Graspo, l’Uva Greca Puntinata e i Vini del Barbarossa

Acquapendente ed il borgo di Trevinano protagonisti per due giorni di un nuovo e originale progetto di recupero dell’Uva Greca Puntinata.
Copertina Articolo graspo

 

Se il passaggio del Barbarossa ad Acquapendente è rimasto nella leggenda locale e viene ancora oggi ricordato nella Festa dei Pugnaloni che si svolge la terza domenica di ogni maggio e rappresenta il forte legame di questa comunità con la sua Storia, i Vini del Barbarossa, originale iniziativa culturale ed enogastronomica è un percorso simbolico per rivivere in maniera nuova gli avvenimenti salienti della storia legata alle varie spedizioni in Italia dell’Hohenstaufen. Il vino qui diventa il legame con la storia e tra le popolazioni che hanno condiviso, nel bene e nel male, un contatto con l’imperatore.
Ne risulta una mappa ricca di emergenze artistiche, di leggende sedimentate nella memoria, di episodi scritti sul territorio e soprattutto di realtà viticole di qualità (oltre quaranta) sintetizzate in un banco d’assaggio e raccontate durante le degustazioni guidate.
Una occasione unica per condividere con tutti i protagonisti del territorio il progetto di recupero e conservazione dell’Uva Greca Puntinata un vitigno storico di questo territorio.

in piedi da sx Aldo Lorenzoni con Carlo Zucchetti

Se sono tante le storie incontrate in tutta Italia di vitigni rari a rischio di estinzione che si intrecciano con un viticoltore appassionato che ne diventa custode salvandolo dall’oblio, condividendolo con gli altri produttori, il risultato di questa opera di preservazione diventa a Trevinano un progetto di recupero messo in atto, dal Comune di Acquapendente in Tuscia, dall’A.R.S.I.A.L., dal Ministero della Cultura, dalla Riserva Naturale di Monte Rufeno assieme a Alicenova cooperativa sociale, Fattorie Solidali, S’Osteria 38, vivaisti locali e da tanti piccoli vignaioli.
Un percorso di ricerca e condivisione che ha visto in Alvio Fusi il suo primo ispiratore.
Alvio oggi non c’è più ma ha permesso a GRASPO di potare, curare e vinificare la sua Uva Greca Puntinata, che è ritornata assoluta protagonista sia nella versione ferma che spumantizzata di questa ultima edizione dei Vini del Barbarossa.
Una occasione straordinaria anche per rilanciare il progetto di recupero di questo vitigno coinvolgendo direttamente per la prossima vendemmia tutti i piccoli produttori che ancora conservano nei loro vigneti ancestrali questo antico vitigno.
Così con la regia di Elisa Calanca e Carlo Zucchetti che coordinano l’iniziativa si sono ritrovati con G.R.A.S.P.O. Andrea Fusi figlio di Alvio, Alberto Caprasecca, Maicco Pifferi, Daniele Ronchini, Gaetano e Massimo Calcagno e Massimo Bedini per programmare le vendemmie e le vinificazioni dell’Uva Greca Puntinata con l’obiettivo non solo di conservare il vitigno ma di delineare una prima mappa vocazionale dei diversi areali di coltivazione dai suoli a matrice vucanica a quelli più calcarei.
Qualsiasi lavoro di zonazione e caratterizzazione delle produzioni, ha spiegato Aldo Lorenzoni di GRASPO, riveste da sempre un ruolo importante per capire le potenzialità e la vocazionalità di una specifica area viticola. La viticoltura dovrebbe essere vista in funzione dell’obiettivo enologico che si vuole realizzare e quindi particolare importanza riveste il risultato delle vinificazioni delle uve provenienti dai vigneti delle diverse aree della zona di produzione oggetto di indagine.
C’è infatti un fortissimo legame tra i suoli, le pendenze le altitudini con le relative escursioni termiche con il comportamento di ogni vitigno e del relativo vino.
L’Uva Greca Puntinata, anche alla luce dei primi assaggi, può realmente tornare ad essere un ideale marcatore territoriale trascinando anche le altre produzioni tipiche di questo territorio ha sottolineato Elisa Calanca, catalizzando l’attenzione di consumatori e comunicatori. L’obiettivo del progetto è quello di consolidare questo stretto legame di identità, da un lato un vitigno antico ed storico, dall’altro un ambiente con un paesaggio pienamente conservato e ancora da proporre nei suoi angoli più caratteristici.
Un progetto efficace e mirato che si propone di dimostrare scientificamente come questo vitigno abbia caratteristiche così identitarie da rimanere se stesso anche se declinato nei diversi terroirs in cui oggi è ospitato, ha rimarcato Aldo Lorenzoni.
Da questa ricerca ci attendiamo quindi una serie di risultati enologici che dimostrino la perfetta sintonia tra vitigno e ambiente e le reazioni dello stesso ai fattori termici, idrici, pedologici e colturali, un’immagine di prodotto nella quale l’ambiente, l’uomo e il vitigno siano i tre elementi dal cui incontro ne esce un vino unico e irripetibile.
Ci piacerebbe anche dimostrare la duttilità di questo vitigno dalle origini lontanissime che si adatta bene ai vari metodi di vinificazione senza perdere identità e dinamismo e che sta conquistando i palati più curiosi grazie alla sua intrigante originalità e freschezza.
Allargando poi lo sguardo ad altri vicini areali non meno suggestivi come Gradoli e Montefiascone possiamo anche immaginare una nuova vita per altri vitigni rari come il Dilupercio o Drupeggio, il Romanesco, forse figlioccio del Bellone, il Petino e l’Uva dei Vecchi che proviene proprio da Montefiascone.
L’Uva Greca Puntinata sta già facendo scuola.

Il viaggio continua…
Foto di Luca Fabbri
graspo@carlozucchetti.it

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