Nel penitenziario romano di Rebibbia, da qualche tempo, è attivo un vero e proprio che dà lavoro, per adesso, a quattro detenute. Si tratta di un’attività nel rispetto di tutte le normative per la lavorazione del latte crudo, che produce 20 chili al giorno di quattro tipi diversi di formaggi e una ricotta di latte biologico proveniente da una cooperativa di Poggio Mirteto (RI). La produzione è riconoscibile dal marchio Cibo Agricolo Libero.
Al momento i formaggi sono venduti nello spaccio del carcere e serviti nei ristoranti che fanno capo al marchio DOL ma presto saranno presenti nel mercato della Coldiretti al Tiburtino. L’iniziativa, avviata nella casa circondariale femminile di Rebibbia da Vincenzo Mancino, titolare del ristorante Pro Loco DOL nel quartiere romano di Centocelle, è stata presentata dal presidente di Fondazione Campagna Amica, Toni De Amicis, alla presenza della direttrice del carcere di Rebibbia, Ida Del Grosso, dell’assessore all’Agricoltura della Regione Lazio, Carlo Haussman, e del direttore di Coldiretti, Aldo Mattia.
Mancino ha avvicinato per la prima volta la realtà di Rebibbia partecipando a una gara di cucina tra detenute organizzata dall’associazione di volontariato A Roma Insieme. Grazie a un investimento totalmente privato e a fondo perduto, con l’aiuto della direttrice di Rebibbia e degli agronomi Giulia, Michele e Luigi, Mancino ha dato avvio alla creazione del caseificio Cibo Agricolo Libero nell’area della “pulcinaia”, che è stata sgomberata dai pulcini per farli crescere all’aperto. Le candidate “casare” tra le detenute inizialmente erano 10, poi ne sono state selezionate solo 4 per frequentare un corso di formazione tenuto da maestri del settore.
“La solidarietà è stata solo la benzina che ha messo in moto l’intero ingranaggio – ha spiegato Mancino – ma non deve assolutamente essere il motivo per cui un consumatore è spinto a comprare questi prodotti. Che non possono che essere buoni, visto e considerato anche la materia prima di partenza. Poi è inutile negare che alle detenute coinvolte è cambiata la vita. Noi ci crediamo. Così come crediamo a questo progetto che si aggiunge alle altre iniziative che, in Italia, uniscono il mondo della detenzione a quello della produzione di cibo di qualità“.
La direttrice di Rebibbia, Ida Del Grosso ha ricordato come da tempo all’interno del carcere esiste un’azienda agricola certificata bio dove, su circa 2 ettari di terreno, destinati a raddoppiarsi, oltre all’allevamento di polli, conigli, tacchini e ovini, vengono coltivati ortaggi, legumi, e insalate. La Del Grosso ha anche annunciato che presto verrà aperto un chiosco all’esterno del carcere per la vendita diretta al pubblico dove potranno anche essere venduti i formaggi di Cibo Agricolo Libero. “Si tratta di opportunità di grande importanza per le detenute – ha concluso – che possono dimostrare a se stesse in primo luogo e poi alle loro famiglie di essere diventate autonome e di poter contare sulla propria capacità lavorativa“.




