Durante l’edizione 2014 del Vinitaly era emersa la volontà di lavorare sulle esportazioni puntando a un incremento del 50% entro il 2020. Il 2014 si è chiuso con una crescita del 4,1% sul 2013, che ha portato a 5,1 miliardi di euro il valore delle esportazioni (mentre il consumo interno vale 4,3 miliardi di euro). Oggi, a conclusione di Vinitaly 2015 è utile analizzare qualche dato per capire se continuiamo a viaggiare nella giusta direzione. A prima vista sembrerebbe di sì.
Gli operatori professionali sono arrivati da 140 Paesi, 20 in più rispetto al 2014, numeri che hanno fatto dire ad Ettore Riello, presidente di Veronafiere, che “il risultato centra l’obiettivo che ci eravamo prefissati. Grazie all’aumento del 34% degli investimenti dedicati all’incoming e alla collaborazione con il Ministero dello Sviluppo economico, l’Ice e il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, abbiamo aumentato la già alta partecipazione di buyer stranieri”. In totale i visitatori sono stati circa 150mila, ma rispetto al passato c’è più Far East, con Thailandia, Vietnam, Singapore, Malesia. Crescono il Messico e anche l’Africa, con new entry interessanti come Camerun e Mozambico. Bene pure il Nord Africa, con la ripresa di Egitto, Tunisia e Marocco sia per il vino che per l’olio extravergine di oliva di Sol&Agrifood. I grandi mercati di Usa e Canada da soli rappresentano il 20% degli oltre 55mila visitatori esteri. L’area di lingua tedesca, Germania, Svizzera e Austria, si conferma la più importante con il 25% delle presenze, il Regno Unito è al terzo posto con il 10%, seguono in termini numerici i buyer dei Paesi Scandinavi e quelli del Benelux. Anche questi numeri, forniti invece da Giovanni Mantovani (direttore generale di Veronafiere), sembrerebbero dire che l’obiettivo di aumentare del 50% il fatturato estero da qui a cinque anni può essere raggiunto.
Questo Vinitaly, infine, seguito da oltre 2mila e 600 giornalisti provenienti da 46 nazioni, fa registrare anche il ritorno di un certo ottimismo per il mercato interno, con operatori interessati provenienti da tutta Italia, sia del canale “Horeca” (Hotellerie – Restaurant – Cafe) che della Gdo (Grande distribuzione organizzata).




