Tempo di vendemmia attesa o già iniziata. I colori della stagione si legano nella mente a quelli che presto saranno gli odori zuccherini e pungenti dei mosti. Per chi come me ha la fortuna di vivere in un “paese del vino” sa che, per tradizione, chiunque possegga una cantinella e un filare d’uva inizia la preparazione del vino: in e per casa. Ciò significa per esempio passeggiare per le viuzze strette del centro ed essere rapito da zaffate di siffatti effluvi, pestando e scivolando sulle vinacce abbandonate maldestramente sui sampietrini. I nettari che ne derivano, indipendentemente dal risultato o dalla saggezza del vinificatore, sono opera umana, d’impegno e tradizione e come spesso accade diventano prelibatezze da sfoggiare con orgoglio al “malcapitato commensale”.
Nella pergoletta antica e stanca fuori della mia casa paterna, penzolano eroici non più di 3 o 4 grappoli di uva da tavola. Questa vite, dimenticata per tutto il resto dell’anno … ad un nuovo “giro di sole” non vuol mancare di assicurarci il suo dono. Immagino la fatica. La paragono nel mio cuore ad un vecchio Zio, “Benedetto lo zio di Roma” che una volta l’anno con fatica immensa, partiva dalla Capitale con il treno e veniva a Montefiascone a trovare la sorella, mia nonna e i suoi nipoti, trascinandosi dietro una grande scatola di biscotti burrosi d’altri tempi.
Da queste suggestioni con un salto da palo in frasca o per meglio dire “da filare a filare”, così come si conviene ad uno spiritello ingordo come il mio, mi arriva alla mente il racconto, l’esperienza fatta sul Vesuvio dell’uva Catalanesca. Vitigno antichissimo che prende il nome dal luogo da cui fu importato: la Catalogna. Alfonso I D’Aragona regalò questo vitigno alle terre campane fra Somma Vesuviana e Terzigno nel XV secolo. Ne ho visto i grappoli, ascoltato i vecchi parlarne, osservato antiche viti, degustate le bacche dorate di polpa dolce e carnosa. La sua è una storia di uva da tavola subalterna, che però nel 2006 viene registrata nel catalogo di uve adatte alla vinificazione. Entra nella composizione del Lacryma Christi bianco, e riscoperto come vitigno autoctono viene vinificata in purezza anche in versione passita ottenendo l’appellazione: Catalanesca del Monte Somma IGP.
Mi piacerebbe scoprire che la Cenerentola vite vecchietta fuori casa, anch’essa radicata su terreno vulcanico, anch’essa di frutti altrettanto dorati e zuccherini, provenga da un luogo di favola oltremare, una regina tra le uve autoctone come è accaduto alla Catalanesca. Sarebbe un bel modo per ripagarla del suo annuale sforzo di presenza e di dono.
Purtroppo non tutto nella vita è favola e soprattutto non tutte le favole hanno un lieto fine….. ma questo è il mio articolo e qui le due uve da tavola “vulcaniche”saranno unite insieme: Regine entrambe della ricetta della settimana.
L’Arrosto d’Uva dei Vulcani
Ingredienti per 6/8 persone
sedano 2 gambi
carote 2
rosmarino 1 rametto
ginepro qualche bacca
Catalanesca del Monte Somma IGP 250 ml
burro 50 g
noce di vitello circa 1 kg
3 spicchi di aglio
Olio Extra Vergine di Oliva.
qualche foglia di salvia
Sale
Pepe
2 Cipolle
Uva bianca 600 gr (uva da tavola “vulcanica” e Catalanesca)
Prezzemolo
Preparazione
Prendi la noce di vitello, togli con un coltello le eventuali cartilagini e legatela con uno spago da cucina. Prendi una casseruola, fai scaldare l’olio e il burro, aggiungi il rosmarino e la salvia e poni la carne a rosolare su tutte le sue parti. Aggiungi il vino. Quando l’arrosto sarà ben rosolato mettilo in una tegame da forno, dove verserai anche il fondo di cottura.
Le carote, il sedano, le cipolle e l’aglio vanno inserite nella pentola dell’arrosto insieme alle bacche di ginepro, al prezzemolo, al sale e al pepe. Lascia cuocere in forno già caldo per un’ora a 180°, rigirando ogni tanto. Lava bene l’uva, taglia gli acini a metà e togli i vinaccioli.
Dopo l’ora di cottura, togli dalla pentola le verdure e gli aromi, lasciando solo il fondo di cottura. Aggiungi gli acini e fai cuocere per altri 20 minuti mantenendo la temperatura a 180°. Il Tuo arrosto è pronto, va solo fatto riposare qualche minuto poi tagliato e servito con il suo sughetto.
…Per non dimenticare mai e mai dare per scontati: gli oggetti, gli alimenti, le donne e gli uomini più umili…




