“Finalmente torniamo a parlare del vino dopo mesi distratti da dazi e problematiche commerciali” esordisce così un motivato Giulio Somma, direttore del Corriere Vinicolo, nell’aprire un intenso dibattito sul futuro dei vini realizzati sui suoli a matrice vulcanica che ha visto la partecipazione attiva dei principali territori vulcanici italiani dal Trentino alla Sicilia passando per Veneto, Toscana, Lazio e Campania per un confronto diretto con giornalisti e comunicatori.
Un appuntamento inserito, come da tradizione, nel nutritissimo programma della 45ma edizione della Vini Milo coordinata direttamente dal sindaco Alfio Cosentino.
Somma, facendo sintesi degli obiettivi della conferenza, evidenza tutti i valori ormai consolidati dei suoli vulcanic: elementi geologici, fisico chimici e storici unici. Valori che si trasmettono ai vini conferendo loro un carattere distintivo e riconoscibile semplificando la comunicazione verso i consumatori.
Gianpaolo Girardi fondatore di Proposta vini, azienda di distribuzione internazionale che ha da sempre una particolare attenzione per questa tipologia di vini dedicandole un’apposita sezione nel catalogo, sottolinea come l’attività eruttiva dei vulcani nel corso dei secoli abbia modificato e plasmato il paesaggio in maniera originale e peculiare, in particolare in Italia. L’unicità dei vini provenienti da uve coltivate sui terreni vulcanici è la premessa per essere presentati nella maniera migliore al consumatore, ma spesso questo valore ben noto ai produttori e ai distributori sembra perdersi o appannarsi nel momento in cui il vino arriva nelle enoteche o nei ristoranti, ultimo passaggio prima del consumatore. Girardi pone l’attenzione sulla necessità di lavorare su questo punto.
Un passaggio importante anche per John Szabo, Master Sommelier, esperto dei vini vulcanici e autore di Volcanic Wines: Salt, Grit and Power, vero libro cult su questo tema, chiamato a fare il quadro internazionale di questo fenomeno. Di norma alla parola “vulcano” si associa una immagine di una montagna di forma piramidale, spoglia di vegetazione, con la sommità coperta di neve e con un pennacchio di fumo, esordisce Szabo, sebbene questa sia una tipologia molto diffusa, numerose e diverse sono le manifestazioni di attività eruttiva che determinano la formazione di edifici vulcanici dalla morfologia molto diversificata.
Esiste un rapporto molto stretto tra l’attività di un vulcano e le caratteristiche fisico-chimiche del magma e tra questo e il suolo a cui ha dato origine. Tra le principali zone vitivinicole mondiali costituite quasi interamente da questo tipo di suoli possiamo elencare Napa Valley (California), Casablanca Valley (Cile), Santorini (Grecia), Kaiserstuhl (Germania), Isole Azzorre e Madeira (Portogallo), Alture del Golan (Syria/ Israele), Yarra Valley (Australia). In Italia i principali distretti produttivi di questo tipo si trovano nel Soave, nella zona del Vesuvio e dei Campi Flegrei in Campania, sull’Etna e a Pantelleria in Sicilia, nella zona di Mogoro in Sardegna, nelle isole Eolie, oltre che nella zona del Frascati nel Lazio e attorno al lago di Bolsena, dove gravitano le zone di produzione dell’Orvieto, dell’Est!Est!!Est!!! di Montefiascone e di Pitigliano.
Tutte aree a fortissima vocazione vitivinicola, caratterizzate da produzioni di pregio. È evidente quindi che esiste una relazione tra suoli composti da basalti, tufi, pomici e la ricchezza gustativa e l’equilibrio che si riscontra normalmente nei vini prodotti.
Questa relazione oggi va spiegata, argomentata, documentata. Gli operatori vogliono essere informati sugli effetti di questo tipo di terreni sulla viticoltura.
Mai come in questo momento si registra un interesse così alto per questi vini.
Szabo ha poi illustrato la proposta di portare i vini dei vulcani sotto i riflettori alla conferenza Volcanic Wines International (VWI) di New York nel 2026.
Una iniziativa che si lega ai Volcanic Wine Awards, i riconoscimenti che celebrano i vini nati da suoli vulcanici in tutto il mondo che vede la collaborazione con il portale fondato dalla Master of Wine Jancis Robinson e che segna un passo importante per la valorizzazione di una categoria che negli ultimi anni ha conquistato crescente attenzione internazionale. I vini premiati saranno pubblicati con note di degustazione sul sito di JancisRobinson.com segnando così l’inizio di un nuovo capitolo nella promozione dei vini vulcanici, oggi sempre più riconosciuti come una categoria a sé nel panorama mondiale.
La cerimonia conclusiva si terrà a giugno 2026, durante la quinta edizione della International Volcanic Wines Conference a New York. L’evento riunirà produttori, consorzi e professionisti del settore, rafforzando la rete internazionale di un movimento in continua crescita.
A ricordare l’origine nel 2009 delle iniziative promozionali sui vini vulcanici é Edoardo Ventimiglia, storico produttore a Pitigliano e oggi vice presidente del Consorzio di Tutela.
“Proprio in occasione delle esperienze volte a valorizzare il concetto di valore e longevità dei vini bianchi italiani”, ricorda Ventimiglia, “con Tutti i colori del bianco che il Consorzio del Soave ha organizzato dal 2005 al 2008 abbiamo avuto occasione di constatare come le espressioni enologiche più originali e più ricercate da comunicatori e operatori invitati fossero quasi sempre riconducibili a terroir di matrice vulcanica e a vitigni storicizzati e caratterizzanti nel rispettivo territorio”.Garganega , Durella, Falanghina, Grechetto e Carricante raccontavano al meglio anche sulla lunga distanza come il rapporto vitigno/ territorio, in ambienti di origine vulcanica, desse con più continuità origine a vini con un carattere fortemente distintivo a testimoniare come ci siano luoghi eletti nei quali la vite per un felice incontro tra intuizione produttiva e fattori naturali esprime al massimo una qualità distintiva e non imitabile.
Partito da Soave nel 2009 il progetto sui vini vulcanici ha dimostrato di saper fare rete sul territorio nazionale mettendo in relazione sistemi produttivi ed organizzativi diversi, ma tutti motivati nella valorizzazione di territori e vitigni originali.
Da quel momento i vini dei vulcani non sono più stati solo un modo di raccontare dal punto di vista pedologico un prodotto, ma sono diventati una specifica categoria nell’ambito dell’articolata offerta enologica. Come dimostrano il moltiplicarsi di manifestazioni dedicate, le sempre più dettagliate evidenze in etichetta, l’attenzione di media, distributori e consumatori e la crescente consapevolezza dei produttori stessi. Accanto alla promozione occorrono delle regole per utilizzare al meglio questi valori e su questo tema si sta già lavorando con il Ministero.
Mara Lona che guida l’attivo consorzio dei Cembrani Doc conferma come le azioni di valorizzazione complessiva di vino e territorio sul fronte vulcanico si sia poi esteso a tanti altri territori come la Valle di Cembra, una delle valli più suggestive del Trentino, tra vigne eroiche e muri a secco, riconosciuta come Paesaggio Rurale Storico Italiano. Il terroir è caratterizzato dal porfido, pietra lavica di origine effusiva che genera vini vulcanici molto minerali la cui freschezza dura nel tempo.
Ciro Esposito in rappresentanza del consorzio Vesuvio DOC, rimarca come il Vesuvio di fatto rappresenti un’icona del vulcano vivo e attivo e un punto di riferimento anche per territori limitrofi magari caratterizzati da matrice vulcanica, ma dove questa evidenza è più sfumata.
Marco Nicolosi, titolare azienda vinicola Villagrande e consigliere del Consorzio Etna D.O.C. ha illustrato le peculiarità dell’areale mettendo in evidenza come i suoli etnei siano originati da uno slittamento del vulcano verso il mare determinando una buona presenza di argilla. L’esposizione, i boschi secolari e la vicinanza al mare, e soprattutto una grande tradizione viticola millenaria contribuiscono alla qualità dei vini . Dal punto di vista commerciale c’è grande attenzione oggi verso i vini dell’Etna, vino dal gusto moderno ed eleganti.
La comunicazione di questi vini va fatta, come afferma Nicolosi, basandosi su dati certi, se è vero che hanno un carattere diverso andranno raccontati senza banalizzarli. Il limite del termine “minerale” va spiegato come sintesi ideale di sapidità e vivacità acida e questi sono gli elementi che meglio rappresentano tanti vini realizzati su suolo vulcanico.
Se da un lato è quindi innegabile il valore evocativo attribuito dalle icone del vulcano, ovvero forza, fertilità, mito e storia, dall’altro il percorso di ricerca e l’utilizzo di questa chiave di lettura impone oggi di comunicare perché e in che modo i suoli vulcanici influenzano le produzioni enologiche in tutto il mondo.
A spiegarlo è Brandon Tokash grande wine lover appassionato di vini vulcanici, americano ma ormai italianizzato, che vive tra Milo e Roma, conoscitore dei vini di tutto il mondo e dell’Etna in particolare. “Trenta anni fa i vini vulcanici erano solo una curiosità”, sottolinea, “venti anni fa erano percepiti come novità, da dieci anni registro attorno a questi vini una grande energia”.
Particolarmente interessato al dibattito anche Keith Edwards, sommelier che vive in Florida, wine connoisseur, blogger e studioso del mondo del vino, un ponte ideale e costante tra Milo, l’Etna e gli Stati Uniti.
Edwards conferma come ci sia un grande interesse del consumatore americano per questa categoria, sembra per molti quasi un nuovo racconto che collegando territori e continenti in un ideale fil rouge sa suggestionare con tante storie diverse di territori, vitigni e tradizioni.
Anche negli USA i vari territori vulcanici come Napa, Oregon, Sonoma e Washington stanno con convinzione usando la leva del vulcanismo per promuovere i vini.
I vini dei vulcani si distinguono per freschezza, tensione minerale e complessità sapida, conclude quindi John Szabo. Sono prodotti spesso da viti a piede franco e raccontano un intreccio unico di geologia, storia e cultura. La scelta di JancisRobinson.com come partner editoriale per la loro promozione assicura autorevolezza e visibilità globale.
Il viaggio continua…
Foto di Gianmarco Guarise
graspo@carlozucchetti.it
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