Articolo scritto a quattro mani e una tastiera dal Direttore Francesco Corsi e dalla Contessa Francesca Mordacchini Alfani.
Un canepinese che era corso per la maggior parte del mondo (o avrebbe voluto) e soggiornato in diversissime terre, andando una volta per l’interiore del Cimini e salendo le auguste scale di casa Mordacchini Alfani, ebbe un caso simile a quello che intervenne a Proust con le madeleine.
Contessa: “Ma che dici? Sarà troppo giocare con Leopardi e il Dialogo dell’Islandese?”
Direttore: “Nooo, Elio Germano ci ha mostrato un Leopardi ironico e simpatico!”
Portando un cucchiaio di minestra calda alla bocca, senza risucchio, perché siamo personcine educate – ma tutto sommato una bella slurpata ci sarebbe stata anche bene – all’unisono abbiamo pensato: Oh, la minestrina! Cibo che scalda il cuore, soprattutto davanti al camino acceso.
D.“Mi fa venire in mente quelle giornate fredde, quando da bambino tornavo dalla scuola intirizzito…”
C. “Un’infanzia a metà tra Dickens e libro Cuore ambientata a Canepina!”
D. “Guarda che l’indirizzo delle elementari è ed è sempre stato Viale delle Rimembranze! Dicevo, questa minestra calda mi ricorda quando tornavo dalla scuola e trovavo il piatto fumante preparato con amorevole cura dalla mamma”.
C. “Che tenerezza! Quali sono gli altri cibi che scaldano il cuore per te?”
D. “Definiamo prima di tutto il concetto cibi che scaldano il cuore”
C. “Quei sapori che mettono in funzione il ricordo di momenti felici, in particolare quelli legati all’infanzia”
D. “Sì, può essere una buona base di partenza. Proustiana. Il concetto non è nuovo, ma è divertente stabilire le proprie madeleine. Per esempio per me è il pane con il ragù e il pecorino, mangiato dopo la messa della domenica e prima del pranzo, rigorosamente insieme a mia sorella.”
C. “E poi?”
D. “Sempre a proposito di pane, pane, prosciutto e pomodoro”
C. “Che brutto abbinamento!”
D.”Anche la panzanella, altro cibo che rientra nella categoria, io l’ho sempre mangiata con il prosciutto… l’abbinamento pane, prosciutto e pomodoro ha dato anche vita a un simpatico modo di dire”
C. “Cioé?”
D.” Il maestro dice all’alunno: dimmi tre parole con la b.
E bbane, e bbresciutto e bbumidoro”
C.” Divertente, ma rimango della mia opinione per quanto riguarda l’abbinamento poco felice”
D.”Va be’, andiamo avanti! Pane olio e sale, o ancora il dolce tipico del mio compleanno: il mattone.”
C. “Che cos’è?”
D.”Quel dolce fatto con la base di biscotti Oro Saiwa bagnati nel caffè, coperti da uno strato di crema al cioccolato, mascarpone, granella di nocciole e scaglie di cioccolato e così a seguire per due o tre strati. Una specie di tiramisù, ma più calorico. Un vero e proprio mattone!”
C.”Anche per me c’è un dolce di compleanno… goloso, ma molto più leggero. Una sorta di budino al cioccolato fatto con latte, zucchero, cacao, burro e farina… e panna montata”
D.” Voi siete contesse quindi più raffinate, noi più rozzi. Poi c’è ovviamente il fieno che scalda il cuore per cultura e blasone popolare”
C.”Altri due piatti che scaldano il cuore: le patate a tocchetti con il finocchietto selvatico che faceva mia nonna e i crostini al forno con le acciughe che preparava la mia mamma quando aveva poco tempo”.
D.”In realtà, pensandoci bene, ce ne sarebbero tanti altri che rispondono alla definizione che ci siamo dati”
C.”Dimmene uno corredato di ricordo”
D.”Un piatto non certo tipico della nostra tradizione, come la cotoletta alla milanese, che a Canepina si chiama a fettina ‘mbanata. A casa mia si consuma soprattutto in primavera, non so perché e a me ricorda la stagione mite”
C. “Per me la panzanella senza prosciutto. Ricordo quando mia zia la preparava e la metteva in un grande capagno insieme a una piccola tovaglia, i bicchieri e della frutta e poi si andava, con mia cugina e mia madre, a fare merenda in campagna, in un posto bellissimo all’ombra di grandi querce. Sento ancora il sapore di quel pane raffermo ammorbidito dall’acqua, dall’olio e dal pomodoro”
E intanto la minestra è finita e i ricordi rimangono a scaldare il cuore.




