Un Frammento di destino

So solo che a volte il vino non è solo vino. È un ponte, un racconto, un simbolo. È un frammento di qualcosa di molto più grande.
Copia di Copertina Articolo Giulio

 

Mi chiamo Giulio Belli, da ormai sette anni faccio parte dello Staff del DiVino Etrusco, la manifestazione che ogni estate anima il centro storico di Tarquinia con i suoi gazebi carichi di profumi, storie e — ovviamente — vini del territorio. Ogni anno questo evento non è solo lavoro: è festa, è vita, è casa.
Ma l’anno scorso è successo qualcosa che ha superato ogni mia aspettativa.
Qualcosa che ancora oggi faccio fatica a razionalizzare, ma che forse proprio per questo ha tutto il sapore delle coincidenze che sembrano scritte da qualcuno più in alto.
Facendo l’artista di strada a Firenze, un giorno di giugno del 2024 mi capitò di ritrarre una ragazza cinese.
Lei cominciò a scrivermi. Poi arrivò agosto, e con lui il DiVino Etrusco
Serate intense, calde, goliardiche… e piuttosto alcoliche, lo ammetto.
Una sera, dopo qualche bicchiere di troppo, leggo un messaggio in cui questa ragazza mi scriveva di andare  a Shanghai.
Io, combattuto tra la voce della ragione e quella dell’incoscienza, mi trovai davanti a un bivio.
Da un lato: “Giulio, ma che fai davvero? Prendere un aereo intercontinentale per un paese dittatoriale, comunista, in cui nessuno parla nemmeno inglese, a 8 ore di fuso orario, dove non funziona nemmeno WhatsApp, a casa di una semi-sconosciuta per due settimane?”
Dall’altro: “A Giù, ma quando cazzo te ricapita?”
E indovinate quale voce ha vinto?
Quella col bicchiere in mano, ovviamente.

Così a settembre sono partito, portando con me — da buon italiano — due bottiglie di vino per ringraziare dell’ospitalità. Ovviamente, vini scelti dal Divino Etrusco. Un piccolo pezzo di casa.

Una mattina, mentre lei era al lavoro e io ancora un po’ stordito dal jet lag, decido di mettere una delle bottiglie in frigo. Apro lo sportello… Niente, il frigo è praticamente vuoto. Due birre, due bottiglie di vino, nessun cibo. Ma poi noto qualcosa che mi lascia a bocca aperta: una bottiglia di Orvieto Classico D.O.C. Frammento Decugnano dei Barbi, un vino del Divino Etrusco già in frigo.
Resto lì, immobile.
Mi convinco di averla portata io. Ma non la riconosco.
La osservo.
No, non l’ho messa io.
Eppure è Frammento, lo conosco bene, è uno dei miei preferiti.
Possibile? –  mi dico.
Inizio a pensare a ogni possibilità che possa avere una logica, ma nulla torna…
Finché giro la bottiglia e leggo l’etichetta sul retro: è scritta in cinese.
Mi si gela il sangue e mi viene da ridere allo stesso tempo.
Quella ragazza, per ragioni che ancora oggi non mi sono del tutto chiare, senza essere a conoscenza che io conoscessi quel vino e lavorassi in una manifestazione che lo presenta, aveva ordinato online proprio quella bottiglia, lo stesso vino che io conosco da anni grazie al festival, un vino di Orvieto, che non si trova certo nei supermercati di Shanghai.
Cioè: 24 milioni di abitanti solo la citta di Shanghai, milioni di vini nel mondo… e io, partito da Tarquinia grazie a un colpo di testa preso al Divino Etrusco, mi ritrovo in un appartamento a Shanghai con una bottiglia di Orvieto Classico D.O.C. Frammento già in frigo.

Coincidenza?
Destino?
Segno divino?
Non lo so.
So solo che a volte il vino non è solo vino.
È un ponte, un racconto, un simbolo.
È un frammento di qualcosa di molto più grande.

Un Frammento che ha davvero lasciato il segno. Anche a 9.000 chilometri da casa

 

L’immagine di copertina è tratta dal sito www.decugnanodeibarbi

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