Fattorie Solidali: agricoltura sociale come inclusione

La storia di Massimo è solo una delle tante storie di persone che attraverso l’agricoltura trovano una strada verso l’inclusione.
Progetto senza titolo

Massimo, 53 anni, socio lavoratore svantaggiato presso la Fattoria di Alice a Viterbo, un’azienda agricola della Cooperativa Fattorie Solidali. Oggi, alle prese con la produzione del succo di Kiwi nel laboratorio di trasformazione e poco felice di dedicarmi un po’ del suo tempo per rispondere alle mie domande. Si siede, un po’ curioso, un po’ perplesso. Ha avviato la produzione del succo di frutta e forse preferirebbe seguire il processo piuttosto che essere qui con me. Ci conosciamo da molto ma in realtà non abbiamo mai parlato del passato, quello prima di arrivare qui in fattoria.
Da quanto tempo sei qui?
Ci pensa, guarda il suo fidato collega Andrea e risponde: da prima del 2006. Prima trascorreva il suo tempo insieme ai genitori e le sue giornate erano legate a quelle del padre che spesso accompagnava in campagna, finché una serie di eventi lo hanno fatto arrivare in questo posto con la motivazione principale di provare a impegnare il tempo in modo diverso. Oggi come allora, questo grande omone dal sorriso tenero, è rimasto di poche parole, cauto, ma ottimo osservatore. Proprio la sua capacità di osservazione è stata l’inizio di tutto. Massimo infatti, da subito e in punta di piedi, ha dimostrato di avere un legame profondo con la terra, ogni giorno una scoperta per gli operatori che lo accompagnavano verso un percorso di socializzazione. Spesso, racconta Andrea, capitava che si fermava a guardare gli altri lavorare, criticando i loro modi.
Alla domanda vuoi provare tu?, lui rispondeva facendo e facendo bene. Il contesto aveva risvegliato il saper fare. Sempre di più ha iniziato a partecipare alle varie attività, dando una mano concreta, mettendo in campo le risorse conquistate durante le giornate, guardando la sua famiglia, le persone con la quale trascorreva tutto il suo tempo. Alla guida del trattore, nella potatura degli ulivi, nell’orto e soprattutto con gli animali. Finché un giorno, nel 2015, per necessità e come sempre per sua grande disponibilità, è entrato in laboratorio con Andrea, biologo, esperto in trasformazione agroalimentare, dove tutt’ora lavorano assieme.
Di che ti occupi in laboratorio?
Di tagliare e pulire verdura e frutta, fare marmellate, controllare i macchinari e mettere tutto nei barattoli e di tenere pulito tutto.
Vorresti fare un altro lavoro?
E ridendo gli dico, magari nel tuo paese, vicino casa…?! Sorride, scuote la testa, arrossisce e dice, mai! Lui arriva tutti i giorni con il pullman, da un paese del viterbese, mette la sua divisa e inizia a produrre, e quando non ci sono trasformazioni da fare va nell’orto o sul trattore. Quello che è certo è che c’è sempre qualcosa da fare nella sua fattoria. Questa appartenenza a un luogo, l’essere parte attiva di un processo, vedere un prodotto finito che va oltre questo posto e queste persone, è di fatto ciò che permette di favorire la riabilitazione.
La storia di Massimo è solo una delle tante storie di persone che attraverso l’agricoltura trovano una strada verso l’inclusione.
Le attività della terra accolgono in modo versatile tutte le persone, hanno la caratteristica di essere finalizzate a un obiettivo e questo significa sentirsi riconosciuti come persone, parti attive di un rapporto alla pari in cui si è tutti differenti ma con uno stesso scopo, realizzare un prodotto. Questo prodotto porta con sé tanti valori, il più importante forse è quello di andare oltre, di arrivare sulle mani di tanti, nelle tavole, in luoghi lontani. Un diverso modo di integrarsi e di abbattere le distanze.
La Fattoria di Alice a Viterbo è una delle tre aziende agricole della Cooperativa Fattorie Solidali che è nata come spinoff della Cooperativa Alicenova, con lo scopo di realizzare percorsi sia di formazione che lavorativi e sociali. Tre luoghi su tre territori diversi:
Viterbo Fattoria di Alice;
Montalto di Castro Fattoria Ortostorto;
Nepi Fattoria Crocevia.
Tre storie: un terreno donato, un orto sensoriale e un bene confiscato alla mafia, unite da un unico modello di lavoro dove la chiave è l’integrazione. Inoltre, dall’esperienza delle attività di trasformazione delle materie prime è nato un marchio di prodotti biologici Semina che racchiude tutta la produzione, dagli ortaggi all’E.V.O. Da qualche tempo è iniziata anche una linea di prodotti di prima gamma, freschi confezionati, attività nuova che vede il coinvolgimento di tantissime mani che ogni giorno tagliano e confezionano chili di verdure. Dall’agricoltura al turismo, per dare seguito alle produzioni e all’ospitalità, sperimentando ancor di più l’inclusione lavorativa. 

Infatti oltre alle fattorie, la Cooperativa gestisce una struttura alberghiera e ristorativa sulla trentottesima tappa della Via Francigena, S’Osteria 38 ad Acquapendente, il Casale Tigna all’interno della Riserva di Monte Rufeno al confine tra Lazio, Umbria e Toscana e un chiosco bar Stay Fresco nel cuore verde del Parco della Resistenza a Civitavecchia.

alicenova.it

www.fattoriesolidali.it/cooperativa-fattorie-solidali/

www.fattoriesolidali.it/fattoria-di-alice/

www.fattoriesolidali.it/semina/

www.fattoriesolidali.it/ortostorto/

www.fattoriesolidali.it/crocevia/

Stay Fresco

www.sosteria38.it

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