La manifestazione porterà in Sud America delegazioni di cantine italiane per intercettare una delle piazze commerciali oggi più reattive a livello globale.
Saranno dieci le realtà vitivinicole chiamate a rappresentare l’Italia a San Paolo, provenienti da sei diverse regioni. Cascinassa (Piemonte), La Gerla (Toscana), La Romiglia (Veneto), Nino Costa (Piemonte), Poggio Capponi (Toscana), San Luciano (Toscana), Sergio Gozzelino (Piemonte), Tenute Ballasanti (Sicilia), Tenute San Marco (Lazio), Villa Matilde (Campania).
La scelta del Brasile risponde alle attuali dinamiche dell’export vitivinicolo: di fronte al rallentamento di mercati storici come Stati Uniti ed Europa, il Paese sudamericano si conferma un polo strategico. Si tratta di un mercato che genera oltre 500 miliardi di euro in importazioni, all’interno del quale il vino italiano è cresciuto del 22% nell’ultimo triennio. In questo scenario, la città di San Paolo garantisce alle cantine un accesso commerciale diretto, potendo contare su un’area metropolitana di 22 milioni di abitanti, una classe media in forte espansione e un bacino stimato di circa 15.000 operatori professionali.
Il format, nato da un’intuizione di Helmuth Köcher, si basa su un’attività di scouting e su una rete di professionisti incaricati di costruire veri e propri ponti commerciali. Le operazioni sul campo e le relazioni istituzionali sono coordinate dalla WineHunter Ambassador Karine De Souza, affiancata dalla content creator Noemi Brambilla. L’obiettivo dell’operazione è bidirezionale: da un lato posizionare saldamente le etichette italiane in un mercato in fermento, dall’altro mappare e selezionare le migliori produzioni sudamericane per portarle in futuro sul palcoscenico europeo.




