Uno degli esiti da non sottovalutare delle restrizioni imposte per contenere la pandemia di Covid-19, è quello dell’ingente quantità di rifiuti prodotta da bar e caffetterie, costretti a servire le proprie bevande esclusivamente all’interno di contenitori monouso. Già in tempi pre-pandemici, infatti, la produzione di questo tipo di rifiuti era esorbitante: uno studio pubblicato sulla rivista Science da Sacha Vignieri nell’aprile del 2020, mostrava cifre preoccupanti, parlando di 250/300 miliardi di tazze monouso che ogni anno vengono smaltite, abbandonate nell’ambiente e quasi mai riciclate, dalla popolazione mondiale. Numeri che, a causa delle imposizioni igienico-sanitarie di quest’ultimo anno, non possono far altro che salire.
Una risposta interessante e sicuramente degna di risonanza, a questo enorme problema ecologico, arriva dal suolo inglese. Visti i 7 milioni di bicchieri usa e getta, trasformati in rifiuti giornalmente in Inghilterra, e la conseguente proposta del DEFRA, Ministero Inglese dell’Ambiente, di tassare le tazze monouso, la caffetteria Otto’s Coffee House & Kitchen, ha deciso di lanciare una coraggiosa iniziativa: solo i clienti che si presenteranno muniti di tazza propria, saranno serviti in questo coffee shop del Kent. Una scelta netta e sicuramente d’impatto, in grado di mandare però un messaggio incisivo, tanto quanto la foto postata sui social del locale, che mostra la spaventosa quantità di cups, adoperate nei giorni precedenti.
L’intento di sensibilizzazione verso questo tema, viene abbracciato anche nel nostro paese: il bar Ciabot, nella frazione di Borgata Corbiglia, in provincia di Torino, propone la sua offerta e lancia l’hashatag #PortaLaTazza. I clienti che consumeranno caffè o cappuccini in tazza propria, ogni 10 ne riceveranno uno in omaggio. L’idea è stata messa in atto proprio in questi giorni dal bar del torinese, riscuotendo grande successo, sostegno e visibilità in tutta Italia.

“Salvo i brevi periodi in zona gialla, è da novembre che bar e ristoranti sono obbligati a servire cibo e bevande d’asporto producendo davvero troppa immondizia – racconta Alessia Bruno, titolare del bar Ciabot, in un’intervista pubblicata su Terra Nuova – Il nostro bar è arrivato a produrre due sacchi d’immondizia al giorno solo di bicchierini da caffè. Abbiamo sempre cercato di rifornirci di materiale biodegradabile, ma non sempre ci riuscivamo perché le forniture erano scarse e i nostri fornitori spesso rimanevano senza. Per produrre bicchierini compostabili si sprecano materie prime vegetali, acqua e terreno, serve anche tanta energia per tutta la filiera di produzione. Che senso ha usare questi oggetti una volta e buttarli? È uno spreco assurdo che si potrebbe evitare col gesto semplice di portarsi la tazza da casa”
Alessia è stupita del enorme consenso ricevuto dalla sua iniziativa, divenuta già incredibilmente popolare in tutto il paese, e si augura, come noi, che la sua idea prenda piene in tutti i locali italiani, dimostrandoci come anche un semplice cartello affisso alla porta di un bar di provincia, possa effettivamente cambiare le cose.
Via Rivoli 74 / A
10090 Borgata Corbiglia (TO)





