Annata difficile. Complicata. Con conseguenze piuttosto gravi per l’agricoltura in tutta la penisola. In Tuscia a macchia di leopardo. Fondamentale l’opera dell’uomo. Anche per l’E.V.O. un’ annata da lasciare alle spalle il prima possibile.
D’altronde non ci sono più le mezze stagioni. Non si capisce più nulla. Sembra un clima monsonico.
Intervistare i protagonisti. Chi, con fatica, continua a fare della qualità e della redditività una stella polare. Per non generalizzare. Per dar conto di un territorio, seppure piccolo, così differente. Con peculiarità così rilevanti.

Nicola Fazzi della Cooperativa Colli Etruschi di Blera. La quintessenza del Tuscia D.O.P., l’E.V.O super premiato: – L’influenza dell’annata è determinante. Noi abbiamo seguito i nostri soci nella pratica agricola continuando la lotta guidata. Abbiamo aperto il frantoio il 3 ottobre, 15 giorni prima degli altri anni. Con il nuovo impianto e una maniacale pulizia giornaliera siamo riusciti a fare un prodotto di qualità– . La caninese il lietmotiv di tutti i produttori, – è una varietà più resistente alla mosca olearia, tutto sommato si è salvata – continua – abbiano avuto un 30% in meno di produzione. Sorprendente e interessante il biologico. Chi lo ha fatto come si deve ha avuto buoni risultati!–

Laura De Parri la Signora del Canino D.O.P., del Cerrosughero, l’altra punta di diamante, pluripremiata, della Tuscia –Abbiamo dovuto fare più trattamenti e raccogliere prima, intorno al 10 ottobre. L’annata è quella che è. Con tanta dedizione e avendo la fortuna di avere la caninese abbiamo salvato il raccolto è prodotto un buon olio. Le cultivar precoci, eccetto il Maurino, che anche quest’anno ha detto la sua, sono state falcidiate dalla malattia. – Conclude – Siamo moderatamente, per come si era messa, soddisfatti. D’altronde la nostra è un’attività a “cielo aperto”! –

Luciano Stocchi della Cooperativa Olivicola di Canino, una dimensione cooperativistica molto più grande – Non male per un’annata così particolare. Nella nostra zona è piovuto meno che in altre parti. Con una scientifica lotta guidata abbiamo portato in frantoio buone olive. Certo – chiosa –il raccolto è stato minore, un 20% in meno e la resa del 10% , inferiore di tre punti, ma in certe annate per mantenere la nostra qualità, qualcosa dobbiamo sacrificare!–
Per Pietro Scibilia dell’Olitar di Tarquinia – Un’annata così, in tanti anni di attività non mi era mai

capitata! Quando si verifica bisogna moltiplicare gli sforzi e i trattamenti. Chi ha fatto la lotta guidata “come Cristo comanda” ha salvaguardato la redditività e la salubrità delle nostre olive. Solo così, moltiplicando le attenzioni innanzitutto agronomiche, potremmo attraversare indenni questi cambiamenti climatici così dirompenti. La nostra fortuna – sorride – si chiama caninese più resistente alle malattie e con caratteristiche organolettiche superiori–.

Andrea Battaglini dell’omonimo frantoio di Bolsena, anche lui da sempre punto di riferimento per le guide del settore: – Annate così sarebbe meglio non averle! Per mantenere i nostri standard qualitativi bisogna selezionare, selezionare, selezionare! Le olive raccolte allora dimezzano, le rese si abbassano notevolmente. Non possiamo fare altrimenti. Le olive dell’azienda familiare sono in biologico. L’accortezza è, per forza di cose, maggiore, ossia ossessiva. Abbiamo avuto buoni risultati in collina. Non si può dire altrettanto dei terreni a livello del lago (sempre a 305 metri, comunque, s.l.m. ndr), nostra croce e delizia!–.
Angelo Trapè presidente della Cooperativa Le Mosse di Montefiascone: – Da noi, oltre l’annata che tutti abbiamo potuto vedere, c’è stata, purtroppo, anche una brutta grandinata. Abbiamo raccolto un 60% in meno, con rese addirittura sotto al 10%. Solo così abbiamo salvaguardato i nostri riconosciuti livelli qualitativi. Credo sia fondamentale rifinanziare la “lotta guidata” non è più procrastinabile! Per il nostro territorio, per i nostri soci la coltivazione delle olive è una quota importante del reddito–.

Concludiamo il nostro giro sui Monti Cimini da Rosato Cioccolini dell’omonima azienda di Vignanello: – Quando ci sono annate così particolari l’unico accorgimento è una accurata, severissima, selezione. Quest’anno abbiamo pagato 85,00 € a quintale le olive. Lavoriamo al 100% caninese. Questo, ovviamente ci aiuta. Le analisi lo dimostrano: 0,35% di acidità, 5/6 meq O2/kg perossidi oltre 300 mg/kg di polifenoli. Fondamentale sarebbe riuscire a strappare un prezzo superiore. Qui dobbiamo fare squadra. Il nostro territorio sia per qualità organolettiche, che per il fatto di avere due D.O.P. può ambire a dire la sua, non solo sulle guide, come ampiamente dimostrato, ma nel mercato di qualità, non solo italiano–.




