Patate novelle, è il momento. Più nell’Italia settentrionale che al sud, soprattutto nelle zone collinari e prealpine, dove in questo periodo tardo-primaverile iniziano a essere raccolte. “Con la buccia che quasi si elimina all’atto di lavarle – spiega Carlo Bogliotti di Slow Food Italia in un intervento apparso sul quotidiano La Stampa – sono decisamente più delicate e anche saporite. Se sceglierete quelle piccole sarà un piacere sbollentarle o cuocerle al vapore per una decina di minuti e poi ripassarle in padella con del buon burro di montagna. Se avete la fortuna di fare una gita in altitudine potrete già procurarvi quello che producono i primi ad aver portato le bestie verso i prati più alti, ora che le essenze vegetali rinascono e conferiscono ai latti profumi e sentori particolari“.
Anche se in Europa nel corso dei secoli la patata è stata adattata a coltivazione di pianura, è il clima delle zone montante l’ideale per sviluppare buone caratteristiche organolettiche. In Emilia-Romagna, dove c’è pure una Dop, la patata è interessata soprattutto da coltivazioni estensive, mentre ottimi tuberi sono prodotti nelle zone di altitudine di Abruzzo, Calabria, Piemonte e Veneto, senza dimenticare Campania e Sicilia.
“La grande umidità delle ultime settimane – continua Bogliotti – soprattutto in alcune regioni del Nord, avrà fatto sì che le patate si gonfiassero, diventando grosse, ma in questi casi si perde un po’ in gusto e qualità. Per questo in generale saranno da preferire patate piuttosto piccole, indice sia di una coltivazione meno ‘spinta’, sia di origini territoriali in cui il clima è stato più clemente“. Non manca qualche consiglio utile: “A pasta gialla sono ideali per friggerle, bianca per gnocchi o purè, con la buccia rossa per farle al cartoccio, senza dimenticare le particolari a polpa violetta, sempre più diffuse. Ma le migliori sono le piccole novelle al burro“, conclude Bogliotti.




