Buffet nel deserto

copertina Buffet nel deserto

Schermata 2014-11-30 alle 08.54.51Immaginate un cowboy che cavalca solitario nella valle della morte in Arizona che, a un certo punto, in mezzo a cactus e cespugli, proprio sotto la quinta cinematografica di rocce, vede un banchetto allestito di tutto punto, un buffet di dolci e leccornie dispiegato sotto un’esedra bianca ornata di ghirlande, con tanto di camerieri. È il video Celebration di Hans Op de Beeck, un’ opera del 2006 che in quattro minuti ci porta nell’atmosfera estraniante di un’Alice americana in cui l’ossessione per il dettaglio domina e gestisce l’immobilità della posa con minimi spostamenti. Ecco un alito di vento, infatti, che muove la veste del tavolo, la tovaglia, poi un nastro a cui risponde un minimo spostamento di uno dei personaggi, scelti in coppia, grassi e magri, disposti a seguire il fastigio posticcio che divide la scena dal paesaggio come se fosse il recinto dell’assurdo. Assurdo è l’accostamento tra il deserto e l’affollatissimo set allestito da colui che possiamo definire il maestro della natura morta contemporanea Hans op de Beeck, erede del dettaglio fiammingo del XVII Secolo, bravissimo organizzatore di composizioni pittoriche, regista di atmosfere estranianti in cui la staticità del soggetto vibra in bilico con la dissolvenza. In Celebration non sappiamo se la festa sia all’inizio o alla fine tutto parrebbe ordinato e fermo, un tableau vivant sospeso tra scena naturale e artificiale, tra ciò che è sempre stato e ciò che è stato allestito provvisoriamente che però sembra trasformare lo sfondo in un diorama finto. Hans punta anche stavolta sulla finzione immergendo il dettato morale della vanitas vanitatis nel pittoresco dove lo spazio sconfinato diventa piacevole giardino, leziosa ma opprimente esedra dai toni farseschi, come il ciccione spaparanzato sulla sedia, a destra, ci introduce nella scena, sembra rubato a un quadro di Hogarth. Tutto è organizzato ma sul ciglio del disfacimento, poiché la lenta cottura del sole sta per sciogliere, inesorabilmente, quella precisa disposizione di cibi e inservienti sì da portare il bianco ritmo binario delle colonne e delle sedie, roventi calotte scintillanti, vetri trasparenti e candidi drappeggi verso il destino del miraggio. Proprio nello stridere dei due piani convenzionali della rappresentazione c’è l’arte di Hans Op de Beeck, ultimo maestro della natura morta.

Celebration  www.youtube.com

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