Francesco Sedilesu, Mamojà e il Granatza

Copertina Sedilisu

 

Francesco Sedilesu

Siamo a Mamoiada nel cuore della Sardegna e qui in pochi anni sembra sia successo un piccolo miracolo, a raccontarcelo Francesco Sedilesu viticoltore da sempre, prima impegnato presso l’azienda Giuseppe Sedilesu e oggi, con il figlio Giovanni, titolare di Teularju una realtà nata nel 2017 inizialmente tutta tesa alla valorizzazione del Cannonau.
Francesco ricorda gli anni difficili, dal punto di vista viticolo, che ha vissuto quasi tutta la regione. Anche a Mamoiada la chiusura della

Luigino Bertolazzi, Francesco Sedilesu, Aldo Lorenzoni

Cantina Sociale ha costretto molti a rivedere le progettualità in vigna e a interpretare in maniera innovativa le potenzialità di questo territorio, con l’obiettivo preciso di conservarne identità e valori, creando per i giovani concrete possibilità di lavoro e di sviluppo.
Se fino al 2000 quasi non esistevano in Mamoiada aziende imbottigliatrici costringendo i produttori a vendere il vino sfuso a cantine esterne oggi si contano almeno 30 realtà che seguono tutto il ciclo dalla vigna alla bottiglia.

Associazione Mamoja

Un miracolo certamente dovuto al fortissimo legame tra il Cannonau e questo territorio. In particolare alle azioni dell’associazione tra vignaioli Mamojà, che comprende oggi 22 cantine, una ventina di aziende vitivinicole, per un totale di settanta soci.
Un’associazione, spiega Francesco, che nasce per valorizzare e tutelare la viticoltura e i vini di Mamoiada, il territorio nei suoi aspetti ambientali, climatici e paesaggistici in particolare incentivando l’agricoltura biologica, promuovendo gli aspetti culturali legati alla vite e al vino, ed il ricco patrimonio enogastronomico.

Granazza

Nel momento in cui c’era bisogno di affiancare al Cannonau, che rimane il vitigno principale di questo comprensorio, una varietà a bacca bianca storica del luogo, Francesco non ha dubbi. Propone la Granazza (Granatza) il vitigno che sarà la referenza bianca del territorio di Mamojada. La Granatza era una varietà storicamente presente nei vigneti di Mamoiada, le sue uve erano utilizzate, in taglio con il Cannonau, per produrre un rosato dolce che si utilizzava come vino da dessert che si consumava tradizionalmente sia il mattino, quando il vino rosso non era adeguato per ricevere gli ospiti, che nelle feste in casa o della comunità.
Si tratta di un unicum genetico, in quanto non mostra relazioni parentali con altri se non una forte correlazione con il Cannonau dorato. Sembra, infatti, derivare dall’incrocio tra Granatza ed appunto il Cannonau.

Questo vitigno in seguito allo studio attivato da Agris nell’ambito del progetto AKINAS ed a tutta l’attività che ne è derivata, è stato iscritto al Registro come sinonimo della Guarnaccia bianca calabrese in quanto ne condivide lo stesso DNA. Si tratta di un vitigno di buona rusticità con espressioni organolettiche ben definite. Nella versione bianco secco il Granazza possiede una elegante e sapida sorsata con un retro-olfatto di giusta e delicata aromaticità.
Ottimo per una bollicina ancestrale, data la sua ricchezza in acidità totale. Attualmente sono quindici gli ettari vitati a Granatza nel territorio di Mamoiada e dieci i produttori che lo vinificano in purezza, anche se in quantità estremamente ridotte (in media dalle 600 alle 2.000 bottiglie l’anno).

Francesco Sedilesu con i suoi figli


Via Carbonia
08024 Mamoiada (NU)
333 488 3921
teularjumamoiada@gmail.com
www.teularju.it


Associazione Culturale Mamojà
Via Vittorio Emanuele II
08024 Mamoiada (NU)
ac.mamoja@gmail.com
www.mamoja.it

Il viaggio continua…
Foto di Gianmarco Guarise
graspo@carlozucchetti.it

Grazie a Francesco Turri e a www.egnews.it per averci dato la possibilità di ri/pubblicare i loro articoli

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