Vino di modesta qualità spacciato per Brunello o Rosso di Montalcino. La grande frode è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Siena che in collaborazione con l’ispettorato repressione frodi del ministero delle Politiche agricole di Firenze, su segnalazione del Consorzio del Brunello, ha portato al sequestro di 165.467 litri di vino, pari a circa 220.600 bottiglie per un valore di almeno un milione di euro e 2350 contrassegni dello Stato oltre a “copiosa documentazione e materiale contraffatto”.
L’artefice della truffa è un consulente tecnico di svariate aziende della zona che dal 2011 al 2013 è riuscito, grazie alla sua posizione, a impossessarsi di documentazione e materiale attestante la D.O.C.G. Ma non finisce qui, perché grazie a notevoli competenze informatiche, il tecnico è riuscito a inserire dati falsi nella banca dati di Artea, agenzia della Regione, su dichiarazioni di produzione delle vendemmie, giacenze contabili e cessioni di vino sfuso.
“Si tratta di una truffa verso il consumatore e soprattutto verso i produttori di Brunello, che subiscono questa vicenda e che reagiranno con durezza. Se e quando l’inchiesta confermerà le varie responsabilità il Consorzio si costituirà immediatamente parte civile e ricorrerà a tutti gli strumenti necessari per colpire simili comportamenti, in modo particolare coloro che sul territorio eventualmente avessero condotto gravi irregolarità o adottato iniziative lesive dell’immagine del Brunello” ha affermato il presidente del Consorzio di Montalcino Fabrizio Bindocci.
Il ministro delle Politiche agricole e forestali, Murizio Martina ha sottolineato l’ottimo lavoro svolto e l’efficacia della collaborazione tra organismi di controllo: “Abbiamo i mezzi giusti per difendere i nostri prodotti d’eccellenza e l’operazione di oggi della Guardia di Finanza in collaborazione con il nostro Ispettorato repressione frodi ne è la conferma. L’azione di contrasto messa in campo testimonia che i livelli di presidio della qualità ci sono e funzionano”. La contraffazione veniva realizzata aggirando il sistema di tracciabilità posto a garanzia di tali produzioni. Ma, ha aggiunto “La sinergia operativa tra gli organismi di controllo e gli enti preposti alla certificazione, infatti, ha consentito di impedire che la frode colpisse ancora i consumatori e di porre fine a un’odiosa concorrenza sleale nei confronti dei produttori onesti. Chi vuole operare fuori dalle regole va messo fuori gioco e per questo ritengo importante l’esempio dato dal Consorzio del Brunello nel denunciare movimenti sospetti”.




