
Poteva mancare un appuntamento di Volcanic Wines sull’Etna? Assolutamente no, e infatti appuntamento c’è stato. Per la precisione in quel di Milo con una bellissima vista sulle pendici vitate del Mongibello. L’evento era compreso nel più grande e storico contenitore della ViniMilo arrivata alla 35° edizione che si propone di promuovere il vino e non solo di queste fertili terre. Durante la conferenza stampa di presentazione del programma della ViniMilo è emerso un rinnovato entusiasmo e grandi energie da investire in nuovi progetti che coinvolgano il territorio. Il sindaco Alfio Cosentino ha sottolineato la grande cooperazione che c’è stata tra i vari enti coinvolti in particolare la proficua collaborazione con la Pro Loco di Milo, Strade del Vino dell’Etna, il Consorzio di Tutela Etna DOC. Una forte volontà di lavorare insieme per promuovere il territorio e i suoi prodotti. In una dimensione più ampia, ma con gli stessi interessi si muove Vocanic Wines che, come hanno spiegato Aldo Lorenzoni direttore del Consorzio di Tutela del Soave e Carlo Zucchetti in rappresentanza dell’Enoteca Provinciale Tuscia, vuole far conoscere l’Italia del vino vulcanico: una rete di territori, di uomini e di storie il cui racconto affascina e stupisce. Di grande interesse e con osservazioni puntuali sulle potenzialità e sulle dinamiche del turismo enogastronomico è stato l’intervento dell’Assessore Regionale al Turismo, Sport e Spettacolo Cleo Li Calzi. L’Assessore ha messo l’accento sulla qualità dei progetti e sulla centralità di confronto e collaborazione partendo dal presupposto che il turista non è interessato al confine amministrativo, ma a vivere un’esperienza del territorio attraverso le sue bellezze e i suoi prodotti. E parlando di superamento di confini ci chiediamo cosa ci fanno Agnello a bujone e il baccalà con la polenta sull’Etna?

È stato possibile proprio grazie a Volcanic Wines, il format che fa scoprire vini, paesaggi e sapori dei territori vulcanici. La grande forza del vulcano si manifesta anche così, trascinando nel suo impeto magmatico le particolarità enoiche , ma anche gastronomiche di tutta l’Italia.
Nel giardino che guarda ai terrazzamenti vitati dell’azienda Barone di Villagrande
si è svolta infatti la 3° edizione della Volcanic Wines Food Competition, una scoppiettante competizione tra Lina Castorina dell’Osteria Quattro Archi di Milo, Giulia Carpino dell’Osteria Villagrande di Milo, Claudio Burato, chef inventore del Soave, Carmelo Floridia, Gurmè vasocottura di Modica, Domenico Pichini del ristorante Tufo Allegro di Pitigliano. Con un’accoglienza impeccabile e una organizzazione puntuale, l’azienda Barone di Villagrande ha fatto infatti da sfondo a questa tappa siciliana di Volcanic Wines.

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È facile intuire che polenta e baccalà siano preparazioni del geniale Burato che dal nord porta sapori caldi e avvolgenti, il bujone invece è opera dell’estroso Pichini, che ripropone una delle preparazioni tipiche della Maremma a cavallo tra la Tuscia e la bassa Toscana.

Il termine buglione (che in Tuscia diventa bujone) sembra essere un sostantivo arcaico per indicare il brodo o qualcosa di brodoso e ricorda la parola francese bouillon (brodo). L’agnello a pezzi infatti viene cotto in casseruola in una sorta di “guazzetto” in cui intingere abbondante pane. Ma in Sicilia siamo! Non possiamo certo dimenticare i gustosi arancini che la sorridente Lina Castorina ha fritto sul momento. Sono arancini speciali al Trunzo di Aci, un cavolo rapa presidio Slow Food.

Ancora Sicilia e tradizione per Giulia Carpino che gioca in casa e ha preparato la pizza fritta etnea, dei piccoli calzoni anche questi fritti sul momento e degustati caldi.


Particolari le preparazioni di Carmelo Floridia che da Modica ha portato i sapori di Sicilia in barattolo! Ovvero ha proposto alcune delle sue ricette che fanno parte della linea-brand Gurmè preparate e interpretate con la tecnica della vasocottura cioè cucinate in appositi contenitori di vetro utilizzando temperature adeguate in base alle tipologie dei prodotti.
Tutto questo bel mangiare ha richiesto un giusto abbinamento con il vino e gli ospiti hanno potuto sperimentare la scelta migliore tra i piatti e gli oltre 200 vini di Volcanic Wines messi a disposizione da: Consorzio Tutela Vini Etna, Consorzio Tutela Soave, Consorzio Tutela Vino Lessini Durello, Consorzio Tutela Vini Gambellara, Consorzio Tutela Vini Colli Euganei, Consorzio Tutela Vini Orvieto, Consorzio Bianco di Pitigliano e Sovana, Enoteca Provinciale Tuscia, Consorzio Tutela dei Vini dei Campi Flegrei, Consorzio Tutela Vini Ischia, Consorzio Tutela Vini Vesuvio, Cantina di Mogoro Cagliari.

Dopo aver sperimentato la capacità dei vini vulcanici di accompagnare i piatti, ne è stata verificata l’attitudine a sfidare il tempo. La serata conclusiva di Volcanic Wines è stata dedicata infatti alla degustazione Il tempo, il mito, il vulcano. Vini, vitigni ad alta longevità nel cuore del vulcano, condotta da Fabrizio Carrera giornalista di www.cronachedigusto.it, con la partecipazione di Salvo Foti, enologo e produttore a cui si deve il rilancio dei vini etnei.

“Cosa significa vulcanicità? – ha detto Salvo Foti – Lo vediamo in questi vini, nella loro vena acida che porta una piacevole lunghezza in bocca. I terreni vulcanici hanno questa capacità che da un punto di vista chimico viene chiamata potere tampone, qualcuno l’ha definita mineralità. Semplificando e per capire meglio è quell’effetto che si produce aggiungendo il sale su una fetta di limone. Il primo impatto è dato dall’acidità e può essere aggressivo, poi subentra la salinità. Il sale tampona l’acidità portando una dolcezza contenitiva e si traduce in uno stimolo profondo e lungo per le papille gustative.”
Longevità dunque per i vini provenienti da territori vulcanici. Lo hanno dimostrato nel calice DOC Colli Euganei Manzoni bianco 2009 Ca’ Lustra, DOC Monti Lessini Durello Superiore 2008 Sandro De Bruno, DOC Soave Terre di Terrossa 2007 Sandro de Bruno, DOC Semidano di Mogoro Superiore Puisteris 2010 Cantina di Mogoro, DOCG Soave Superiore Classico Foscarin Slavinus 2003 Montetondo, DOC Etna rosso 2010 Barone di Villagrande, DOC Etna rosso 2010 Archineri di Pietradolce, Nerello Mascalese 2006 Masseria di Setteporte, Soremidio 2006 Tenuta Sant’Isidoro, Ciliegiolo San Lorenzo 2004 Sassotondo, DOC Monti Lessini Durello Spumante AR 2004 Marcato.
Volcanic Wines si conferma dunque un progetto che dà al vino la possibilità di esprimersi nei suoi valori più profondi di legame e presidio del territorio, di lavoro e passione, di scoperta e convivialità come ha rimarcato Marco Nicolosi dell’Azienda Barone di Villagrande: “Noi vendiamo territorio in bottiglia: il vino è strettamente legato al suo territorio e ne dobbiamo valorizzare gli aspetti culturali e di salvaguardia del paesaggio e promuovere tutto quello che vi ruota attorno come l’accoglienza e l’enoturismo. Volcanic Wines racchiude questi concetti fondamentali ed è la dimostrazione che è possibile una efficace cooperazione tra zone ed enti diversi uniti per portare avanti un progetto qualitativo importante”.







































