Il grande portale dell’azienda Benanti catapulta dentro la storia dei vini dell’Etna passando per le ricche pagine dei grandi narratori siciliani. Una sorta di passaggio verso un luogo in cui si condensa tutta la Sicilia che ci aspettiamo e qualcosa di più. Il bel carretto tipico dai colori vivaci, l’antico palmento e sullo sfondo i terrazzamenti sulle pendici dell’Etna su cui fanno bella mostra di sé i vigneti ad alberello.
Ma soprattutto c’è il padrone di casa, Giuseppe Benanti signorile, elegante, dai modi garbati e distinti. Siamo qui grazie a Volcanic Wines la manifestazione che promuove i vini da territori vulcanici e ovviamente la Sicilia non poteva mancare l’appuntamento. Insieme a noi (con noi intendo Carlo Zucchetti, Alessandra Di Tommaso e la sottoscritta), ci sono Edoardo Ventimiglia, presidente del Consorzio di Tutela Bianco di Pitigliano, Giorgio Rovere, direttore del Consorzio di Tutela Vini di Orvieto, Andrea Sabatini, chef di Orvieto. È stato Brandon Tokash ad organizzare. Lui, americano trasferito in Sicilia, è ormai un punto di riferimento del mondo enoico etneo. Una simpatia travolgente e una grande passione e competenza sul vino gli hanno conquistato presto un posto speciale nei cuori dei produttori. Entriamo nel palmento dove il cavaliere Giuseppe Benanti inizia a raccontare della sua famiglia radicata su queste terre nere fin dal 1800 quando l’avo Giuseppe Benanti acquistò una proprietà nella frazione di Scalori. Una famiglia importante legata da generazioni alla terra, ma anche all’antica scienza farmaceutica. Nel 1901 il nonno aveva una farmacia a Catania, il caduceo passò poi al padre che nel 1935 fondò un’industria farmaceutica interrompendo una narrazione che fino a quel momento non aveva smesso di intrecciare i Benanti con i tralci di vite. Mentre parla infarcendo il discorso all’uopo con parole dal dolce suono dialettale, sembra di entrare nei retrobottega degli speziali di Brancati o di Sciascia, dove tutta la vita dei paesi sembrava prendere senso.
Nel 1988 il cavaliere Giuspeppe Benanti, anche lui farmacista, decide di riprendere il racconto familiare legato alla terra, ma con uno sguardo e una consapevolezza nuova. Cercando un’espressione il più possibile aderente a un territorio amato, ne intuisce tra i primi le grandi potenzialità. Inizia così uno studio dei suoli etnei altamente vocati alla vitivinicoltura e la ricerca di particolari cloni di vitigni storici supportato da un progetto condiviso con Salvo Foti, con il professor Rocco Di Stefano dell’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti e il professor Jean Siegrist dell’INRA di Beaune. Nel 1993 esce la prima bottiglia. La concezione di viticoltura e di vino appare subito chiara e ruota intorno alla ricerca di un gusto identitario e identificativo che cerca di armonizzare antichi metodi colturali con moderne tecniche enologiche. Il mantenimento del sistema ad alberello, ancora largamente praticato nei 20 ettari aziendali, rientra in questa politica, nonostante richieda maggiore cura e manodopera, così come la raccolta interamente manuale. Giuseppe Benanti ci guida nel vigneto di Monte Serra, il cono vulcanico alla quota più bassa nel versante est dell’Etna e ci indica le viti più vecchie e nodose, avvinghiate ai muretti a secco che delimitano i terrazzamenti. La luce calda e intensa accarezza le foglie verdi delle viti che brillano a contrasto con le nere terre vulcaniche. Carlo Zucchetti, camminando tra i vigneti ricorda quanto sia stato importante il Pietramarina per la viticoltura etnea: “È stato il primo carricante che ha fatto parlare di sé nel mondo. La sapidità e la complessità di questo vino hanno colpito immediatamente. La grande stagione dei vini dell’Etna è nata qui, e adesso questa è una delle zone più conosciute e più richieste all’estero”. Con l’orgoglio e la soddisfazione di chi ha capito le possibilità della propria terra e pionieristicamente ha aperto la strada, Giuseppe Bennati ribadisce l’importanza per la viticoltura etnea di muoversi nella direzione della qualità e soprattutto dell’unicità data dai vitigni storici e dalla ricerca di un’ espressione territoriale autentica soprattutto oggi che si stanno moltiplicando le aziende nella zona. Sottolinea la felice interazione tra terreni vulacnici e sabbiosi, influenza del mare, altitudine ed esposizione, ma anche il lavoro fondamentale per recuperare gli antichi vitigni, crederci e farli conoscere, nel farlo raccoglie un pugno di terra scura e la fa scivolare fra le dita a mostrare la fine tessitura del terreno.
Nel frattempo Valentina Donvito, la bella sommelier – cestista porta i calici per una suggetiva degustazione sulle pendici del vulcano. Intorno i ceppi prefillossera dal portamento nodoso mostrano l’attaccamento a questi terreni, vicino altri impianti di diverse età.
Oggi accanto a Giuseppe Benanti ci sono i figli Antonio e Salvino. Laureati a Londra, hanno deciso di tornare per portare energie nuove all’azienda e proseguire un racconto che continui a valorizzare la racina dell’Etna.


Benanti
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I Vini
Edèlmio I.G.T. Sicilia bianco (Carricante, Chardonnay)
Minnella I.G.T. Sicilia bianco
Etna Bianco D.O.C. Bianco di Caselle (Carricante)
Etna Bianco Superiore D.O.C. Pietramarina (Carricante)
Il Drappo I.G.T. Sicilia rosso (Nero d’Avola)
Lamoremio I.G.T. Sicilia rosso (Nerello Mascalese, Nero d’Avola, Cabernet Sauvignon)
Majora I.G.T. Sicilia rosso (Nero d’Avola, Syrah, Tannat, Petit Verdot)
Nerello Cappuccio I.G.T. Sicilia rosso
Nerello Mascalese I.G.T. Sicilia rosso
Etna Rosso D.O.C. Rosso di Verzella (Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio)
Etna Rosso D.O.C. Rovittello (Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio)
Etna Rosso D.O.C. Serra della Contessa (Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio)
Moscato Passito di Pantelleria D.O.C. Costedimueggen (Zibibbo)
Moscato Passito Sicilia I.G.T. Il Musico (Moscato di Noto)




















