TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI, MA ALCUNI SONO PIÙ UGUALI DEGLI ALTRI
Come ogni anno, il 21 giugno, giorno del solstizio d’estate, si celebra a Yulin, in Cina, il festival della carne di cane.
Molte sono le voci che continuano a levarsi contro questa iniziativa. Da vari paesi sono state scritte lettere agli ambasciatori e sono state attivate petizioni. Anche nella Cina stessa, gruppi di giovani hanno manifestato contro questa usanza. Ho letto anche di una donna che ha dato fondo a tutti i suoi risparmi per comprare più cani che ha potuto, per salvarli dal massacro.
Ritrovamenti archeologici del Neolitico e dell’Età del Bronzo indicano il regolare consumo di questo animale anche nell’Europa centrale e orientale. L’usanza è certa presso i Celti e nell’area del Mediterraneo classico, quindi nell’antica Grecia e Roma. Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) riferisce che, presso i romani, era apprezzata la carne dei cuccioli non ancora svezzati. Uno dei più grandi centri di mangiatori di cani dell’America era costituito dal Messico precolombiano. In seguito, il consumo di questo animale diminuì molto, ma non è mai caduto completamente in disuso. Ancora oggi nell’Estremadura, in Spagna, la carne di cane è considerata una prelibatezza. In Svizzera e in alcune regioni alpine la si mangia. In Germania sembra ce ne sia un largo consumo. Anche nei paesi più restii al consumo di questa carne, spesso le carestie hanno costretto la gente a cambiare idea, come, ad esempio dopo la prima guerra mondiale.
Mentre in Cina si mangia la carne di cane, c’è un bassissimo consumo di carne di coniglio, che è considerato un animale d’affezione, tenuto in casa da molti bambini. Molti cinesi considerano il latte come una secrezione corporea disgustosa e dicono che chi lo beve ne porta addosso la puzza. Nel mondo occidentale si uccidono e si allevano in maniera intensiva le vacche, che in India sono considerate sacre. Nei conflitti per l’indipendenza dalla dominazione inglese, l’inviolabilità della vacca fu usata da Gandhi come simbolo della loro lotta.
La carne di maiale è considerata tabù non solo dai musulmani, ma anche da ebrei ortodossi, dai Mandei dell’Iraq e dell’Iran, dagli Iazidi e dagli Etiopi, sia pagani sia cristiani, anche la legge dei Lama ne proibisce il consumo e molti Tibetani se ne astengono, mentre solo in Italia se ne uccidono 13.000.000 circa in un anno.
La carne di cavallo disgustava Greci e Romani, ma era molto in uso nell’Europa del nord. Con l’espansione del cattolicesimo nel nord Europa, si cercò di abolire questa usanza. Papa Gregorio III, nel 732 d.C. ordinò a Bonifacio, nunzio apostolico presso i Germani, di vietare il consumo di carne di cavallo. Dal quel momento, infatti, chi si convertiva al cristianesimo era obbligato ad abbandonare l’usanza. La Chiesa cattolica, però, viste le resistenze locali, pur di non perdere conversioni, concesse delle deroghe. In America, mangiare cavallo è tabù, ma apprezzano l’alligatore e il coccodrillo.
Anche la carne di cammello è consumata regolarmente da diverse popolazioni arabe e ampiamente usata in Medio Oriente, mentre è rifiutata da alcuni gruppi dell’Iran, della Siria, dai copti dell’Egitto e dagli ebrei.
Ci sarebbe ancora molto da dire sui volatili, le uova, gli insetti, i vermi, le formiche, il gatto.
L’uso alimentare di animali è quindi frutto di regole, pregiudizi, convenzioni, usanze delle quali spesso non si ricorda o è incerta l’origine. Ci troviamo davanti a un gran numero di norme e proibizioni, cui hanno contribuito molti fattori come quello climatico, di utilità, igienico o di affezione che hanno interagito tra loro e tra cui le religioni hanno avuto un ruolo determinante. Attraverso tutti questi fattori, l’uomo ha creato una sorta di graduatoria, tra gli animali, diversa secondo le aree geografiche o le tradizioni facendo si che gli animali non siano considerati tutti uguali. Un vegano e un vegetariano sono contrari all’uccisione di qualsiasi animale, ma, secondo me, il rifiuto di un onnivoro a mangiare cavallette o cane o iguana è alquanto discutibile. Magari ci scandalizziamo davanti al festival di Yulin, ma poi andiamo tutti felici e saltellanti al festival della coda alla vaccinara o del castrato, alla sagra della trippa, a quella delle rane o delle lumache.
Anche nella cucina cinese ci sono ottime pietanze vegane. Tra queste i famosi Involtini Primavera. Ci sono molte varianti nella preparazione di questo piatto dipende dalle verdure che abbiamo a disposizione a seconda della stagione. Possono essere mangiati crudi, fritti o cotti nel forno. Le verdure al loro interno possono essere precedentemente saltate in padella se li volete mangiare crudi oppure crude se poi li cuocete. Sono senza glutine perché la pasta per avvolgerli è fatta con farina di riso.
INVOLTINI PRIMAVERA CELIACI E VEGANI
Ingredienti per 10 involtini grandi:
Una confezione di 10 fogli di pasta fillo senza glutine già pronta che si trova ormai in tutti i supermercati.
Tamari (salsa di soia) bio
100 g di carote
100 di verza
100 g di porro o cipollotto fresco
100 g di funghetti champignon (facoltativi)
200 g di germogli di soia (vanno bene anche quelli in barattolo)
100 g di filini o vermicelli di riso
Mettete a bagno in acqua tiepida i filini di riso.
Nel frattempo, tagliate a julienne le carote e la verza e mettetele in una grande ciotola. Unite il cipollotto tagliato finemente. Pulite bene i funghetti e aggiungeteli alle altre verdure, tagliandoli con una mandolina. Unite i germogli di soia ben scolati. Scolate quindi i filini di riso, strizzateli, tagliuzzateli grossolanamente e aggiungeteli alle verdure. Condite il tutto con una bella spruzzata di Tamari e mescolate bene. Lasciate macerare il tutto per cinque minuti. Preparate i fogli di pasta che vanno bagnati e adagiati uno alla volta su un panno umido. Questa operazione richiede un po’ di attenzione, perché se si bagnano troppo i fogli si rompono e se si bagnano poco non si arrotolano bene. Mettete nella parte bassa del foglio un pugno di verdure, piegate il bordo sul ripieno, fate un giro e poi piegate i lati del foglio verso il centro, arrotolatelo completamente su se stesso. Continuate così finché avrete finito i fogli e il ripieno. Non mettete gli involtini uno sull’altro perché si possono attaccare tra loro. Poneteli in una teglia con un foglio di carta da forno, cospargeteli di olio e metteteli nel forno a 180° finché li vedete dorati. Se li volete friggere, girateli delicatamente facendo attenzione che non si rompano. Li potete servire con salsa agrodolce o salsa di soia.
Un fiore si fa strada attraverso una crepa nel marciapiede in cerca di sole.
Un pinguino marcia per migliaia di chilometri in cerca di cibo per i suoi cuccioli.
Il potente ruggito di un leone protegge la sua famiglia da pericoli vicini o lontani.
Che abbia branchie, ali, peli o radici, ogni essere vivente ha voglia di vivere e di crescere.
Siamo tutti figli della Terra.
Ruby Roth





