Un negozio di prodotti di eccellenza realizzati da imprese creative attive all’interno del sistema penitenziario. Si chiama FreedHome – Creativi Dentro e sarà aperto in pieno centro a Torino giovedì 27 ottobre 2016, in Via Milano 2/C, in un locale offerto in comodato dall’amministrazione comunale del capoluogo piemontese. Un vero e proprio showroom in quale sarà possibile acquistare prodotti e servizi di qualità, dal pane ai biscotti, dai formaggi al vino, ma anche non alimentari come maglie, borse, oggetti di design. “Un laboratorio di idee e progetti – spiega Gianluca Boggia, presidente di Extraliberi e coordinatore dell’iniziativa – per ribadire forte e chiaro che l’economia carceraria è la chiave di volta per ripensare in modo efficace il sistema penitenziario italiano“.
Brutti e Buoni, Dolci Evasioni, Farina nel Sacco, Vale la Pena, Sprigioniamo Sapori, Cibo Agricolo Libero e Dolci Libertà: questi alcuni dei fantasiosi nomi che contraddistinguono 13 realtà d’impresa, tra cooperative e associazioni, raccolte intorno al nuovo marchio e che operano con 45 penitenziari italiani. “FreedHome – continua – è il primo negozio in Italia che nasce in maniera permanente e non estemporanea come attività commerciale e luogo di visibilità delle produzioni carcerarie. Non sarà quindi la solita iniziativa natalizia, ma saranno messi in vendita prodotti provenienti sia da Torino sia da tutti gli altri istituti di pena italiani, molti dei quali sono già fornitori di Eataly o delle botteghe di Altro Mercato“.
Alcuni esempi di cosa c’è dietro questa attività: nel carcere femminile di Venezia vengono preparati, con erbe coltivate nell’orto biologico della Giudecca, i cosmetici RioTerà dei Pensieri; nel carcere “Lorusso e Cotugno” di Torino si stampano artigianalmente le t-shirt e merchandising; in quello di Verbania la Banda Biscotti”produce dolci artigianali e con materie prime scelte, senza coloranti e additivi; il penitenziario di Siracusa fornisce le delizie siciliane.
“Una scommessa, quella di fare impresa in carcere – conclude – che applica ciò che la legge prevede, perché il lavoro tra le sbarre aiuta le persone a non tornarci e ad avere un reddito, di cui una parte finisce al carcere per pagare il loro sostentamento. Nel negozio lavoreranno quattro detenuti e due agenti con funzione di sorveglianza“.




