Antidepressivo d’avanguardia

Marinetti5
Filippo Tommaso Marinetti

Tanto si dice sulle proprietà terapeutiche del cibo, sulle qualità  di spezie e infusi, sull’inebriante capacità di seduzione degli odori, sul trasporto dionisiaco delle bevande, del vino in particolare. Oltre a tutto questo  ci si mettono anche le sperimentazioni culinarie, fatte artatamente da chi proprio sull’esperimento ha fondato la propria creatività, ossia l’artista d’avanguardia. Abbiamo già parlato su questo giornale della cucina dei Futuristi,  ma forse non è stato accennato che il loro bizzarro modo di cucinare e di accostar sapori e fragranze fosse anche un anti depressivo. Lo rivela un aneddoto raccontato dai redattori del libro La cucina futurista, Filippo Tommaso Marinetti e Luigi Colombo detto Fillia. Il libro, che uscì nel 1932, racconta un episodio avvenuto due anni prima in casa di Giulio Onesti sul lago Trasimeno. I protagonisti sono i futuristi Enrico Prampolini, Fillia e il capo del movimento d’avanguardia Marinetti. Tutto si svolge in quella fase del cosiddetto Secondo Futurismo chiamata Aeropittura, cioè il momento in cui gli artisti amavano dipingere paesaggi scorti dalle cabine di pilotaggio degli aerei o scolpire improbabili cabrate e virate sottosopra. Il lago Trasimeno era, pertanto, uno dei soggetti prediletti di aeropittori come l’umbro

Gerardo Dottori Virata su fiumi, lago, mare, 1934, tempera su tavola, 60x70
Gerardo Dottori Virata su fiumi, lago, mare, 1934, tempera su tavola, 60×70

Gerardo Dottori, appare quindi ancor più stridente il luogo della vicenda raccontata da Marinetti e Fillia con le ardimentose prospettive dello stesso lago dipinte da Dottori. Ciò è altresì evidente per il fatto che i due futuristi trovano l’amico in uno stato depressivo così forte da rasentare, a suo dire, il suicidio. Il motivo era la morte a New York di un’amante, anch’essa suicida, che però sarebbe stata in procinto di esser sostituita da un’altra donna, di simile aspetto, che avrebbe raggiunto il povero depresso di lì a poco. Giulio Onesti divorato dal dubbio, si barcamena tra la possibilità di accogliere un nuovo amore nel suo cuore o di farla finita per non tradire la memoria dell’amata. Angosciato dal dilemma, medita di auto infliggersi la morte …

«A meno che?» concluse Marinetti «a meno che tu ci conduca immediatamente nelle tue ricche e fornite cucine.»

I futuristi cominciano a questo punto la loro preformance culinaria, lanciati da Prampolini che dittatorialmente espelle i cuochi dalla cucina. Ma cosa si accingono a fare i marinettiani? Elaborando un’iperbolica scorta d’ingredienti si muovono in una cucina in tumulto, dove pentole rovesciate e gesti vistosi s’incrociano sui fuochi per scolpire delle opere d’arte commestibili con: farina di castagne, farina di grano, farina di mandorle, farina di segala, farina di grano turco, polvere di cacao, pepe rosso, zucchero e uova, olio, miele e latte e un quintale di datteri e di banane. Fillìa lavorò a un

“aerocomplesso plastico di farina di castagne, uova, latte, cacao” dove piani s’intersecavano a spirali di pasta frolla. Prampolini, dietro paraventi innalzati per l’occasione, realizzò una scultura futurista di una donna che appariva gustosa: “a tal punto la carne della curva che significava la sintesi di tutti i movimenti dell’anca. E luceva di una sua zuccherina peluria eccitando lo smalto dei denti nelle bocche attente dei due compagni. Sopra, le sferiche dolcezze di tutte le ideali mammelle parlavano a distanza geometrica alla cupola del ventre sostenuta dalle linee-forze delle cosce dinamiche”.

Il capolavoro culinario concentra, a questo punto, tutte le abilità dei cuochi – artisti, spinti, sembra, più dalla libidine che dalla perizia plastica sentite:

“Mani inspirate. Nari aperte per dirigere l’unghia e il dente. Alle sette nasceva dal maggior forno della cucina La passione delle bionde, alto complesso plastico di pasta sfogliata scolpita a piani degradanti di piramide ognuno dei quali aveva una lieve curva speciale di bocca ventre o fianchi, un suo modo di fluttuare sensualissimo, un sorriso suo di labbra. In alto un cilindro di pasta di grano turco girante su perno, che velocizzandosi scapigliava in tutta la camera una massa enorme di zucchero filato d’oro”.

Sicuramente, ci riporta il cronista futurista, la depressione di Onesti sta per essere fugata. Alla vista del prodigio alimentare, l’ospite abbacchiato si riprende e bacia la creazione; ma non finisce qui. Il vulcanico Enrico Prampolini continua a dar fondo alla sua creatività e insieme a Fillia sforna:

“una snella velocità slanciatissimo «lazo» di pasta frolla, sintesi di tutte le automobili affamate di curve lontane e una leggerezza di volo che offriva alle bocche guardanti 29 argentee caviglie di donna miste di mozzi di ruote e d’ali d’eliche tutte formate con soffice pasta lievitata”

E non solo, Marinetti si accorge, a un certo punto, che Onesti trema nell’attesa della sua nuova fidanza che sta per arrivare, e dopo aver proposto una composizione di cioccolata e torrone, rappresentante le forme della nostalgia e del passato, si appresta con i suoi adepti alla lenta elaborazione dell’ultima portata. Alle sei del pomeriggio, Il capolavoro: le curve del mondo e i loro segreti.

“La sua architettura obliqua” dice il narratore “di curve molli inseguentisi in cielo nascondeva la grazia di tutti i piedini femminili in una folta e zuccherina orologeria verde di palme di oasi che meccanicamente ingranavano i loro ciuffi a ruota dentata. Più sotto si sentiva la garrula felicità dei ruscelli paradisiaci. Era un mangiabile complesso plastico a motore, perfetto”.

L’ingresso dell’ospite femminile della cena futurista, atteso nell’angoscia, conferma la reverenza dell’immaginario degli ospiti verso la femminilità fatale, il cui fascino risulta, in tal caso, ancor più micidiale a causa delle circostanze. Gli ospiti d’avanguardia a questo punto attuano il loro piano risolutivo, un po’ per aiutare l’amico depresso, un po’ per non soccombere alla seduzione della nuova arrivata: mostrano la loro creazione. Dopo aver chiarito la loro posizione verso il gentil sesso: “Amiamo le donne. Spesso ci siamo torturati con mille baci golosi nell’ansia di mangiarne una.” I commensali rivelano la funzione del loro operato quasi fosse fisiologicamente impellente, allarmando la sopravvenuta. D’un tratto, i futuristi si addormentano, e Onesti si appresta a consumare avidamente l’opera d’arte commestibile. Il risultato di questa simbolica antropofagia? “Giulio uscì allora nel parco tutto invaso dalle sussultanti tubature dei rumori del tuono. Era insieme sgombro, liberato, vuoto e colmo. Godente e goduto. Possessore e posseduto. Unico e totale”.

Misto di reminiscenze della prima ora e suggestioni surrealiste, il racconto di Marinetti, è il frutto di un futurismo stanco oramai totalmente assorbito dalla retorica fascista che da lì a poco farà del poeta d’avanguardia un accademico, celebrandolo su quell’altare che era stato il principale bersaglio degli esordi. La donna è ancora nemica ma, al contempo, è motore dell’azione umana che si appresta a distillare i suoi sapori per riprodurli sotto forma di cibo, in un gioco di evocazioni e analogie. Il tutto, però, si risolverà quasi in un sogno, i futuristi, infatti, presenziano dormendo al pasto risolutivo.

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