Frodi alimentari in Italia: Slow Food lancia l’allarme prosciutto

Frodi alimentari, Slow Food lancia l’allarme prosciutto, in seguito a una recente operazione dei carabinieri del Nas di Bologna portata a termine in provincia di Parma, dove l’amministratore delegato di un’azienda produttrice di prosciutti è stato denunciato perché ritenuto responsabile di frode in commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine e detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione. I carabinieri hanno sequestrato oltre 40 tonnellate di prosciutto crudo, per un valore di oltre 500 mila euro.

Si tratterebbe di scarti di lavorazione destinati allo smaltimento, fatti passare invece per ritagli di prosciutto crudo stagionato, venduti alle aziende per la lavorazione di pasta ripiena e salumi. “Non è una notizia che arriva dalla Cina o da qualche industria del junk food degli Stati Uniti – scrive Andrea Cascioli su Slowfood.itma dal cuore di una delle migliori aree di produzione salumiera italiana. Analoghi reati vengono contestati ai rappresentanti di due aziende delle province di Bologna e Modena, per aver messo in commercio tranci di prosciutto crudo etichettati impropriamente come Dop“.

Stando ai dati di Coldiretti, nel 2015 sono stati effettuati sequestri nella filiera della carne per un valore di 78,7 milioni di euro, un fenomeno in crescita che ha spinto il comandante dei Nas Claudio Vincelli, in un’audizione in Commissione Agricoltura del Senato, a ricordare come “ai circa 120mila controlli effettuati negli ultimi tre anni (che hanno portato fra il 2012 e il 2015 a sequestri per due miliardi di euro) sia emerso che un prodotto alimentare su tre presenta anomalie o non conformità”.

Un quadro di illegalità endemica – continua Cascioli – che secondo il sesto rapporto sulle frodi alimentari di Fareambiente produce un giro d’affari da 60 miliardi (considerando anche l’italian sounding) e mette a rischio 300mila posti di lavoro. Gli illeciti, distinti dalla legge in frodi sanitarie e frodi commerciali, sono di vario genere: la contraffazione consiste nel sostituire un alimento con uno di minor pregio (è il caso delle truffe sui marchi di prosciutto Dop), la sofisticazione nell’aggiunta di sostanze estranee che simulano la genuinità del prodotto (quando ad esempio si aggiunge anidride solforosa alle salsicce per renderle più rosse), l’adulterazione nella sostituzione di elementi propri dell’alimento con altri estranei (per esempio la miscelatura di olio di semi nell’olio d’oliva) e infine l’alterazione nella modifica delle caratteristiche nutrizionali (come quando si altera la data di scadenza in etichetta)“.

Formaggi Dop, creme spalmabili e salumi sono i principali oggetti di frode alimentare, in particolare i prodotti della tradizione locale e regionale (32%), i prodotti Dop e Igp (16%) e quindi i semilavorati come insaccati, sughi e conserve (12%). “Come si vede, insomma – conclude – le denominazioni di origine pagano un prezzo molto salato all’illegalità: un problema per tutta la filiera alimentare, dal momento che i prodotti Dop e Igp italiani rappresentano il 40% dell’intera produzione a denominazione europea. Nel settore suinicolo, in particolare, il 70% degli animali allevati nel nostro Paese viene impiegato per produrre i salumi che hanno ottenuto il riconoscimento di denominazione d’origine“.

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