Raccontare una verticale. Di Cesanese del Piglio. Senza usare sentore di. Profumi di. In bocca, Minerale. Nuances. Frutta. Floreale. Erbe aromatiche. Macchia mediterranea. Sapido. Nerbo. Riuscire a trasmettere la storia, la sapienza, le mani nodose di Giovanni Terenzi. Le traversie, l’orgoglio, la curiosità di un giovane di oltre i sessanta. Non è facile.
Aiutato dalla maestria di Giampaolo Gravina.

Di sicuro è più semplice. Con le sue metafore, le sue analogie. Il suo saper raccontare l’essenza di un vino. Il Vajoscuro di Terenzi. Dieci annate. Armando e Pina, i figli di Giovanni, ci hanno ospitato nella nuova sala degustazioni della Cantina. A La Forma. Non a Serrone. Ci tengono a precisarlo. Arriviamo e troviamo amici. Massimo Roscia, Pasquale Pace. Grandi esperti di questo territorio. Siamo curiosi. Seguiamo questa cantina dal 2006. Sempre con interesse, ma soprattutto consapevolezza di essere di fronte a un progetto chiaro. Volontà nel perseguirlo.
Questa verticale ne è la dimostrazione. Nato come vitigno di pronta beva, il Cesanese da alcuni anni è diventato l’emblema dei rossi della regione. Il paradigma per capire una viticoltura considerata, a torto, retriva, incerta ed immobile. Questa occasione è ghiotta per approfondire la questione. Partendo dalla degustazione di un vino, il Vajoscuro nelle sue declinazioni, senza voler essere un “calare l’asso di bastoni” come ci spiegava Gravina.
Uve provenienti da un terreno rosso e ciottoloso sempre soleggiato a 450 m. di altezza. La vigna originaria era del 1973. In quegli anni non si facevano diradamenti, per cui le piante erano sfruttatissime e necessitavano di reimpianto, che è avvenuto nel 2004. Come ci ha raccontato l’enologo Roberto Mazzer. Si è proceduto gradualmente ad espianti e reimpianti per cui è la prima annata in cui sono presenti in maniera preponderante le nuove viti è il 2008.

Le barbatelle utilizzate, ci ha spiegato Armando Terenzi, provenivano dal vigneto storico dell’azienda il Colle Forma. Erano del Cesanese d’Affile (più piccolo del Cesanese comune) che è stato reinnestato e preparato a Conegliano. Un vitigno molto instabile, difficoltoso da mantenere in equilibrio tra la maturazione fenolica, tecnologica ed alcolometrica.
La sensazione è nel bicchiere!
Giampaolo Gravina sottolinea la differenza tra i vini del vecchio impianto che fanno parte della prima batteria 2001-03, la fase intermedia 2004-05-06; l’esplodere delle ultime annate 2008-09-10.
Degustazione inframmezzata da aneddoti raccontati con saggezza contadina da Giovanni.

Il racconto di suo zio che lavorava con i somari a cui un fiasco di vino bastava per una cena, “finché non la finiva non andava a dormire” è un modo per parlare del Cesanese come di un vino di pronta beva, con poco alcool, da bere in annata. Di contro lui, invece, oggi apre una bottiglia e se la gusta anche in tre giorni lasciandola aperta per capirne le caratteristiche e l’evoluzione.
Paradigmatico il racconto di Veronica, la nipote, della vendemmia 2001 quando una gelata preoccupò moltissimo Giovanni. Era Pasqua. Ma anche il pranzo, quello tipico dei giorni di festa in cui la famiglia si riunisce, iniziò in ritardo per aspettare Giovanni di ritorno dal giro di perlustrazione nelle vigne. “Zio Giovanni stette tutto il pranzo e la giornata triste, in silenzio. Sembrava che quell’anno Cristo non potesse risorgere!”

Quell’annata, eppure, risulta oggi buonissima. Non solo da Terenzi, ma in tutta la zona. Un vino ancora graffiante, nevrile, intrigante.
Armando e Pina hanno indirizzato il lavoro agronomico ed in cantina verso una innovazione che si avvale dell’immensa esperienza di Giovanni. Tanto “vino è passato sotto i ponti” da quando – come racconta Pasquale Pace, “ Il Gourmet Errante”– “Santa, la moglie di Giovanni, si nascose dietro il casaletto della vigna di Vajoscuro ad aspettarlo. Appena Giovanni iniziò la vendemmia verde lo raggiunse di soppiatto e gli puntò contro le forbici da pota intimandolo a desistere.”
Il risultato è nell’ultime annate 2008-09-10. Ci racconta di un Cesanese che è intrinseco delle sue carateristiche peculiari: la sua acidità, i suoi tannini graffianti, ma con un fruttato fresco e gratificante. Un vino che scommetto, è indirizzato negli anni ad evolvere nella giusta direzione, verso una maturità gustativa ed organolettica. Visitando nel pomeriggio la vigna abbiamo realizzato il tutto. Zona Cru il Vajoscuro. Esposizione a Sud. Terreno prevalentemente calcareo. Molto ventilato. 450 m. s.l.m.
Lavorato con accortezza. Solo l’uva della porzione superiore del terreno va nel “guado oscuro (Vajoscuro)”. D’altronde se ne fanno poco più di duemila bottiglie!

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Le annate degustate: 2001, 2003, 2004, 2005, 2006, 2008, 2009, 2010
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Giampaolo Gravina vicecuratore della Guida “I Vini d’Italia” de L’Espresso
Massimo Roscia coordinatore editoriale Il Turismo Culturale
Pasquale Pace “Il Gourmet Errante“
Cesanese del Piglio D.OC.G. Vajoscuro Scheda
Via Forese 13
La Forma
Serrone (FR)
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