Il 2022 del vino italiano si è chiuso con un nuovo record dell’export che ha toccato gli 8miliardi di euro (+12% sul 2021), e un -6,4% a volume e -1,8% a valori nelle vendite nella G.D.O. ma con livelli di vendita comunque superiori (sia nei valori che nelle quantità) a quelli pre-pandemici. Una flessione che ha riguardato anche l’ecommerce e i vini biologici, che è stata compensata dal canale horeca: le stime indicano un ritorno ai livelli del 2019 con un +46,6% sul 2021, spinto da una stagione primaverile-estiva molto lunga e dal gran ritorno dei turisti stranieri nel nostro Paese. Questi i dati esposti durante la nona edizione del Forum Wine Monitor di Nomisma. Secondo il responsabile Wine Monitor di Nomisma, Denis Pantini, “è indubbio come sul trend dell’export e delle vendite nel canale G.D.O. in Italia abbiano pesato diversi fattori come l’inflazione, il cambio euro-dollaro e il rallentamento economico, ma gli stessi andamenti sottendono anche uno spostamento nei consumi del periodo estivo e di inizio autunno verso il fuori-casa, trainati altresì dalla ripresa del turismo dopo gli anni più critici della pandemia”.
Le prospettive di crescita del settore vinicolo per il 2023 sono purtroppo incerte, a causa dell’ipotizzato rallentamento economico, anche se ultime previsioni del dicembre scorso della Banca d’Italia stimano un Pil a +0,4% sul 2022, rispetto ad una variazione negativa (-0,2%) ipotizzata ad ottobre dal Fondo monetario internazionale.
Si presterà quindi molta attenzione alle quotazioni del gas (oggi pari alla metà del picco raggiunto a novembre scorso) e del petrolio, che se dovessero assestarsi dovrebbero portare ad una riduzione dell’inflazione e quindi minori restrizioni nella politica monetaria europea che, unita agli investimenti attuati con le risorse del P.N.R.R., fornirebbero quello slancio necessario alla ripresa dei consumi, vino compreso.
Il tasso di inflazione del vino è comunque circa la metà di quello dei prodotti alimentari. Parlando di rallentamento economico, un focus di approfondimento del Forum di Nomisma ha riguardato la Germania, secondo mercato per valore dell’export di vino italiano. Il Senior Project Manager Wine Monitor di Nomisma, Emanuele Di Faustino, ha sottolineato che “se è vero che i tedeschi ridurranno i consumi di vino a seguito dell’incerta congiuntura economica, è anche vero che questi riguarderanno soprattutto i consumi fuori-casa e toccheranno meno i vini bio e sostenibili, anche per quanto riguarda l’origine, saranno soprattutto i francesi a pagare pegno, mentre quelli italiani dovrebbero soffrire meno, al pari dei vini locali”.
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