
Il nuovo vino di Palazzone si chiama Musco e racconta di un vecchio e maestoso castagneto, una tomba etrusca dove riposare e di un nuovo vigneto che sa di antico. Un vino che si fa sintesi del genius loci, quell’essenza dei luoghi tanto importante per i latini che molto più tardi l’architetto Christian Norberg-Schulz ha reinterpretato così: “Proteggere e conservare il genius loci significa concretizzarne l’essenza in contesti storici sempre nuovi.
Si può anche dire che la storia di un luogo dovrebbe essere la sua autorealizzazione”. Si può chiamare numinosità o definire vocazione, ma la fascinazione di questo sito, che domina l’antica struttura della Locanda Palazzone è innegabile. La strada stretta ed erta si arrampica accarezzata dai rami del bosco dove il muschio con il suo verde acceso sottolinea i profili e gli snodi alla base dei tronchi grandi, imponenti dei castagni che guardano alle colline ondeggianti dei vigneti sottostanti. Qui Giovanni Dubini ha deciso di concretizzare un progetto a cui pensava da anni, realizzare un vino che potesse essere la sua interpretazione più autentica del territorio andando a scavare nella tradizione contadina. L’occasione è venuta dalla necessità di reimpiantare la vigna che si estende poco sotto il bosco. Così ha messo insieme Procanico Verdello e Malvasia, complanari in vigna come si faceva un tempo, sapendo che i tempi di maturazione lo permettono. Ha rimesso in uso l’ampia e articolata grotta scavata nel tufo, una tomba etrusca che fino agli anni ’80 era stata utilizzata dai contadini per vinificare e come cellaio. E ha ripercorso con rigore filologico la tradizione locale che voleva il vino a maturare in botti di castagno, quegli stessi possenti marroni che stringono in un abbraccio protettivo la tomba etrusca. Una vinificazione artigianale che vede in funzione un vecchio torchio, fermentazioni naturali senza inoculo di lieviti e macerazione sulle bucce per 5-6 giorni. E dopo un anno di legno grande, la conservazione in damigiane di vetro per 8 mesi fino all’imbottigliamento. Anche il nome è un ritorno agli inizi, si chiamava Musco infatti il primo vino da tavola prodotto da Palazzone nell’83.

Questo Orvieto che non è Orvieto, come lo ha definito qualcuno, si presenta in bottiglie numerate con un packaging essenziale ed elegante curato dalla moglie Cristiana. Il senso di questo progetto enoico è raccontato per immagini nel video di Valerio, Musco storia di un futuro, che è stato proiettato sulle scure pareti di tufo ed è visibile sul sito di Palazzone.
Solo 1600 bottiglie per questo genius urbis veteris che, a dirla tutta, ci sembrano veramente troppo poche.















