Un piatto rosa, con due mammelle femminili erettili fatte di ricotta rosata al Campari e capezzoli di fragola candita. Altre fragole fresche sotto la copertura di ricotta per mordere un’ideale moltiplicazione di mammelle immaginarie.
È una ricetta del futurista Farfa, al secolo Vittorio Osvaldo Tommasini, che si sbizzarrisce sul tema del corpo femminile miscelando il gusto al desiderio erotico, modernissimo Campari e tradizionale ricotta. I futuristi nella loro smania di rifondare l’universo non si sono risparmiati di rivedere a loro modo i gusti, i cibi, la tavola. In linea con le avanguardie storiche, Filippo Tommaso Martinetti & Co. sfruttarono l’indole totalizzante, rivoluzionaria, programmatica e manifesta per dichiarare guerra agli spaghetti e alla cucina tradizionale italiana proponendo pasti al limite del mangiabile, orientando il sapore sulla chimica, al solo olfatto o al piacere della vista, propugnando pranzi e cene puramente performativi, straordinariamente spettacolari. I futuristi vollero dire la loro nella miriade di pubblicazioni degli anni Trenta, tra le quali è bene citare Guida gastronomica d’Italia del Touring Club (1931) o Quattrovà illustrato, ovvero La cucina elegante con disegni di Tommaso Buzi e Giò Ponti che è oggi una chicca per i bibliofili modernisti. Insomma, in questo clima, dove scrivere di cucina era un pretestuoso divertimento intellettuale e dove si tendeva cibi genuini come ne Il ghiottone errante (1935) o la tipicità vernacolare come nella guida alle Osterie romane (1937), ebbene, proprio allora uscì, o meglio, ri-uscì, il Manifesto della cucina futurista addirittura su “ Cucina italiana” ad opera di Marinetti che ripropose una ricetta del 1913 di Jules Maincreve , chef futurista.
grato dalla stravaganza del dandismo modernista, esclusivo, misantropo, esotico. I futuristi celebrarono invece uno spettacolo laico, una liturgia sensuale, esclusiva e il cibo futurista, in definitiva, spingeva all’azzardo e alla manipolazione virtuosistica, al culto del cuoco e del loro tocco. Proposte sovente in modo comico da Marinetti, le ricette futuriste presagirono l’avvento di abitudini metropolitane come l’aperitivo, il Campari.
Sì, proprio il Campari delle mammelle di Farfa che è il risultato del secondo futurismo frutto della consapevolezza della modernità dove fanno da sfondo le pubblicità del “mago” Fortunato Depero. Campari, ha una sua immagine nelle eleganti elaborazioni di Bruno Munari che, in pratica, traghettano le intuizioni futuriste nel design industriale.




