In dieci anni l’export del vino italiano è aumentato del 90%, attestandosi da due anni su un fatturato consolidato di circa 5 miliardi. Nello stesso periodo l’export italiano è cresciuto solo dell’1%, un po’ di più ha fatto il Pil nazionale (Prodotto interno lordo: +1,6%, sappiamo che sono stati anni terribili). L’obiettivo, da qui al 2020, è quello di portare le esportazioni di vino a sette miliardi e mezzo l’anno, un più 50% in sei anni insomma: ancora lontani, tuttavia, dagli undici miliardi e passa dei cugini francesi. Dati, cifre e programmi sono stati snocciolati un mese fa (mercoledì 9 aprile) a Verona da Matteo Renzi, durante quella che è stata la prima visita di un Presidente del Consiglio italiano al Vinitaly. Numeri che fanno riflettere, pensando non solo a quanto fatto dai vignaioli italiani, ma al molto che c’è ancora da fare per far fruttare al meglio questo immenso patrimonio che nel contempo è agricolo, culturale, storico. Non sappiamo se Renzi sia stato al Vinitaly solo per fare una passerella (ci venne anche lo scorso anno da sindaco di Firenze), ma di sicuro ne ha fatto parlare.
Sorgono spontanee due riflessioni. La prima: il sistema Italia, se davvero vuol competere sui mercati internazionali, non può non guardare a quanto di più prezioso possiede in casa, alle sue eccellenze che hanno dimostrato di sapere investire, innovare, competere e vincere. Il vino rientra a pieno titolo in questa categoria: si crede in un progetto, lo si culla magari anche contro le evidenze, si sperimenta, si aspetta pazientemente, si prega o impreca Domineiddio per il tempo (e il governo), si rientra dell’investimento dopo anni. Se alla fine i risultati arrivano (e arrivano spesso) la soddisfazione risiede non solo nella sacrosanta remunerazione, ma in quella soddisfazione che non ha eguali che è la consapevolezza di avere fatto bene il proprio lavoro.
Seconda riflessione: la qualità sempre crescente dei vini italiani ha bisogno sì di contadini, enologi, venditori, ma anche di professionisti che aiutino nella comunicazione. Puoi fare il miglior nettare nel mondo, ma poi devi dirlo in giro perché dirlo può portare giovamento sicuro alla rete vendita. Anche questo abbiamo visto al Vinitaly e vediamo sempre più spesso: buonissime aziende pronte al salto, ma un po’ carenti dal punto di vista del marketing. Diamoci da fare tutti insieme.




