Ci può essere un legame profondo e virtuoso tra uno specifico territorio e un singolo vitigno ancorché raro o poco conosciuto?
La storia del Centesimino sembra ad oggi assolutamente dimostrarlo grazie anche al lavoro delle aziende che ci stanno fortemente credendo e che aderiscono all’Associazione Torre di Oriolo.
Siamo nelle dolci e suggestive colline di Oriolo sui primi contrafforti dell’Appennino Romagnolo nel faentino dominate dalla iconica e austera Torre di Oriolo dei Fichi che si caratterizza per la sua forma ottagonale con una terrazza che si apre su una spettacolare vista dei vigneti che la circondano.
Tra le sette aziende che si dividono i pochi ettari dedicati a questo vitigno abbiamo avuto la fortuna di incontrarne due che ci hanno accompagnato, calice in mano, nella conoscenza del Centesimino.
Alessandro e Daniela Morini che con il figlio Mattia sono il motore di Poderi Morini, un’azienda fondata nel 1998 che sul Centesimino ci hanno creduto da subito, coinvolgendo in questa intuizione anche Luigi Veronelli che ha dimostrato immediatamente un forte interesse per questo vitigno così spiazzante.
Sempre all’ombra della Torre di Oriolo troviamo anche Andrea Balducci con la moglie Lucia Ziniti hanno raccolto il testimone per la conduzione della loro azienda San Biagio Vecchio, direttamente dalle mani di Don Antonio Baldassari, parroco di San Biagio e appassionato vignaiolo.
Sono i sei ettari del Podere Terbato coltivati solo con vitigni locali come Albana, Sangiovese e naturalmente Centesimino più una varietà locale di grano tenero chiamata Gentil Rosso. Un altro segno concreto della grande attenzione alla biodiversità che ritroviamo in queste terre. Il Centesimino ben rappresenta questa ricchezza in biodiversità, un vitigno profondamente legato a questo territorio dove la sua coltivazione è rimasta sostanzialmente circoscritta.

Lo ricorda bene Carlo Mingazzini, classe 1951, nipote di Pietro Pianori protagonista assoluto di questa storia.
Una storia che parte nel 1933 quando Pietro Pianori riceve in eredità da suo padre Luigi i poderi Fratta e Terbato, mentre la figlia Anna eredita il podere Zignano, sulla collina di fronte a Terbato, dalle cui vigne si otteneva il vino Alicante.
Poco dopo nel 1937 Pietro Pianori acquista per la sua famiglia la casa detta del “Bue d’oro” nel centro di Faenza, nel cui cortile interno erano presenti una vite e un fico. Mingazzini ricorda che ha ritrovato anche una foto del 1963 che mostra proprio la vite del cortile che, nei suoi ricordi di bambino, produceva una gustosa uva rossa dalla quale sono state probabilmente prelevate le gemme da innestare nel podere Terbato.
E da questo podere per anni arrivavano, nel palazzo di Faenza, le uve che venivano lavorate nella grande cantina del seminterrato per produrre il vino ad uso della famiglia. Nella cantina, ancora oggi di proprietà degli eredi di Pietro Pianori, Mingazzini ha ritrovato diverse bottiglie, che testimoniano la produzione vinicola del nonno e del padre con cartellini che riportano l’indicazione Savignò Rosso.
Bottiglie vecchie che si caratterizzano per il tipico “tappo meccanico”, allora usato per le bottiglie di birra.
Abbiamo avuto la fortuna di degustarne una del millesimo 1968 che ci ha lasciato basiti per integrità e sorprendente freschezza, siamo forse di fronte ad un vitigno fuoriclasse? Potrebbe aver avuto ragione, come al solito, Veronelli?
Sta di fatto come ha sottolineato Alessandro Morini che per evitare confusione con il Sauvignon ed il Cabernet Sauvignon si è deciso di rinominare questo vitigno come Centesimino, dal soprannome di Pietro Pianori noto per la sua parsimonia, che per primo lo aveva impiantato nelle sue vigne.
Il vitigno è poi stato seguito nelle parcelle sperimentali del centro di Tebano e accompagnato dalla Regione Emilia-Romagna al suo inserimento nel Registro del Ministero nel 2004 con il numero 378 proprio con il nome di Centesimino e come sinonimi, Sauvignon Rosso e Alicante faentino.

In vigna- spiega Andrea Balducci- il Centesimino è un vitigno di vigoria medio-elevata, a portamento assurgente, che si adatta bene anche alla potatura corta con una produzione buona e costante. Mostra una certa sensibilità nei confronti della peronospora, mentre per quanto riguarda le altre crittogame si difende bene. Germoglia nella prima decade di aprile (7-10 gg dopo Sangiovese), fiorisce a inizio giugno, l’invaiatura è precoce (fine luglio) e matura intorno a metà settembre.
È un vitigno ideale per la produzione di vini rossi fermi – rimarca Alessando Morini– ma anche frizzanti o spumanti come il nostro Morosè, ha una buona struttura (che ritroviamo felicemente declinata in due splendide annate del suo Savignone, la 2024 e la 2021), sopporta bene la sovra-maturazione in campo, prestandosi quindi anche alla produzione di vini passiti (splendido e coinvolgente questa interpretazione nel Passito di Centesimino Rubacuori del 2024).
Sono tutti vini molto stimolanti dal punto di vista gustativo – continua Morini– forse anche per questo abbiamo deciso di vestirli con etichette e packaging creativi ed artistici. Un’idea che nasce fin da subito grazie all’amicizia con Servadei della bottega Gatti di Faenza che mi ha permesso di incontrare e stringere una rapporto di amicizia e collaborazione con altri due artisti straordinari come Echaurren e Della Casa.

Il Centesimino ci ricorda Andrea Balducci è figlio di Sangiovese e Moscato Violetto, forse arriva direttamente dalla Francia a seguito dell’esercito napoleonico, ma quello che importa è la sua straordinaria identità caratterizzata da una buona dotazione in freschezza e acidità che si conservano anche in uve in surmaturazione.
Un vino che rispetto al Sangiovese o al Longanesi, si presenta immediato, fragrante e impreziosito da sensazioni olfattive di frutta rossa e spezie senza perdere in corpo e complessità.
Sensazioni che ritroviamo nei calici del suo Monte Terbato del 2023 e nella sua interpretazione Lumè vino rosso da uve stramature di Centesimino.
Vini che non hanno paura di affrontare a tavola abbinamenti stimolanti ed originali come quelli proposti dalla Trattoria Manueli in località Santa Lucia. Un appuntamento a tavola da non perdere quando si visitano i vigneti della Torre di Oriolo.
Oltre che da Poderi Morini e San Biagio Vecchio nel faentino il Centesimino è prodotto da:
Ancarani, Zoli, Leone Conti, Spinetta, Tenuta Uccellina per un totale di circa 20 ettari.
48018 Oriolo dei Fichi (RA)
333 381 4000
info@torredioriolo.it
www.torredioriolo.it
Viale Bologna, 412
47122 Villanova di Forlì (FC)
392.38.99.626
info@poderimorini.com
www.poderimorini.com
Via Salita di Oriolo, 11/a
48018 Faenza (RA)
351 4898456
info@cantinasanbiagiovecchio.it
www.cantinasanbiagiovecchio.it
Via Santa Lucia 171
48018 Faenza (RA)
339 2746100
www.ristorantetrattoriamanueli.it
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Il viaggio continua…
Foto di Gianmarco Guarise
graspo@carlozucchetti.it
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Photo Credits Centesimino: catalogoviti.politicheagricole.it








