Nuovi OGM, Slow Food: marcia indietro dell’Europa

SlowFood OGM

«Con la proposta di rivedere le regole in materia di Ogm, la Commissione europea decide di non investire in sistemi agroecologici che portano benefici ad agricoltori, comunità locali e ambiente»: Marta Messa, direttore di Slow Food Europa, esprime seria preoccupazione sulle conclusioni dello studio sulle Ngt (nuove tecniche genomiche) pubblicato da Bruxelles lo scorso 29 aprile su commissione del Consiglio Ue. Un passo che di fatto apre le porte alla deregolamentazione di nuovi Ogm, ignorando il principio di precauzione.
«Ancora una volta – continua – vediamo prevalere gli interessi dell’agroindustria a discapito di un’agricoltura rispettosa dell’ambiente e della libertà dei contadini di piccola scala di decidere in materia di sementi».
Tutto questo nonostante Bruxelles, con il Green Deal e la strategia Farm to Fork, si fosse impegnata ad accelerare la transizione verso un sistema alimentare veramente sostenibile.
Il commissario Stella Kyriakides, capo del dipartimento Salute dell’Unione, aveva affermato che «le nuove tecniche genomiche possono promuovere la sostenibilità della produzione agricola, in linea con gli obiettivi della nostra strategia Farm to Fork».
Invece, la presa di posizione di Slow Food contro quella che ritiene una vera e propria marcia indietro è netta: i nuovi Ogm potrebbero essere potenzialmente dannosi per l’ambiente e la sovranità alimentare dei piccoli agricoltori.
Senza una regolamentazione rigorosa, inoltre, potrebbero verificarsi gravi danni agli ecosistemi e alla biodiversità, poiché non si potrebbero prendere misure contro la diffusione incontrollata di nuovi Ogm nell’ambiente e quindi proteggere l’agricoltura e la produzione alimentare che non ricorrono a tali organismi.
Per Slow Food la Commissione sta pericolosamente contestando la sentenza della Corte di giustizia europea del 2018, secondo cui i nuovi Ogm devono essere regolamentati come Ogm secondo i regolamenti Ue, quindi seguendo il principio di precauzione: quindi, controlli di sicurezza, processo di autorizzazione ed etichettatura prima dell’immissione sul mercato. «Se i nuovi Ogm non saranno sottoposti a test di sicurezza – riprende Messa – si determinerà un vuoto di tracciabilità e questo è preoccupante per i cittadini che, nel piatto, potrebbero ritrovarsi nuovi Ogm senza informazioni in etichetta e senza esercitare il proprio diritto a scegliere».
Deregolamentare i nuovi OGM andrebbe in totale contraddizione con gli obiettivi della strategia Farm to Fork, che invece «ha inteso rafforzare molto il ruolo dell’agroecologia per una vera transizione ecologica e una migliore informazione ai consumatori – conclude – mentre l’apertura ad una tecnologia genetica che pone infiniti dubbi non sembra oggi coerente con gli auspici di un anno fa. Esortiamo dunque gli Stati membri a difendere il principio di precauzione, la sicurezza dei cittadini, la libertà di scelta degli agricoltori e la biodiversità».

www.slowfood.it

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