Respiro europeo per Vini Selvaggi

Grande successo di pubblico per Vini Selvaggi, la fiera indipendente organizzata da Solovino Enoteca Naturale, a Spazio Novecento che ha portato nei calici vini naturali nazionali e internazionali
Vini selvaggi copertina
Grande successo di pubblico per la seconda edizione di Vini Selvaggi, la fiera indipendente organizzata da Solovino Enoteca Naturale  svoltasi  domenica 13 marzo e lunedì 14 marzo a Spazio Novecento a Roma che ha visto protagonisti più di 80 produttori italiani e internazionali di vini concepiti  secondo la filosofia “raw” o “naturale” secondo l’accezione più nostrale.
 
Un approccio tanto rigoroso nella pratica agronomica e di cantina quanto rilassato nel bicchiere che, forse proprio per questo, vede nascere nuovi progetti per mano di giovani in cerca di un futuro non votato alla carriera e alla frenesia cittadina o da consumati professionisti in altri settori che si regalano una seconda vita lavorativa all’insegna della passione e del territorio, magari recuperando terreni di famiglia.
 
Interessante il respiro europeo della manifestazione che ha visto produttori di diversi paesi presi d’assalto dai curiosi. L’Est Europa della Slovacchia e della repubblica Ceca cercano una loro identità andando oltre i vitigni internazionali impiantanti nel dopoguerra con vinificazioni ispirate alla Francia più classica; la Slovenia rivendica una storia intrecciata con la vite e con il nostro Paese di cui Butul, vulcanico produttore che non lesina sul numero di etichette nonostante il terreno vitato ridotto, è un fiero emblema. E poi la Spagna con produttori resistenti, capaci e caparbi che ci raccontano di come questo stile produttivo sia ancora avanguardia nella loro patria diametralmente all’opposto della Danimarca, nuova terra di macerazioni, volatili funamboliche e sperimentazioni in tutto il mondo delle fermentazioni.
 
 
Divertenti e in linea con i gusti degli appassionati del settore, le vinificazioni di frutti vari dalle mele alle ciliegie, che via via assottigliano i residui zuccherini ed esaltano flavor meno scontati.
 
 
Immancabili le rifermentazioni in bottiglia, espressione del desiderio di una beva facile, leggera nei gradi alcolici come nel mood di chi la sceglie, lontano dalle evoluzioni pretenziose delle bollicine nobili, ricordano che un calice è prima di tutto un momento di piacere, di convivialità e di relax democraticamente accessibile a tutti, addetti ai lavori e non.
 
Una manifestazione che sottolinea come l’evoluzione del piacere edonistico ricerca novità che sappiano accendere il dibattito su cosa sia il gusto, di come lo si codifichi e comprenda secondo parametri labili e temporanei, perché, che piacciano o meno, a questi produttori e a questi vini di certo non manca carattere, talvolta sfacciataggine che non passano mai inosservati tra la noia.
 
 
 

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