La luce intensa colpisce la superficie azzurra che esplode in una miriade di scintille, minutissime schegge iridescenti che si accendono sull’acqua e brillano per pochi istanti. Tutto intorno è un fermo silenzio, soggiogato dal tremulo luccichio danzante di quella distesa d’acqua che occupa oggi una profonda depressione vulcanica. Il profilo dei rilievi che circondano il Lago di Bolsena sono anch’essi il frutto di un’antica attività eruttiva. Coni di scorie e cenere e colate laviche, ormai ricoperte dalla vegetazione, svelano la loro origine magmatica nei colori scuri dei terreni e nella natura delle rocce. Andrea Occhipinti ha impiantato qui i suoi vigneti, sul versante nord-occidentale del lago, all’interno della DOC Aleatico di Gradoli.

Andrea è appena arrivato da Roma, la sua città, dove ancora vive, e ci fa segno di seguirlo. La Tuscia l’ha scoperta quando ha deciso di studiare a Viterbo, alla facoltà di Agraria: “Il mio rapporto con la terra ha origini recenti, non è un’eredità familiare; i miei fanno tutt’altro, hanno un’azienda tessile. La mia prima scelta universitaria infatti è ricaduta su Economia e Commercio con scarso entusiasmo, poi ho conosciuto in campeggio dei ragazzi che studiavano Agraria a Viterbo e mi hanno incuriosito. All’inizio avevo pensato all’indirizzo zootecnico, poi mi è capitato di lavorare sulla zonazione dell’aleatico insieme a Ludovico Botti, altro romano trapiantato qui, che aveva dato avvio al progetto e io l’ho seguito. Così ho iniziato a perlustrare l’area per motivi di studio, ho cominciato a conoscere la gente del posto e i terreni e da lì è maturata l’idea di comprare un vigneto e verificare concretamente quello che avevo studiato”. Non è uno di molte parole Andrea, e non ama mettersi in mostra, semplicemente gli piace quello che fa perché gli dà la possibilità di sperimentare. “Il posto mi piaceva, potevo permettermi di comprare un piccolo appezzamento per cominciare. Intanto avevo iniziato il mio tirocinio a Panzano in Chianti, al Cennatoio dove oltre all’esperienza di vinificazione ho trovato la grande cortesia di tutto il gruppo di lavoro e di Gabriella Tani, a quel tempo enologa della cantina. Grazie a loro che mi hanno fornito cassette e mezzi sono riuscito a partire. Era il 2004.”
Un sognatore concreto che sa ben dosare curiosità e approccio scientifico, spirito pratico e ideali. Basti pensare al suo rapporto con il biologico. “All’inizio, non avendo esperienza, applicavo quello che avevo studiato e l’agricoltura biologica all’università era ancora poco diffusa. Ci sono arrivato col tempo, confrontandomi con altri vignaioli. È stata una scelta consapevole e maturata, anche perché per fare una cosa ci devo credere”.
La strada che sale a Montemaggiore dov’è la cantina è una riga grigia in cerca di visibilità tra il verde intenso delle piante. I vigneti guardano il lago dai loro terrazzamenti posizionati tra i 410 e i 450 m.s.m. e godono di un microclima ideale, con una buona ventilazione.
In vigna, Andrea ha scelto di lavorare su due vitigni autoctoni e poco diffusi l’aleatico, ovviamente, e il greghetto o grechetto rosso, clone di Sangiovese della zona, in programma c’è un vigneto di aleatico ad alberello. Andrea ci racconta con semplicità la bellezza del suo mestiere. Mentre camminiamo tra i filari, ci indica una parete di roccia nuda dove sono visibili le stratificazioni evidenziate dal passaggio di colori e anticipa la domanda sulla composizione del terreno: “Per il 66% si tratta di sabbia vulcanica a cui si aggiungono limo e argilla”.
“Sesto di impianto e resa?” chiede Carlo laconico. È incuriosito dalle ceneriti che trattengono fossili vegetali.
“Siamo sulle 5000 piante a ettaro con una resa di 40/50 quintali a ettaro. Conduco circa 4 ettari di vigna per 15mila bottiglie, ma vorrei cercare di aumentare la superficie e la produzione”.
“Quanto va all’eportazione e quali canali hai usato per aprire i mercati?”
“In realtà, fortunatamente, sono stati i mercati a cercarmi. Qualche anno fa mi scrisse un imprenditore americano che voleva assaggiare i miei vini. Ci siamo incontrati a Roma e dopo un mese è iniziata una collaborazione che prosegue ancora oggi. Una persona gentilissima che ha rappresentato anche un grande incentivo a continuare. Ora circa il 60% del prodotto va all’estero, per il resto punto molto su Roma”.
Intanto torniamo in cantina per gli assaggi.
“Il percorso che hai fatto con la cantina è ottimo, hai saputo dare tanto al territorio e hai saputo crescere, con i tempi giusti e con un progetto chiaro che punta sui vitigni autoctoni, ma con uno sguardo moderno. Come si diceva qualche tempo fa con alcuni giornalisti enogastronomi , è importante per la Tuscia individuare e rafforzare il lavoro su quei vitigni più rappresentativi. Il grechetto ha aperto la strada e ora anche l’aleatico sta creando un piccolo movimento di produttori che possono sviluppare all’interno di un racconto corale, la propria voce individuale. Tutto questo si traduce in “diventare territorio”e fa da traino anche per vini come l’Est!Est!!Est!!! di Montefiascone che stanno cercando nuovi impulsi. Il confronto fra produttori di cui parli è un passaggio ineludibile di un percorso che miri a uno sviluppo delle potenzialità della Tuscia e alla conquista di una sempre maggiore visibilità nel panorama enoico nazionale”.
Andrea mette sul tavolo le bottiglie di Alter Alea, Alea Viva, Rosso Arcaico, La Caldera, Alea Rosa il nuovo rosato che fino allo scorso anno si presentava rifermentato con mosto passito, ora invece è lasciato fermo. “La capacità di staccarti da una visione consolidata dalla tradizione ha aperto nuove strade soprattutto all’aleatico e nuove possibilità che sono state colte anche da altri produttori della zona. Mi riferisco in particolare alla vinificazione in bianco, sei stato il primo a presentare l’aleatico in una nuova veste. Come ti è venuta l’idea di provarci?”
“Come dicevo e come hai sottolineato è fondamentale il confronto con gli altri produttori, fare degustazioni insieme, scambiare opinioni. Proprio durante una degustazione bendata l’Alea Viva veniva percepito come bianco, così ho voluto provare”.
“L’Alea Viva, il tuo aleatico vinificato secco è un’interpretazione originale, ma fedele di questo ricco territorio vulcanico. Un compendio di profumi e sapidità che ne permette il felice abbinamento in particolare con alcuni salumi come la susianella– dice Carlo, poi guardando la bottiglia di Rosso Arcaico, aggiunge – L’ultimo progetto è il vino fermentato e affinato in anfore di terracotta, con esiti interessanti soprattutto nel bicchiere” .
“Sì sono due anni che ho iniziato, ho preso anfore diverse per capire cosa possa rispondere meglio a quello che vorrei, quale tipo di anfora e di quale produttore. Devo costruire la mia esperienza anno dopo anno, è un lavoro di avvicinamento graduale.” Con estrema naturalezza Andrea segue il filo delle intuizioni intrecciandolo a una imperturbabile determinazione e alla voglia di sperimentare, senza perdere mai di vista la realtà. In questa luminosa giornata estiva la calma serafica dei suoi modi sembra riverberarsi in quella antica e rassicurante del lago
Occhipinti
Strada Comunale Monte Maggiore snc
01010 – Gradoli (VT)
+39 06 33249347 / +39 335 5789773
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I Vini:
Alter Alea I.G.T. Lazio bianco
Alter Rosa I.G.T. Lazio rosato
La Caldera I.G.T. Lazio rosso
Alter Viva I.G.T. Lazio rosso
Rosso Arcaico V.d.T
Montemaggiore I.G.T. Lazio rosso (Aleatico)
Lancerio I.G.T. Lazio rosso (Aleatico)



















