Il 23 maggio 1524 Niccola di Andrea Capponi acquista da Sebastiano del Caccia quattro poderi con casa da signore, nella località detta la Calcinaia in Valdigreve come riporta il contratto di vendita. Qui inizia la lunga storia che unisce ancora oggi la famiglia Capponi a Villa Calcinaia, casa di campagna di impianto rinascimentale a cui furono aggiunti nella seconda metà del XVIII secolo la costruzione della vinaia, delle cantine, della limonaia, e poco
prima una cappella dedicata a san Carlo Borromeo. Un legame che intreccia la famiglia, la produzione di vino, la denominazione e un luogo che è rimasto sempre di fondamentale importanza per i Capponi, protagonisti della storia fiorentina. Tutti ricordano la celebre frase rivolta a re Carlo VIII di Francia pronunciata da Pier Capponi durante l’assedio di Firenze nel 1494 “E se voi suonerete le vostre trombe noi daremo alle nostre campane!» intendendo di essere pronti a chiamare il popolo fiorentino a combattere nelle vie cittadine se l’esercito francese avesse messo mano alle armi.
Oggi Villa Calcinaia vede all’opera Sebastiano, Tessa e Niccolò Capponi, XXXVII generazione, impegnati a custodire un patrimonio culturale inestimabile fatto di documentazioni storiche, diari, esperienze che si affianca a quello colturale. Un materiale genetico prezioso individuato dal Sebastiano – che dal 1992 prende in mano la gestione di Villa Calcinaia – con il supporto dell’ampelografo Roberto Bandinelli: Mammolo, Sanforte, Occhiorosso, Canaiolo, Buonamico, Occhio di Pernice, San Colombano, Malvasia Bianca, Trebbiano e più di 150 biotipi di Sangiovese.
Alcuni di questi varietali vengono vinificati e imbottigliati a parte, a seconda della disponibilità dell’uva, in particolare il Sanforte, il Mammolo e l’Occhiorosso; quest’ultimo dal 2022 è protagonista di un progetto di valorizzazione intrapreso in collaborazione con l’Università di Firenze. In cantina ci si avvale dal 1996 della consulenza enologica di Federico Staderini che coordina la squadra capeggiata da Sabrina Socci.
L’azienda conta oggi 200 ha di cui 27 impiantati a vigneto con la presenza di vecchie vigne, dieci a oliveto, cento ettari di bosco e un’ampia zona di rispetto venatorio per il ripopolamento della selvaggina locale e per il pascolo delle capre. La conduzione in biologico dal 2000 sottolinea il rispetto e l’amore per queste terre e si unisce ad altre pratiche virtuose come la semina di essenze e la creazione di siepi per garantire e migliorare l’habitat delle api.
I vigneti abbracciano la Villa disegnando un paesaggio di estrema bellezza che rapisce l’occhio e tocca il cuore. Siamo sulla riva sinistra del fiume Greve su terreni in cui predomina l’argilla calcarea. Le viti si dispongono a diverse altitudini fino ad arrivare ai 720 m s.l.m. della piccola vigna di uva bianca sotto Monte San Michele. La proprietà è percorsa da piccoli corsi d’acqua, affluenti del Greve, che attraverso la sedimentazione hanno creato nei terreni più bassi zone con presenza maggiore di argille grigie, detto in dialetto toscano “mattaione”. Nelle parti più basse, quelle che degradano verso il fiume Greve i suoli sono profondi con una maggiore presenza di sabbia, mentre nelle zone più elevate si trovano suoli franco limosi poco profondi, con molto scheletro e con la presenza di galestro.
Sopra i 300 metri, si possono trovare anche affioramenti di “alberese”, una marna calcarea tipica della zona di Gaiole.
E proprio il 23 maggio 2024 per celebrare i 500 anni di Villa Calcinaia la famiglia Capponi ha radunato tra le antiche mura della proprietà giornalisti e amici per ripercorrere insieme le tappe fondamentali di un racconto che continua ancora oggi, scandite da alcune significative etichette di Villa Calcinaia:
Mauvais Chapon Metodo Classico 2018; AD 1613 I.G.T. Toscana rosso 2011; Chianti Classico D.O.C. 1969; Vigna Bastignano I.G.T. Colli Toscana Centrale rosso ’06; Chianti Classico Riserva D.O.C.G. ‘10.
Una giornata che ancora oggi a distanza di 1 anno lascia il sapore buono della passione, del rispetto per la storia e la cultura dei luoghi, della commozione e della riconoscenza verso tutti coloro che in vario modo hanno contribuito a valorizzare Villa Calcinaia e a renderla unica che Sebastiano Capponi ha saputo trasmettere nelle sue parole. È stato affascinante seguire il fratello Niccolò Capponi, storico, studioso di storia militare e rinascimentale, che ha intessuto con arguzia i fili di una storia che intreccia famiglia, territorio e Firenze, facendo rivivere con sapienza personaggi e avi che qui hanno lasciato un’impronta importante. Alla sorella Tessa il compito di sottolineare il valore del paesaggio in cui è immersa Villa Calcinaia, di evidenziarne l’importanza come esempio di villa fattoria ricordando l’impegno sull’ospitalità e il lavoro fatto per la candidatura Unesco del Sistema delle Ville Fattorie.

Una giornata che ricorda la levità, la grazia e l’intensità della narrazione di quel meraviglioso dipinto commissionato nel 1525 da Ludovico Capponi a Jacopo Caucci detto Pontormo nel 1525 per la cappella di famiglia nella Chiesa di Santa Felicita in Oltrarno a Firenze.




