Curva dopo curva la Chiantigiana ci porta dentro un territorio punteggiato di pievi, abbazie, castelli, mulini, canoniche, che mostra i segni dell’appoderamento e della struttura mezzadrile con casali ed edifici rurali che sorgono isolati in posizioni di rilievo. Ma quello che ha fatto del Chianti uno dei paesaggi con maggiore valenza iconica a livello internazionale è il particolare rapporto tra la natura selvaggia e quella domestica, tra la trama dei boschi di latifoglie e il diversificato mosaico agrario in cui la vite incide le colline e diventa elemento predominante, ma non unico.
La morfologia collinare, percettivamente esaltata da quella montuosa dei Monti del Chianti, crea cortine e depressioni, contribuisce al piacere dell’occhio che segue i piani sfalzati d’orizzonte restando lontano dalla monotonia. Sarà per questo che Luca Orsini e Valeria Viganò, lui geometra di Roma e lei architetto di Milano, arrivando nel Chianti hanno deciso di fermarsi. Dopo aver girato per il Friuli, aver attraversato la Val d’Orcia, e aver esplorato Montepulciano, sono infatti approdati a Le Cinciole, un’azienda di circa 30 ettari a Panzano sulla strada per Mercatale il cui toponimo è attestato in un documento già dal 1427. Amore a prima vista. È il 1991.



A sentirlo parlare adesso di vino e vinificazione non lo diresti mai, ma quello del vignaiolo per Luca è un mestiere conquistato giorno dopo giorno, con caparbietà e fatica, con sensibilità e sudore. Senza generazioni di esperienza in campo agricolo su cui contare, ma con il solo desiderio di lasciare la città, i suoi ambienti chiusi e fumosi, gli spazi ristretti dai palazzi alti e ingombranti, nonostante un lavoro nell’impresa edile di famiglia, Luca e Valeria si sono tuffati, appena trentenni, in questa impresa con una buona dose di incoscienza e coraggio indispensabile per realizzare grandi sogni. “Il progetto all’inizio non era chiarissimo, c’era alla base la voglia di lavorare la terra, di produrre qualcosa di primario. Al vino non ci avevo pensato. Fino a quel momento l’uva l’avevo vista solo a tavola!”. Luca non ha perso la lieve inflessione romana nutrita di un’ironia leggera e scanzonata “La prima potatura l’ho fatta con le cesoie in una mano e il libro con le istruzioni illustrate nell’altra: una giornata per finire la prima pianta – ride – zappavo a mano, raccoglievo, vinificavo. Anche per l’olio è stato così, raccoglievo le olive le portavo al frantoio alle tre del mattino, dopo poche ore di sonno ero di nuovo nell’oliveto a raccogliere. Facevo tutto da solo, ma ovviamente non sarei durato a lungo continuando così, quindi ho iniziato a cercare degli aiuti. I primi sono stati anni di lacrime e sangue.” Autonomia di pensiero , limpida fiducia nella propria visione del mondo, certezza dei propri desideri sono stati gli ingredienti di base per raggiungere i primi ottimi risultati, che non hanno tardato a venire.
Nel 93 inizia l’imbottigliamento e un calice di Le Cinciole finisce tra le mani di quello che diventerà subito il primo cliente svizzero aprendo di fatto le esportazioni che oggi coprono il 70% circa della produzione e comprendono Europa, Australia, USA e Giappone. “E sul mercato italiano, come sei posizionato?” chiede Carlo Zucchetti sedendosi nella sala degustazione. “Il mercato italiano è da costruire, nel senso che noi lavoriamo su Roma e Firenze, ma non abbiamo cercato nuovi sbocchi”. Nel frattempo ci ha raggiunto anche Valeria che ha appena salutato dei clienti. Il suo spirito pragmatico e una solare concretezza fanno da spalla alla spinta visionaria di Luca. Una complicità alimentata dal progetto comune, dalla condivisione di dubbi e certezze, di ostacoli e soddisfazioni.

Ci spostiamo nel vigneto, 13 ettari in regime biologico certificato dal 2002. L’attenzione all’ambiente e alle buone pratiche ecologiche passa anche per un impianto fotovoltaico. “Parlando di pratiche agricole, qui fai inerbimento?” chiede Carlo avvicinandosi ai filari. “Sì, alterno una fila di inerbimento spontaneo a una di orzo e farro. La scelta di inerbimenti specifici ha una grande importanza, le graminacee sono fondamentali per l’apparato radicale. Con il mio agronomo Ruggero Mazzilli che ci segue ormai da molti anni cerchiamo soluzioni naturali per dare alle piante i nutrienti necessari. Il defogliamento dipende ovviamente anche dalla stagione, quest’anno per esempio lo abbiamo fatto poco per agevolare la fotosintesi”.
“E invece con il diradamento come procedi?”. I grappoli di Sangiovese pendono, pesanti e pieni, dalle viti.
“Cerco di evitare un’eccessiva concentrazione, quindi dirado poco o niente. Il mio obiettivo è avvicinarmi all’idea del Chianti classico in cui credo molto.” Non per niente Chianti è sinonimo di vino fin dal 1398. La zona identificata dalla D.O.C.G. Chianti classico del 1984 interessa circa 7000 ettari ed è delimitata a nord dai dintorni di Firenze, a est dai Monti del Chianti, a sud da Siena e a ovest dalle Valli di Pesa e d’Elsa, ci sono poi le sottozone tra cui Panzano. Valeria è il presidente dell’Unione Viticoltori di Panzano in Chianti che oggi (giovedì 18 settembre n.d.r.) presenteranno i propri vini alla 18° edizione di Vino al Vino. La rivendicazione di uno stile panzanese definisce le specifiche pedoclimatiche e le condizioni di coltivazione per lo più omogenee. Si tratta di vigneti generalmente siti fra i 350 e i 450 metri slm, con eccezioni non rare sopra i 500. Un felice connubio fra elementi naturali e mano dell’uomo, fra microclima, mesoclima e macroclima, fra fattori culturali e geologici. 

Salutiamo Valeria indaffarata con l’organizzazione del percorso e Carlo riporta l’attenzione sui sistemi di vinificazione de Le Cinciole.
“Parliamo di vino, in particolare di lieviti. C’è molta attenzione sull’argomento in questo momento. Il professor Esti dell’Università della Tuscia sta portando avanti delle ricerche interessanti sui lieviti autoctoni che non sono quelli della cantina, ma quelli che andrebbero estratti dalla pianta e sta lavorando sul comportamento di quelli selezionati. ”
“Io uso solo lievito indigeno. Ho sempre seguito una via naturale, ma senza esagerare, se necessario utilizzo l’azoto e uso la solforosa, certo in quantità minime, ma è comunque necessaria. Anche il mio enologo, Stefano Chioccioli, che era un’interventista, adesso ha un approccio più moderato. Cerco un prodotto salubre, territoriale e sto tentando di ammorbidire un po’ i miei vini,”.
Luca ci porta a vedere il terreno che sta dissodando e preparando per un nuovo impianto “Questa è zona di argille calcaree, per la precisione si tratta di argilloscisti di roccia madre di pietraforte, qui puoi vedere bene la composizione e la struttura. Quando siete arrivati ero qui con il trattore”
Davanti a noi i Monti del Chianti, a destra si intravede Panzano e a sinistra c’è Greve in Chianti, terrazzamenti ampli di vigneti accompagnano il declivio, la luce si impiglia e si riverbera tra le foglie chiare degli olivi. La giornata è piena di sole, è la nostra differita estate. Vista l’ora e il luogo, ci incamminiamo verso una divertente e appetitosa tappa alla Macelleria Cecchini dove gustare un abbondante piatto di carne.
Le Cinciole
via Case Sparse, 83
50022 Panzano in Chianti (Firenze)
tel. 055 852636 fax 055 8560307
info@lecinciole.it
I Vini
Chianti Classico D.O.C.G. Le Cinciole (Sangiovese)
Petresco I.G.T. Toscana rosso (Sangiovese)
Camalaione I.G.T. Toscana rosso (Cabernet Sauvignon, Syrah, Merlot)
Cinciorosso I.G.T. Toscana rosso (Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Syrah, Merlot)
I.G.T. Toscana rosato (Sangiovese)






