In anticipo, ma in linea con la stagione, si iniziano a fare previsioni per la vendemmia 2017 per cui si dovrà tener conto di un anno a dir poco anomalo. caratterizzato da eventi climatici inusuali, spesso violenti e inattesi come l’ondata di gelo che ad aprile ha attraversato Francia, Spagna e Italia. La mancanza di pioggia in particolare nel Centro Sud Italia si è affiancata a temperature torride, le precipitazioni, laddove ce ne sono state, hanno avuto
evidenze rovinose, manifestandosi in alcuni casi in deleterie grandinate . “Si riscontrano fortunatamente anche delle zone che non hanno avuto problemi, grazie a qualche pioggia estiva e soprattutto all’oculata e scientifica gestione dei vigneti, o all’eventuale disponibilità di acqua da irrigazione e alla naturale resistenza a questo clima estremo di alcune cultivar specialmente indigene” afferma Riccardo Cotarella presidente Assoenologi nel comunicato con cui si dà conto delle stime per la vendemmia 2017 “Soprattutto, ciò che consentirà di ottenere in alcuni siti produttivi quantità e qualità buone se non ottime è la nostra trasversalità territoriale e la nostra grande biodiversità unica al mondo” e poi arrivano i dati che rispecchiano le problematiche stagionali “Le prime previsioni Assoenologi indicano una produzione di vino e mosto inferiore di ben 13 milioni di ettolitri rispetto allo scorso anno pari ad una flessione di circa il 25%. Tutte le regioni italiane fanno registrare consistenti decrementi produttivi con punte anche del 35-40% in Sicilia ed Umbria. Unica eccezione la Camp
ania che, dopo la difficile vendemmia della scorsa campagna, fa registrare un aumento del 5%. Con 41,1 milioni di ettolitri il 2017 si colloca tra le prime 6 vendemmie più scarse dal 1947 ad oggi (1947 – 36.4 milioni di Hl, 1948 – 40,4 milioni di Hl, 1949 e 1950 – 41 milioni di Hl, 2012 41,1 milioni di Hl). Le nostre stime quantitative sono riferite alla situazione riscontrata dai colleghi enologi delle 17 Sedi periferiche dell’Assoenologi tra la seconda e la terza settimana di agosto, vale a dire quando la quasi totalità dell’uva era ancora sulle piante. Purtroppo, visto il perdurare della siccità e delle alte temperature al Centro-Sud, non è da escludere che ci siano altre consistenti perdite nella produzione di uva”.




