Sale e Pepe: versatilità e fiducia nel territorio

Abbiamo avuto fiducia nel territorio e ci stiamo rendendo conto con piacere che è una fiducia ampiamente ricambiata.

Gianluca Pepe faccia da eterno ragazzo, con il suo ciuffo impertinente e sbarazzino è, come conferma il cognome, la spezia del binomio Sale e Pepe. Accanto a lui, più riservata e con una grazia che incanta, c’è Ilaria Moscatelli, moglie e volto del locale, rappresenta il sale, ovvero l’indispensabile condimento che aggiunge sapore. Insieme, dal 2009, hanno dato vita, appunto, a Sale e Pepe, a Orvieto Scalo, un locale sfaccettato e interessante nella proposta e assai piacevole come ambiente, con mille particolari da scoprire e una cura estrema dei dettagli. Dalla colazione all’aperitivo durante la settimana, a cui si aggiunge la cena il venerdì e il sabato, è uno di quei luoghi che ti risolve la giornata, adatto a un pasto veloce (o anche lento), ottimo per un incontro di lavoro, perfetto per l’aperitivo con gli amici.

Il menu cambia quotidianamente in base alla spesa mattutina e alla creatività di Gianluca che pesca nella memoria gustativa locale e personale e rielabora il piatto in senso moderno, con equilibrio e semplicità. Esperto ed appassionato di vini naturali e del territorio, Gianluca inserisce sempre qualche chicca nella consumazione al calice. Insomma  Sale e Pepe è uno di quei locali all’insegna della versatilità che è bene tenere a mente.  Da qualche giorno anche loro hanno riaperto i battenti.

La domanda è di rito e serve per rompere il ghiaccio, Gianluca come avete passato il periodo di chiusura?

Gianluca Pepe

A fasi, come l’Italia. Nel periodo di chiusura totale devo dire che mi sono chiuso anch’io. La nostra vita è qui dentro ed è stato come se ci avessero tolto il respiro. È stato un momento difficile, il crescendo di notizie angoscianti, la situazione degli ospedali mi hanno destabilizzato. La preoccupazione per la mia famiglia, per mio figlio e per il futuro mi hanno bloccato per qualche giorno.

E mi sono allontanato dai fornelli, ho avuto quasi un rifiuto. Solitamente a casa non cucino mai, ma questa volta si trattava di qualcosa di più profondo. Per fortuna ci hanno pensato Ilaria ed Ermanno, nostro figlio. Io ho continuato solo ad occuparmi del lievito madre. Vedevo sui social i colleghi e gli amici che sfornavano e proponevano piatti bellissimi, ma io proprio non avevo voglia di cucinare. Poi mi sono dedicato a letture enoiche, i primi numeri di Porthos che Sandro Sangiorgi mi aveva regalato e ho riletto brani degli altri suoi libri e mi sono immerso con piacere tra le pagine di Come vignaioli alla fine dell’estate di Corrado Dottori.

Tutte ottime letture di splendide penne. Sono loro che ti hanno spinto a ritornare tra i fornelli?

In un certo senso. È avvenuto sempre tramite la pagina scritta, questa volta scritta a mano, con la grafia veloce e spigolosa dei quaderni e dei ricettari delle mie nonne che mi hanno riportato a galla quella passione soffocata dall’ansia del momento.
È stato un avvicinamento alla cucina partendo da lontano e tramite la riscoperta delle cose che amo: la cucina del recupero, l’attenzione a non sprecare niente, le materie prime del territorio. L’unico risvolto positivo che riesco a trovare in questo periodo davvero problematico è un ridimensionamento, la necessità di guardare alla semplicità e all’essenziale, alla nostra storia e alle tradizioni. Sta crescendo una coscienza del cibo che è davvero importante e che bisogna mettere sul piatto.

Tortelli ripieni di pioccione
Coniglio roll porchettato e cicorietta

La ripresa come è andata? 

C’è ancora timore e una sorta di disagio che pian piano sta scemando, mantenendo una giusta cautela. C’è stata molta emozione sia da parte nostra, ma soprattutto da parte dei clienti. E questo mi ha fatto tanto piacere. La gente aveva bisogno di riappropriarsi degli spazi di esperienza e di condivisione. Il nostro comparto non significa solo dare da mangiare è qualcosa di più ed è in quel qualcosa che risiede la nostra passione. 

Polpo in doppia cottura

Avevate già ripreso il lavoro con l’asporto?

Sì, è un’attività che facevamo anche prima del lockdown e che continueremo a fare, come sempre. 

Come vedi il futuro adesso che hai riaperto?

Il momento è difficile, inutile negarlo. L’inattività pesa. L’aspetto positivo sta nell’aspetto umano, nella grande solidarietà da parte dei produttori e degli amici vignaioli in particolare.  Abbiamo avuto fiducia nel territorio e ci stiamo rendendo conto che è una fiducia ampiamente ricambiata.

Via Monte Nibbio , 2
05018 Orvieto
tel. 0763 301892

Orari di apertura: 07:00 – 21:00
venerdì e sabato anche  cena
chiuso la domenica
Servizio da asporto

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