci delle case, più rade intorno a noi che siamo tra le vigne del Cuotto e sempre più fitte in basso, dove c’è Forio, completano quest’atmosfera davvero singolare, bella, ma insolita per chi è abituato a vedere l’isola d’estate.

Gino Iacono ci viene incontro, ci indica uno stradino per trovare velocemente riparo negli uffici della cantina. Seguiamo la linea di un muretto a secco, uno tra i tanti che qui vengono chiamati parracine e segnano i rilievi dell’isola creando i tipici terrazzamenti coltivati. Arriviamo finalmente al coperto e al caldo e troviamo degli splendidi cornetti.
La famiglia Iacono insieme ai Regine e ai Verde ha dato vita all’azienda Pietratorcia nel 1993 e si è subito imposta come una delle realtà vitivinicole di riferimento dell’isola. Gino ci racconta che Ischia è stata da sempre terra adatta all’allevamento della vite. Lo avevano capito perfettamente gli antichi Eubei che introdussero la coltivazione sull’isola e ne hanno lasciato traccia nell’incisione sulla coppa di Nestore, una bella kotyle a motivi geometrici scoperta nel 1955 dall’archeologo tedesco Giorgio Buchner. Considerata uno dei più antichi esempi di brano poetico in greco, l’iscrizione celebra il buon vino: E’ gradevole bere dalla Coppa di Nestore… ma chi da questa coppa beve, subito prenderà desiderio di Afrodite dalla bella corona.

“Con il boom del turismo negli anni ’50 le terre dedicate alla viticoltura si sono drasticamente ridotte” Ci dice Gino. “Si parla 2393 ettari nel 1943 diventati 900 secondo il censimento del 1990 fino ai soli 306 del 2000. Pietratorcia nasce proprio dall’idea di tornare alla terra e alle tradizioni contadine”. A partire dal nome tratto dal grosso masso con tre fori che, grazie a un complesso sistema di funi e leve, veniva usato tradizionalmente per pigiare l’uva prima dell’avvento isolano del torchio. “Negli anni in cui è esploso il turismo, il naturale processo evolutivo dell’agricoltura si è fermato con l’avanzare del cemento. La viticoltura è rimasta indietro, a parte D’Ambra, per il resto erano situazioni sempre più residuali, mancava un approfondito studio vocazionale. Oggi anche se il territorio dedicato alla viticoltura è sempre più marginale, c’è quantomeno un risvegliato interesse per i vini dell’isola e soprattutto degli studi che ci consentono di lavorare meglio. Come enologo (ho studiato al San Michele all’Adige) e agronomo sentivo la necessità di avere un quadro più completo anche sull’ampelografia isolana e ho lavorato su Biancolella e Forastera”. L’ambiente caldo familiare, la generosità di Gino e la sua accoglienza genuina e spontanea acuiscono la sensazione di riparo. All’esterno pioggia e vento infuriano, i traghetti per Ischia e Procida sono stati sospesi fino a domani. “Immagino abbiate un buon confronto con l’Università” chiede Carlo apprezzando anche lui il calore del posto. “L’interazione con l’ambiente universitario è molto importante. Significa crescita per il territorio. E significa poter lavorare meglio sulla scelta dei vitigni, sulle lavorazioni in vigna, ma anche su cosa fare in cantina. Antonella Monaco ha pubblicato uno studio sulle varietà locali, sulle maturazioni. Per esempio l’uva rilla con i suoi grappoli grandi ha una curva di maturazione migliore, meno anomala. Vinificata in purezza dà un vino intenso con note speziate”. Risponde Gino nei suoi modi gentili. “Vendete solo in Italia?“ chiede Carlo. “No, abbiamo dei contatti aperti con gli USA, il Giappone e la Germania. Ma anche in Italia, soprattutto nelle distribuzione locale, siamo ben posizionati”.
“La vostra è una realtà abbastanza articolata, c’è un ristorante delle cantine, organizzate degustazioni e avete ridato vita alla Libreria Vito Mattera”. Chiede ancora Carlo.

“Abbiamo un ristorante aziendale. Vito Verde si occupa in particolare dell’ospitalità, cura le nostre proposte legate al territorio e alla tradizione. Per quanto riguarda l’antica libreria Mattera, che è a pochi passi da piazza S. Gaetano a Forio, è stata un punto di aggregazione, centro di confronto e di dibattiti, un vero salotto culturale che qualche anno fa purtroppo aveva cessato la sua attività culturale. Franco Iacono e Pietratorcia hanno ripreso quel progetto adeguandolo a nuove esigenze e lavorando sullo stretto abbinamento tra vino e cultura, ospitando eventi legati all’editoria, alla musica e alla politica. E poi c’è Il Giardino Mediterraneo, un’impresa recente, una nuova etichetta e un posto meraviglioso legato al nome di Corrado D’Ambra dove vi porterà Vito domani. Corrado fondò il Movimento Turismo del Vino, fu un grande uomo e un convinto sostenitore dell’agricoltura e del vino sull’isola. Quando vide il posto, un cellaio dell’800 e vi scoprì un’incisione che riportava le tre lettere CdA, iniziali del nobile proprietario Carlo d’Aveta, ma anche le sue iniziali, lo interpretò come un segno del destino e volle creare qui il Giardino Mediterraneo, un luogo, una cantina e un vigneto che rispondessero al suo modo di interpretare l’isola”

L’indomani Vito Iacono non manca l’appuntamento. Il suo sguardo intenso punta lontano e vede con chiarezza il percorso. Ci presenta Il Giardino Mediterraneo e ci mostra l’antica cantina che oggi ospita la barricaia. Tutto intorno i vigneti arrampicati sul Montagnone che respirano il mare e si lasciano accarezzare dal vento. Per arrivarci bisogna ricorrere alla monorotaia che si inerpica fino al punto degustazione. Lo sguardo abbraccia le parracine che scalettano il pendio, i vigneti caparbiamente aggrappati, alberi di agrumi e fichi d’india e giù in picchiata una vegetazione ricca, e poi case, case, case per poi risalire verso il promontorio del castello aragonese. Davanti Procida, Vivara, uno scorcio di Capri e la costa. Intorno il mare, antico indecifrabile idioma borgesiano, che vorremmo continuare a contemplare qui, per ore, con un calice di Vigne del Chignole.
La cantina fa parte del progetto di Carlo Zucchetti e Alessandra Di Tommaso dedicato alle prime 5 DOC presente nel percorso della 54a e 55a Fiera del Vino di Montefiascone.


via Provinciale Panza, 267 – Forio (NA).
info@pietratorcia.it oppure pietratorcia@ischia.it
Tel. 081 908206.
Enologo: Gino Iacono
Ettari:10.
Bottiglie prodotte: 150.000.
RISTORANTE PIETRATORCIA
Via Prov. Panza 311 – Forio d’Ischia
Tel: 081 90 72 32 – cell. 338 3497196
IL GIARDINO MEDITERRANEO
Via Nuova dei Conti, 43 80077 – Ischia (NA)
+39 335.13.19.722
+39 081.90.89.49
info@ilgiardinomediterraneo.it
I Vini
Ischia Bianco DOC Vigne di Chignole (Biancolella, Fiano, Forestera)
Ischia Bianco Superiore DOC Vigne del Cuotto (Biancolella, Forestera, San Leonardo, Uva Rilla)
Ischia DOC Biancolella (Biancolella, Uva Rilla, Don Lunardo )
Ischia DOC Forestera (Biancolella, Forestera)
Ischia Bianco DOC Superiore (Biancolella, Forestera, San Leonardo, Uva Rilla)
Scheria Bianco (Biancolella, Fiano)
Scheria Rosso (Aglianico, Guarnaccia, Piedirosso, Syrah)
Ischia Rosso DOC Vigne di Janno Piro (Guernaccia, Piedirosso)
Tifeo Rosso (Guernaccia, Piedirosso)
Meditandum (Biancolella, Forastera, Uva Rilla, San Leonardo, Malvasia di Candia Aromatica)
















