
In qualche angolo del mio armadio, conservo ancora dei rotoli di tela di canapa filati e tessuti a mano, di mia suocera, per il corredo della sposa, come era usanza fino a qualche anno fa. Lungo le forre del Biedano ci sono dei piccoli appezzamenti di terreno, terrazzati, che la gente del posto chiama ancora ‘canepine’, perché ci si coltivava la canapa. Non sono quindi lontani i tempi in cui la sua coltivazione e lavorazione, anche nei nostri territori, era fonte di lavoro e di guadagno per diversa gente.
La canapa è stata una tra le poche piante diffuse in tutto il mondo, conosciuta fin dall’antichità sia in Oriente sia in Occidente. In Cina era usata fin dalla preistoria per fabbricare corde e tessuti e più di 2000 anni fa è servita per creare insieme al gelso il primo foglio di carta. I Fenici la usavano per le vele delle loro imbarcazioni. La Bibbia di Gutenberg, del 1453-55 fu stampata su carta prodotta con questa pianta. Anche in Italia, la sua coltivazione ha un’antica tradizione, era molto usata nel periodo delle Repubbliche marinare per corde e vele nelle flotte di guerra. Nella pianura Padana è stata coltivata fin dall’epoca romana. In alcune zone sono ancora visibili i cosiddetti “maceri”, piccoli laghetti artificiali, dove le piante erano lasciate a macerare. Grazie all’alta qualità, l’Italia era tra i maggiori produttori mondiali. Oltre che per la fibra per tessuti, carta e corde, vi si producevano anche sostanze oleose per l’illuminazione ed energia e alimenti come farinacei e foraggio per allevamenti.
Intorno al 1910 si calcola che solo in Italia c’erano circa 80.000 ettari coltivati a canapa.
Nell’America coloniale, per circa 200 anni, questa pianta era considerata valuta e ci si potevano addirittura pagare le tasse.
Nel 1896, Rudolph Diesel produsse il suo famoso motore, che doveva essere alimentato da combustibile vegetale prodotto da ortaggi e olio di semi.
Henry Ford lavorò per primo alla produzione di combustibile da canapa. Nell’impianto di Iron Mountain, in Michigan, gli ingegneri della Ford estraevano da questa pianta metanolo, carbone combustibile, acetato di etile e creosoto.
Purtroppo, nei primi decenni del 1900, questa pianta cominciò a subire una grandissima campagna denigratoria. Con la sua forte capacità di adattamento su ogni tipo di terreno, la sua resistenza, la velocità di crescita, il poco bisogno di acqua, la possibilità di averne in abbondanza e in maniera diffusa era una minaccia per le
industrie concorrenti.
In una grandissima campagna di disinformazione, si associò la Canapa Indica, cioè la Marijuana, alla Canapa Sativa, cioè quella industriale, che non contiene principio attivo facendo letteralmente di tutta un’erba un fascio.
Nel 1936, uscì negli Stati Uniti un film “Reefer Madness” che voleva dimostrare come l’uso di marijuana fosse legato a omicidi, suicidi e situazioni scandalose.
Nel 1937, fu approvato il “Marijuana Tax Act” che imponeva tasse, licenze e regolamentazioni che resero di fatto impossibile la coltivazione di questa pianta, decretandone così un veloce declino.
Intorno agli anni ’50, sempre negli Stati Uniti, ne fu proibita la coltivazione, con l’alibi che incoraggiasse l’uso della droga. Subito fu vietata anche in Italia e in molti altri paesi nel mondo.
Si lasciò quindi grande spazio al mercato dei combustibili e delle fibre sintetiche prodotte da petrolio e della carta prodotta da legno, entrambe molto più impattanti sull’ambiente.
Questa versatile pianta fu ingiustamente criminalizzata, per favorire l’ascesa dei prodotti di derivazione petrolifera.
I prodotti realizzati localmente, che distribuivano ricchezza tra le popolazioni, furono sostituiti dalle industrie petrolchimiche, per accentrare ricchezza in poche mani.
Iniziò così il periodo del petrolio e della plastica, della deforestazione con tutte le conseguenze che conosciamo bene.
Fortunatamente, però, da qualche tempo le cose stanno cambiando. Molti progressi sono stati fatti per la reintroduzione della coltivazione e della trasformazione della Canapa Sativa, grazie a persone che sono dei veri e propri pionieri e a molte associazioni. . Alcuni paesi sono più all’avanguardia di altri, così come in Italia alcune regioni sono più avanti di altre. Di questo, però, vorrei parlare più approfonditamente, magari in un altro articolo.
Con le sue materie prime si possono produrre, in maniera pulita ed economicamente conveniente, oltre che degli ottimi tessuti e capi d’abbigliamento, resistenti funi, carta, saponi, cosmetici, detersivi, plastiche biodegradabili, vernici, tavole, legni compensati, oggetti d’arredamento, fertilizzanti, materiali per la bioedilizia, ottima per la fitodepurazione nei siti inquinati da metalli pesanti e molto altro.
Quello che interessa particolarmente a noi vegani, oltre naturalmente il lato ambientale, è l’uso alimentare, infatti, i semi ricchi di molti principi nutritivi importanti tra cui omega 3 e 6 sono utilizzati in cucina sia interi sia decorticati e da questi si ricava anche un ottimo olio, latte, tofu e farina di altissima qualità, adatta anche per i celiaci perché naturalmente senza glutine.
SALSA AI SEMI E ALL’OLIO DI CANAPA
Per 4 persone
400 g circa di spaghetti o altra pasta a piacere (senza glutine per gli intolleranti)
100 g di zucchine piccole fresche e tenere
80 g di olio extravergine di oliva
30 g di olio di canapa
Uno spicchio di aglio rosso
30 g di basilico
10 g di prezzemolo
40 g di semi di canapa decorticati
30 g di lievito alimentare in scaglie
Sale e pepe q.b.
Mettete in un frullatore le zucchine e l’olio di oliva, riducetele in crema e versatele in una grande zuppiera. In un mortaio mettete lo spicchio di aglio e pestatelo bene aiutandovi aggiungendo qualche grano di sale grosso, unite a poco a poco, sempre pestando, il basilico e il prezzemolo.
Quando tutte le erbe saranno ben pestate, aggiungetele alle zucchine. Amalgamate unendo anche i semi e l’olio di canapa e il lievito alimentare in scaglie, salate e pepate a piacere.
Portate a bollore in una pentola abbondante acqua e lessate la pasta, scolatela e versatela nella zuppiera con il condimento, girate bene e servite calda. Se è asciutta, aggiungete un po’ di acqua di cottura.
Perché esaurire le foreste che sono nate attraverso i secoli e
le miniere che necessitano di molti anni per formarsi,
se possiamo ottenere l’equivalente di una foresta e
dei prodotti minerari attraverso la coltivazione annua dei campi di canapa?
Henry Ford (1863-1947),




