Aver conosciuto Carlin per me è stato decisivo.
Inizio anni ‘80 su La Gola, rimpianta rivista di ricerca sulla cultura materiale, uscì un appello da un gruppo che fuoriusciva da una confraternita delle Langhe. Chiamava a ragionare sulla storia del cibo in maniera differente. Mi incuriosì. Mi informai e conobbi i ragazzi della cooperativa I Tarocchi. Il loro presidente era Carlin Petrini.
Ci invitò in Langa. Era il 1982. Ricordo ancora la sua Renault 4 rossa malmessa che “sfrecciava” per le strette strade di campagna. Fu un incontro che influenzò la mia vita.
“Stasera saremo a cena con dei compagni nel nostro circolo a Treiso. L’Osteria dell’Unione”
Una sera ancora impressa in maniera indelebile nella mia memoria.
Conobbi così una comunità unica. In particolare, la “signora compagna Pina” suo marito Beppe con cui ho coltivato una solida e fraterna amicizia.
Ricordo nitidamente le discussioni di quella sera complice gli agnolotti al plin e la panna cotta di Pina abbinato a un Moscato d’Asti di un giovane produttore a tavola con noi: Giorgio Rivetti.
Da lì in poi si concretizzò un percorso fatto di idee, allora in nuce, di incontri inaspettati, di sere interminabili a discutere, immancabilmente a tavola, di come “cambiare il mondo”.
Nell’83 stavamo organizzando un convegno sull’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone lo chiamai
“Non posso venire, chiama due ragazzi in gamba delle tue terre: Daniele Cernilli e Sandro Sangiorgi”.
Da lì inizio il mio percorso nella costruzione di ArciGola.
La sua folle idea di fare una gara fra le cucine delle Feste dell’Unità. Con la sua franchezza e il suo immancabile sorriso provava a spiegare quanto fossero importanti le materie prime. Il lavoro dei contadini e degli allevatori. “Non usate prodotti di cui non conoscete la provenienza”.
Quante discussioni, quante critiche.
In particolare, ricordo la “discussione” con gli organizzatori della Festa del Tordo e il circolo Arci di Montalcino.
Solo con la sua empatia e qualche bicchiere di Brunello riuscimmo a scamparla.
Potrei raccontare tantissimi aneddoti. Tante serate del Carlin utopista, visionario, autoironico e anche un po’ permaloso.
La sera prima della costituzione di ArciGola, avvenuta a Bra in via Mendicità Istruita (al solito non una scelta a caso) il 26 luglio 1986, andammo in visita in una cantina. Nel congedarsi il proprietario Aldo Conterno gli regalò un “Barolo della tua annata, 1939”. Carlin, con il suo sorriso coinvolgente “ma io sono del ’49!” Quando l’aprimmo, il giorno dopo, per festeggiare ArciGola, ci domandava ancora “ma sembro così grande?”
Carlin nonostante le copertine di Times, lo scambio epistolare con il Papa era rimasto l’uomo della sua terra.
Orgoglioso delle sue origini. Del suo percorso politico. Sempre aperto all’ascolto. Capace di dialogare con l’altro.
Ciao Carlin… “le nostre idee non moriranno mai”




