I signori hanno gradito?

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“I signori hanno gradito?”  – mi giro e vedo alle mie spalle il grembiule bianco con quella voce, è il cameriere che mi invita a un’inevitabile ispezione della mensa che ho di fronte. Quello che vedo è un campo di battaglia scintillante di bicchieri dagli alterni livelli di vino, di candori sporcati dal cibo nei piatti, di stoviglie scomposte e bottiglie vuote, di molliche e briciole sotto i tovaglioli acciaffati e mal ripiegati dopo essere emersi dalle gambe sul piano del desco. Tutto è cosi desolato, carico di una soddisfacente malinconia che collega la mia ispezione ai sapori rimasti in bocca e nello stomaco. Sparecchiare quella tavola sarà come smontare pezzo pezzo il tempo del pranzo, portare via, insieme alle stoviglie i gesti dei commensali e il loro vociare, forse anche le loro facce. 39Un tempo che ha turbato l’immobilità della tavola predisposta, apparecchiata e silente, in immobile attesa sospesa nello scintillio pulito segna ciascun posto con un vuoto apollineo. Già, si portebbe facilmente opporre nitzchianamente questo momento alla dionisiaca caciara del pasto, si potrebbe  ma noi ritorniamo là da dove siamo partiti, alla domanda del cameriere che ha mosso la nostra ispezione. Il tavolo dopo pasto può essere benissimo un Quadro Trappola dell’artista Daniel Spoerri.  L’ho conosciuto Spoerri, a Seggiano, sulle pendici del Monte Amiata nel grossetano, nel suo parco popolato dalle opere d’arte di amici artisti. Daniel è un omone che stenti a credere esser stato il primo ballerino del teatro di Berna, ma quelli erano gli anni Cinquanta. Spoerri con i suoi tableaux – pièges , i quadri trappola appunto, divenne uno degli artisti firmatari del manifesto del Nouveau Réalisme redatto dal critico Pierre Restany nel 1960. Amara storia questa dei manifesti delle neo avanguardie, dagli effetti smorzati e dal tono nostalgico eppure per Daniel quel manifesto segnò l’ingresso nell’arte. Il tableaux – pièges era un lavoro fatto con gli elementi di una tavola imbandita e spesso realisticamente consumata su un supporto. Daniel incollava i resti al piano in modo che, una volta appeso, risultasse una straniante composizione di momenti di vita. Queste opere mostrano, infatti, quell’inquietante, brusco, arresto di vitalità che Cesare Brandi scorgeva nei cadaveri pietrificati di Pompei osservazione con cui aprì il suo straordinario Arcadio o della scultura. Testimoni del tempo del mangiare cui prima accennavo, gli oggetti di Spoerri conservano qualcosa di archeologico tanto sembrano emergere da uno scavo, ma uno scavo in un passato recente, nel nostro tempo. La simpatica confusione bloccata sul piano da Spoerri è soprattutto testimonianza di un atto performativo che lui celebra e risolve in assemblaggi di cascami di gesti. Il cibo, infatti, è arte per Daniel che dopo aver scritto il suo primo libro di gastronomia, nel 1968 aprì un ristorante a Düsseldorf dove eseguiva performance in cui i critici erano fatti camerieri, e chissà? Forse avranno chiesto, a fine pasto, “I signori hanno gradito?”

credits: foto tratte da http://www.all-art.org/art_20th_century/spoerri1.html

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