Sui Colli Orientali del Friuli per conoscere il Refosco di Faedis

Nel vigneto storico vengono coltivati almeno 24 vitigni
Copertina Refosco GRASPO

 

Menzionato da tempi antichissimi come vino di alta qualità e piacevolezza, il Refosco è un vino coevo del mitico Pucinum del Timavo tanto caro all’imperatrice Livia, moglie di Ottaviano Augusto, che lo aveva in grande considerazione e apprezzamento. Chiamato Racimolus Fuscus dal quale deriva probabilmente l’attuale nome Refosco, è un vino di grande fama, in Friuli, insieme al Picolit e al Verduzzo di Ramandolo. Vino regale, il Refosco, è stato compagno di tavola di imperatori e principi che lo hanno sempre degnamente apprezzato. Presso la corte degli Asburgo, nel catalogo viticolo istituito nel 1823 per volere dell’arciduca Francesco Carlo d’Austria si trovano cinque diversi Refoschi : il Refosco, il Refoscone, il Refoschino, il Refosco dolce e il Refosco bianco. Lo studio definitivo sul Refosco di Faedis si deve all’Istituto sperimentale per la viticoltura e l’enologia di Conegliano che nel 1994 fa sintesi dei Refoschi e identifica nel Refosco nostrano o Refoscone il Refosco di Faedis che viene iscritto al Registro del Ministero.

Luigino Bertolazzi sulla sx illustra a Federico alcune delle numerose referenze, in vini rari e antichi, di Graspo

Una fortissima identità che stimola alcuni produttori di Faedis a creare un consorzio di valorizzazione e promozione dedicato a questo vitigno.
Le regole consortili sono semplici ed efficaci, una grafica comune per le due tipologie del Refosco di Faedis una chiara e una scura, la bianca per il Refosco classico per un consumo più immediato, la seconda per il vino riserva dopo un adeguato affinamento in legno. Il gruppo si riunisce due volte all’anno per degustare alla cieca tutti i campioni che aspirano all’etichetta bianca e nera, un sistema di classificazione che già da 25 anni è in uso e ha mostrato di dare risultati positivi.

La cantina di Federico De Luca dell’azienda Ronc Dai Luchis dove abbiamo degustato i Refosco en Primeur

Federico De Luca dell’azienda Ronc Dai Luchis è un uno dei soci di questo consorzio, ci riceve nella sua cantina, affiancata anche da una splendida struttura ricettiva e ci addentra nei segreti di questo magico prodotto con degustazione direttamente dalle grandi botti. La ricchezza e la complessità del Refosco di Faedis si mostra in tutta la sua piacevolezza e persistenza nella versione riserva affinata in botte grande, mentre la tessitura e freschezza dell’etichetta bianca è un piacevole sorpresa per la sua esuberanza dato che mantiene a lungo il frutto sostenuto da una buona acidità. De Luchis è un cognome originario da Lucca da dove arriva storicamente la famiglia di Federico che ci racconta la storia di questa varietà che nel tempo si era quasi persa tanto che era addirittura stata tolta dall’elenco dei vitigni autorizzati. Il gruppo ne ha ottenuto poi il reinserimento per la sottozona di Faedis dove si trova il 99% di questo vitigno, la resa media per ettaro va da 40 a 60 quintali.
La zona è sicuramente di grande valore economico e qualitativo, sottolinea Federico, manca forse però una azienda di grande richiamo nazionale ed internazionale che faccia fare il meritato salto di posizione, nella scala del valore al Refosco di Faedis.
Questa zona dei Colli orientali del Friuli è caratterizzata anche dalla presenza di tante vecchie vigne e dalla ricca dotazione di antiche varietà che si sono salvate a margine delle coltivazioni più estensive, ed è qui che si trova il più vecchio vigneto del Friuli.

Da sx Claudio Zani assieme al figlio Nicolò spiegano l’eccezionalità di questo monumento alla biodiversità viticola.

Il vigneto Storico di Faedis che si trova in località Collevillano rappresenta uno spaccato della viticoltura friulana di quasi 130 anni fa.
Il vigneto, è sempre stato di proprietà della famiglia Zani, ed è stato piantato nel 1896 dai fratelli Eugenio e Cesare, e sono tuttora in produzione.
L’eredità è stata poi raccolta dai figli Giuseppe e Luigi. Se il vigneto e arrivato fino a noi nelle stesse condizioni originali il merito va a Elvio Zani, figlio di Giuseppe che lo ha conservato. Un’opera continuata da suo figlio Claudio e dal nipote Nicolò.
Claudio Zani, già sindaco della cittadina, ci racconta la storia di questo suggestivo vigneto di pianura, posizionato su un substrato alluvionale. Le trincee (fossai) per la messa a dimora delle viti sono state scavate a mano. Le piante, allevate con il sistema a capovolto, risultano poste singolarmente lungo i filari: la struttura di sostegno è formata da pali di robinia e castagno, posti ad una distanza media di quattro metri, e da quattro fili metallici.
I pali di testata sono rinforzati saldamente con dei contropali pure lignei (in friulano fronton), in un incastro detto tap. Le legature dei tralci delle viti vengono ancora effettuate con vimini, viene anche utilizzato il vecchio sistema di moltiplicazione per propaggine sotterrando un tralcio nel terreno, senza staccarlo dalla pianta madre, onde stimolare emissione di radici.
Nel vigneto storico le viti si allungano sul filare in multiformi contorsioni del fusto. Questo perché in passato la vite veniva rispettata, seguita nel suo crescere per cui piuttosto che tagliarla il viticoltore la piegava, la torceva, la riportava a terra in modo da non offenderla con tagli importanti.
I quattro metri di distanza tra i filari erano funzionali all’uso, diffusissimo un tempo, di sfruttare queste ampie superfici nei vigneti per produzione di erba da destinare alla alimentazione zootecnica.

Da sx Aldo Lorenzoni, presidente di Graspo, con Nicolò e Claudio Zani con le due espressioni del Refosco nel momento della consegna assieme a Luigino Bertolazzi del libro “La Biodiversità viticola, i Custodi, i Vitigni, i Vini”.

Nel vigneto storico vengono coltivati almeno 24 vitigni. Questa grande varietà può essere spiegata dal fatto che un tempo molti degli emigranti locali facendo ritorno al paese nativo portavano con se i vitigni tipici dei luoghi dove erano andati a cercare miglior sorte e li piantavano.
I vitigni presenti nel vigneto sono: Refosco di Faedis, Merlot, Verduzzo Giallo, Verduzzo Verde, Carmenere e Tocal come varietà di base e viti sparse di Refosco dal Peduncolo Rosso, Refoscone o Barzamino, Fránconia, Isabella Nera, Courbeaux Noir, Vinoso Nero, Cabernet Sauvignon, Nigrut, Picolit Nero, Spaccabotti, Ribolla Gialla, Aghedene, Siora, Picolit Bianco, cui si aggiungono alcuni vitigni anonimi che altrove sono scomparsi.
Il vigneto di Collevillano è una testimonianza importante che ci aiuta a capire come si lavorava un tempo in vigna, ci fa capire la cultura, la storia, l’energia che richiedeva la nostra viticoltura del passato ed una ricchezza unica per la sua età, per la sua composizione genetica, per la sua forma e per la sua gestione.
Un vigneto destinato ad essere un punto di riferimento anche nel progetto “Old Vine Conference” di Jansis Robinson e Sarah Abbott come ci raccontano Claudio e Nicolo degustando i loro due Refoschi.
Una vera e propria suggestione enologica è poi il Refosco ottenuto da appassimento per tre mesi in piccole casse. Fermentato e lasciato per il giusto tempo di maturazione mostra una potenza olfattiva e gustativa, che lo mettono fra i più alti gradini del difficile terreno dei vini da meditazione. Faedis deve il suo nome probabilmente al Faggeto, pianta arborea molto diffusa negli ampi boschi che circondano il comune di Faedis, grande esempio di cura della biodiversità anche dell’arborato.

Ronc Dai Luchis
Di De Luca & C.
Via Udine, 260 – 33040 Faedis – UDINE
deluxfe@yahoo.it – enni.deluca@libero.it
www.roncdailuchis.com

Azienda Agricola Zani Elvio
Di Zani Claudio
Via Cividale, 3 – 33040 Faedis – UDINE
info@vinizani.it
www.vinizani.it

 

Il viaggio continua…
Foto di Gianmarco Guarise
graspo@carlozucchetti.it
 

Grazie a Francesco Turri e a www.egnews.it per averci dato la possibilità di ri/pubblicare i loro articoli

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