
Il Rossese Bianco di Tenuta Anfosso ci offre l’occasione di una piccola intrigante riflessione sul nome dei vitigni.
Di fatto il suo nome sembra già una contraddizione sottolineata nel 1964 da Dalmasso e Mariano e riportata poi nella scheda ampelografica del Rossese all’atto della sua iscrizione al Registro che ricordiamo è però a bacca rossa.
I due autori spiegavano infatti che il “Rossese” è uno dei vitigni che ha una sinonimia fra le più ingarbugliate, anche se non molto ricca di termini. Cosa molto comune a molti vitigni che prendono il nome dal colore dell’uva. Come per le “Bianchette”, per le “Verdee” per le “Negrare” così per i vitigni il cui nome allude al colore dell’uva più o meno rossastra.
Possiamo altresì ipotizzare che il nome possa derivare da “roccense” cioè un vitigno coltivato su balze rocciose, dal sito di origine, per esempio, Monte Rosso o da “razzente” che significa spumeggiante.
Da qui i nomi non solo dei vari Rossesi ma anche di tre diversi vitigni a bacca bianca come il Rossese Bianco dell’Alta Langa, il Ruzzese di Arcola ed appunto il Rossese Bianco di San Biagio e Soldano del Ponente Ligure.
A Soldano, nei suoi vigneti eroici, incontriamo Alessandro Anfosso, uomo caparbio e determinato, da rappresentare quasi una profonda umana sintesi di questo verticale pezzo di Liguria.

“Ho 57 anni – esordisce Alessandro Anfosso – e da quando ne ho memoria le vigne son state parte di me e della mia famiglia, fare il vino e coltivare la vigna è da sei generazioni un nostro modo di vivere.
Ricordo bene le prime vendemmie da bambino insieme a parenti e amici ma quella più importante per me è quando, a 13 anni, con il permesso di papà, mi sono portato in spalla tutte le uve giù per la mulattiera di Poggio Pini. Detta così sembra facile, ma le pendenze da noi sono da arrampicata, da quell’anno in poi quello è stato il mio compito.
Tenuta Anfosso nasce però ufficialmente quando nel 2002 mio padre Luciano mi ha lasciato la conduzione. Con l’aiuto irrinunciabile di mia moglie Marisa, abbiamo rimodernato la cantina e rivisto le tecniche di conduzione dei vigneti, puntando a fare vini veramente identitari.
Siamo partiti con il Cru più importante della D.O.C. Dolceacqua, Poggio dei Pini, solo 5.000 metri di vigneto piantato ancora nel 1888, acquistando altri due ettari di terreni che erano della nostra famiglia. Qualche anno dopo, nel 2004, abbiamo avuto l’opportunità di acquistare altri appezzamenti nel comune limitrofo di San Biagio della Cima, in Località Luvaira, altro importante Cru, dove circa un ettaro è ancora vitato, con piante del 1905, che abbiamo completato con circa un altro ettaro e mezzo di vigna.”

L’azienda si ritaglia da subito un ruolo portante nella DOC e riceve numerosi premi e menzioni delle più rinomate guide Italiane e da prestigiosi concorsi nazionali.
Oggi l’azienda è arrivata ad avere una superficie vitata di circa cinque ettari, con una produzione tra le 18/20.000 bottiglie.
“Ora vinifichiamo – continua Alessandro – tre nomeranze (termine ligure di antica origine traducibile come “cru”) di Rossese di Dolceacqua Superiore D.O.C.: il Poggio Pini, il Luvaira e il Fulavin, cru storico del comune di Soldano, oltre al Rossese di Dolceacqua Superiore D.O.C
Produciamo poi il Sciacau Vino Rosato e Antea Origini Vino Bianco, da uve Rossese Bianco e un passito Devì I.G.T. Terrazze dell’Imperiese passito rosso.
Da sempre custodiamo il Rossese Bianco di San Biagio e Soldano, forse siamo gli unici oggi a vinificarlo in purezza.
Una vera chicca! Da vigne con un 30% di piante prefillosseriche, che hanno sui 200 anni, e il 40% a piede franco.
Il Rossese Bianco innestato lo stiamo gradualmente sostituendo con il piede franco.
Le piante prefilossera sono state salvate per caso da mio trisnonno.

Dopo il terremoto del febbraio 1887, una parte del vigneto Pini tutto coltivato a Rossese Bianco, era quasi completamente franato, nel rifacimento dei muri venne sostituito dal più remunerativo Rossese Rosso, le parti di terreno che non erano crollate, le hanno lasciate mantenendo le piante di Bianco, aspettandosi che si seccassero per via della filossera, cosa che stranamente non è successa e che ci ha dato l’opportunità di coltivare e vinificare con le stesse piante ancora oggi.
Negli anni non ci siamo mai fermati e abbiamo continuato a recuperare vecchie vigne e terreni abbandonati, ricostruendo i muretti a secco e riportando a vita le nostre colline della Liguria dell’estremo Ponente.
Una passione – conclude Alessandro – prima che un lavoro, e nella mia mia visione il secondo non potrebbe esistere senza la prima.”
Tenuta Anfosso
Corso Verbone, 175
18036 Soldano (IM)
0184/289906 – 338 3116590 – 334 3951733
tenutanfosso@gmail.com
www.tenutaanfosso.it
Il viaggio continua…
Foto di Gianmarco Guarise
graspo@carlozucchetti.it
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