Via della Marrocca è quella strada che da piazza Dante arriva a via dell’Orologio Vecchio. Siamo nel cuore del centro storico di Viterbo. Proprio all’inizio, al numero 66 c’è, da poco più di un anno, una pasticceria: Le cose buone. E di cose buone ce ne sono davvero. Non siamo di fronte al solito bigné, che per carità va sempre bene (parola di golosa), ma è bello poter trovare anche a Viterbo uno di quei posti un po’ speciali, in cui rifugiarsi e farsi coccolare da qualcosa di particolare come i dolci al caramello salato o le nuvole al limone. L’idea di base de Le cose buone è molto semplice, ma come accade spesso, le cose semplici sono le più difficili da realizzare: scegliere materie prime di qualità possibilmente della Tuscia, evitare coloranti e aromi artificiali, cercare di non usare i semilavorati, non lasciarsi prendere la mano dal facile guadagno propinando sottoprodotti: “Quello che cerco di fare è tenere fede al mio progetto. Il mio obiettivo è proporre una pasticceria naturale che utilizzi prodotti sani e di alta qualità. Per questo preferisco il burro anche se costa tre volte di più della margarina, e scelgo la bacca di vaniglia al posto del più economico aroma” Ci dice da sotto la toque nera Renée Abou Jaoude, 32 anni, di padre libanese e madre romana, con una solida formazione scientifica e internazionale.

Carlo Zucchetti si guarda intorno, legge i cartellini con la descrizione dei dolci e le aziende locali che forniscono ingredienti a km 0. Lui ha sempre puntato sull’idea di creare delle piccole filiere già ai tempi in cui gestiva il Ristorante Enoteca La Torre, un lavoro costante per far conoscere gli imprenditori agricoli che operano puntando sulla qualità e su una crescita, non solo individuale, ma di tutta la Tuscia. Legare le materie prime locali alle attività di ristorazione e di trasformazione significa dare consapevolezza e identità di luogo, vuol dire sano orgoglio di provenienza e capacità di esportare e comunicare se stessi non come singoli, ma come territorio. In sostanza è fare marketing e aumentare la propria capacità attrattiva. “Vedo che hai selezionato ottimi prodotti e hai scelto di dare spazio alla Tuscia” dice Carlo accomodandosi.
“Il mio intento è rendere felici le persone e promuovere il territorio, da qui nasce Le cose buone. E anche dalla convinzione che si debba tornare ad educare al gusto e al cibo di qualità
Credo molto nella Tuscia che ha tanto da offrire come qualità e varietà di prodotti. Per esempio uso il latte di Marini (Vitorchiano), i formaggi Monte Jugo, le uova di Cupidi (Gallese) le nocciole del Monti Cimini (Uniesport Soriano nel Cimino). Poi è ovvio che i pistacchi sono quelli di Bronte e cerco le noci di Sorrento. Ma a parità di qualità, preferisco scegliere Tuscia. Penso che sia importante creare delle sinergie: vorrei che i miei dolci possano diventare il veicolo con cui promuovere le aziende e viceversa. Bisogna innescare un processo virtuoso per cui se io mi servo dei prodotti di qualità delle aziende locali, guadagnamo tutti: io, le aziende e il territorio”. Renée è determinata e possiede un q.b. di idealismo che aiuta ad affrontare gli ostacoli. Laureata in Scienze Forestali all’Università della Tuscia di Viterbo, dopo il dottorato in Ecologia Forestale, ha tentato la strada della ricerca che l’ha portata per un anno a Sassari. Ma l’incertezza e la voglia di costruire qualcosa di concreto l’hanno portata su una strada diversa. Del suo percorso universitario le è rimasta la forma mentis con cui affronta il lavoro: organizzazione, pulizia, rigore intellettuale nel perseguimento degli obiettivi e nell’attuazione del progetto. Detto così potrebbe passare un’idea di freddezza che non c’è. Al contrario, Renée è gentile, sorridente, preparata, sempre pronta a spiegare i dolci che propone e a spendere due parole sulle aziende che, in qualche modo, ha fidelizzato al progetto. Il locale è piccolo, caldo, accogliente, fa venire voglia di leggere un giornale seduti sugli alti sgabelli che attendono i golosi, sbocconcellando una Dolce Ricottina (Ricotta di Monte Jugo).
“Come sei arrivata alla pasticceria? Perché questa e non un’altra attività?” chiede Carlo.
“Ho sempre avuto la passione per la cucina e in particolare per i dolci, ma la vera molla è stata mia madre. È stata lei infatti, nella necessità di reinventarsi, a frequentare un corso di pasticceria professionale con Leonardo Di Carlo, campione del mondo di pasticceria, e Nazzareno Lavini, primo pasticcere presso la catena di gelateria e pasticceria “VICE Italia”. Nel frattempo io ero tornata da Sassari con la necessità di cercare una strada più immediata rispetto alla ricerca. Per caso è capitata l’occasione di organizzare un buffet che ha riscosso un grande successo. Da lì ha iniziato a delinearsi il l’idea che ha portato a Le cose buone, a tutti gli effetti a un progetto di famiglia. Mia madre continua ad essere presente e a supervisionare il lavoro in laboratorio, mio marito e la sua famiglia mi hanno aiutato economicamente e non solo. Il loro sostegno non manca mai. E poi, in fondo è come non aver mai del tutto abbandonato la strada originaria, la pasticceria, più della cucina, è una scienza perfetta dove gli ingredienti devono essere dosati con precisione, si seguono dei procedimenti, occorre organizzazione e sempre di laboratorio si tratta! ”
“E nel futuro, come ti vedi?”
“Mi piacerebbe ovviamente consolidare Le cose buone, far crescere l’attività. Non ho ancora i permessi per la somministrazione, questo significa che chi viene qui può acquistare il suo dolce, le bevande e poi consumarle all’interno, ma io non posso portarle al tavolo. Mi piacerebbe invece creare un angolo anche per la mescita, per proporre abbinamenti per esempio con vini dolci della zona. Nel futuro c’è sicuramente la ricerca di un laboratorio più grande dove pensare al senza glutine, in questo momento non posso certificare i prodotti perché ho un solo forno e anche qualora il dolce sia privo di farine rimarrebbe il problema della contaminazione per vicinanza. Sarebbe bello riuscire a utilizzare anche ingredienti propri, dalla campagna al laboratorio. Questo potrebbe avvenire in tempi non troppo lunghi. Abbiamo già acquistato, mio marito ed io, un terreno proprio per questo. Se poi posso sognare, vorrei esportare il progetto Le cose buone, magari all’estero.”
“Le basi sono solide, le idee valide, tanto che hai già all’attivo il premio Foodies del Gambero Rosso. Adesso devi lavorare sulla città”.
“Quando è arrivato il premio non ci volevo credere, erano solo sei mesi che avevamo aperto. Le cose buone oggi è frequentato da gourmet, curiosi e turisti. Per quanto riguarda la città, ci vivo da anni, ma ho sempre frequentato principalmente l’ambiente universitario che infatti mi dà molte soddisfazioni. Ora spero di riuscire a convincere i viterbesi… con molta dolcezza”.
Le cose buone – Dolci e Salate
Via della Marrocca, 66 | 01100 – Viterbo
Tel. + 39 0761 092214
Email: lecosebuonebuffet@gmail.com
Fb https://www.facebook.com/pages/Le-Cose-Buone/318570314933037
Orari d’apertura:
dal martedì alla domenica
9:00 – 13:30 16:00 – 19:30











