Gino Iacono da viticoltore e professore a Cavaliere al Merito. Una storia da Covid-19 tutta ischitana.

Gino (Ambrogio) Iacono cantina Pietratorcia Ischia "Se vogliamo che i nostri insegnamenti siano ascoltati, se vogliamo essere credibili, dobbiamo essere i primi a dare l’esempio."

Gino come Ulisse appartiene ad un’isola, Ischia. Il primo non affronterà il ciclope Polifemo, la maga Circe, L’Ade e le Sirene, ma una malattia chiamata Covid-19 che per due mesi lo catapulterà in una vera “Odissea”. Abbiamo conosciuto Gino in Cantina a Forio, accanto alla antica “Pietra Torcia”, un masso con un foro in testa e due ai lati, usato nell’antichità per la spremitura delle uve. Il nettare che Gino e la sua famiglia ricavano dalla vinificazione di uve autoctone come la biancolella e la forastera, il piedirosso e la guarnacca sono alla base della produzione di vini storici come l’Ischia D.O.C., bianco e rosso. Ambrogio Iacono ci racconta con semplicità come sia stata la sua vita negli ultimi due mesi in cui è passato da fare il papà, il vignaiolo e l’insegnante precario, a vivere da professore ammalato e ricoverato impegnato nella didattica a distanza, marito, figlio e genero preoccupato per la moglie, la madre e la suocera anch’esse ammalate di Covid-19. Della voglia di trasformare un momento così difficile in un’ occasione per migliorare se stessi, mostrare e dimostrare attraverso l’esempio che non è importante cosa si sta vivendo, ma come lo si affronta.

“Allevando la vigna ho imparato l’importanza del tempismo. Ci sono lavori che vanno fatti al momento giusto, ovviamente anche in cantina, sennò si perde tutto. Questo principio mi ha accompagnato anche nel mio lavoro da docente. Anche se ricoverato in ospedale, ammalato di Covid-19, non potevo sottrarmi dall’insegnamento. Dovevo proseguire le lezioni. I miei studenti dovevano poter continuare il loro processo formativo. Insegnando Scienze all’Istituto Alberghiero, ho scelto di presentare in D.A.D. un programma dedicato proprio ai Coronavirus, mi sono messo come esempio presentando oltre alla teoria, l’esperienza della malattia. Facevo vedere ai miei studenti cosa mi accadeva, per fortuna le mie condizioni mi hanno permesso di farlo. A volte entravano i medici e gli infermieri durante la lezione e li coinvolgevo. Il rapporto che si è creato tra tutti è stato fantastico. Parlo del rapporto umano. È capitato di essere andati oltre l’orario delle lezione, che i ragazzi e anche i genitori non volessero lasciarmi e disconnettersi. Non mi sento di aver fatto nulla di eccezionale, ma al contrario di averlo ricevuto. Le cure, la vicinanza di tutti, le attenzioni anche delle istituzioni, le parole di Conte e la notizia del titolo di Cavaliere al Merito, mi sono arrivate graditissime ed inaspettate. Sono ancora emozionato e frastornato. La malattia mi ha debilitato, preoccupato, ma il processo di guarigione e tutte queste esperienze mi hanno dato la possibilità di vivere con una intensità che non credevo possibile. Mio figlio Francesco, l’unico di casa indenne al virus, si diverte a venire con me nelle molte manifestazioni in cui sono stato invitato ed ha anche seguito alcune delle mie lezioni! I miei studenti lo reclamano e le tv e i giornalisti nelle interviste se lo litigano.

Sorride Gino mentre racconta, non lo vediamo in video, siamo al telefono, ma la sua concretezza e presenza d’animo ci arriva potente anche dalla voce. Sappiamo che uno dei sintomi del Covid-19 è la perdita del gusto e dell’olfatto. Tu da enologo, che fai di questi sensi gli strumenti fondamentali del tuo mestiere, ti sei spaventato? Cosa hai provato?
Ho trascorso un lungo periodo di inappetenza. Sentivo il mio corpo richiedere cibo per essere alimentato e liquidi per essere idratato. Ho capito in quel momento che è l’elemento godereccio, ovvero la ricerca del piacere, l’unica spinta che ci induce a ricercare un determinato cibo, o un vino, che la voglia di un altro morso, o di un altro sorso, è strettamente legata all’aspetto edonistico che ci provocano sapori e profumo. Olfatto e gusto ora li apprezzo molto di più e ne comprendo la profonda importanza nel preservarli, allenarli ed educarli.

Quale è stata la prima cosa che hai avuto voglia di mangiare e bere appena sei tornato a casa?
Non sono un grande cuoco. In casa ad Ischia ero solo. La mia famiglia era a Napoli e non potevo raggiungerli anche se guarito perché purtroppo mia moglie e mia suocera erano ancora positive. Mi sono improvvisato piazzaiolo e ho capito quanto sia difficile dosare il sale nell’impasto… (ride di gusto) però non ho potuto mancare di provarci lo stesso e sfornare una bella pizza con il tonno e le cipolle, la mia preferita. Mi sarebbe piaciuto farne una con i funghi, ad Ischia c’è una grande tradizione, siamo grandi “fungaroli”. Mi piace anche andare a raccoglierli. Diciamo che per me che non sono

Famiglia Iacono

un grande sportivo è l’attività all’aperto che preferisco. Peccato che i funghi buttano nel periodo di vendemmia ed io sono sempre tanto impegnato, ma aguzzo l’ingegno e nel poco tempo che ho mi dedico a cercarli all’ingresso del bosco, tutti gli altri partono sparati! Si addentrano e non ci guardano nemmeno, così io faccio sempre delle belle raccolte! E ci bevo un bel Vigne Chignole o una Scheria! Quest’anno voglio portare a funghi mio figlio, vorrei insegnargli dei posti, e fargli riconoscere le varietà. Ad Ischia si mangiano anche dei funghi tossici, se li sai ben trattare e cucinare. Non dobbiamo mai smettere di insegnare ai nostri giovani e noi, più grandi, non dobbiamo mai dimenticare che abbiamo ancora tanto da imparare. Se vogliamo che i nostri insegnamenti siano ascoltati, se vogliamo essere credibili, dobbiamo essere i primi a dare l’esempio

Salutiamo Gino e ci accordiamo per nuove degustazioni e per brindare insieme alla sua guarigione.
Ci congediamo pensando alla sua esperienza come ad un morso di boletus satanas, al Covid come ad un fungo malefico da cui Gino non si è fatto avvelenare, che ha gestito perché non solo non gli facesse troppo male ma si trasformasse in una incredibile avventura, alla fine anche gustosa.

Pietratorcia
Via Provinciale Panza, 267
80075 – Forio d’Ischia
081.90.82.06
081.90.72.32
info@pietratorcia.it
www.pietratorcia.it

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