Dopo le fatiche del Vinitaly. Riprendiamo gli appunti delle Anteprime Toscane.
Domenica 16 febbraio l’abbiamo passata a Montepulciano. Nella splendida cornice della Fortezza abbiamo, insieme alla Contessa, degustato i Vino Nobile delle 41 cantine presenti su 78 associate al Consorzio. Per le caratteristiche dell’annata rimandiamo ai dati del Consorzio.
È bene ricordare brevemente alcune cifre. Il valore patrimoniale delle aziende agricole che producono Vino Nobile ammonta a oltre 200 milioni di euro, a circa 150 milioni il valore patrimoniale dei vigneti (in media un ettaro vitato costa sui 150 mila euro), di 65 milioni di euro è il valore medio annuo della produzione vitivinicola.Una cifra importante per un territorio nel quale su 16.500 ettari di superficie comunale, 2.200 ettari sono vitati (circa il 16%)
Più di 250 viticoltori coltivano questi vignetti (90 gli imbottigliatori dei quali 78 associati al Consorzio dei produttori) che nel 2013 hanno prodotto 56.000 hl di Vino Nobile e circa 17.000 di Rosso di Montepulciano. Oltre mille i dipendenti fissi impiegati dal settore vino a Montepulciano, ai quali se ne aggiungono altrettanti stagionali. Nel 2013 sono state immesse nel mercato circa 7,4 milioni di bottiglie di Vino Nobile e circa 2,5 milioni di Rosso di Montepulciano
Tornando all’Anteprima. Organizzazione molto buona, da segnalare il libretto di degustazione ben fatto! Produttori disponibili e cortesi, le sale troppo piccole per l’importanza dell’evento. Si stima che più di mille persone siano passate quel giorno alla Fortezza .
I vini che dire… come ogni anno avvertiamo una confusione, un disorientamento a definire che cosa sia oggi il Vino Nobile. La possibilità di utilizzare il 30% di altri vitigni, oltre il Sangiovese, connota, modifica e rende difficile trovare un trait d’union, un filo rosso.
In molte versioni i vitigni “migliorativi” marcano incredibilmente il Vino Nobile.
Una specie di labirintite ci assale passando da un tavolo all’altro.
Qui Cabernet Sauvignon, là Merlot, di fronte Shiraz e compagnia cantando.
I più “territorialisti” mantengono la tradizione con Colorino, Mammolo, Ciliegiolo e Canaiolo.
I più audaci dichiarano Sangiovese in purezza. Di certo il fatto che il 74% (dati del Consorzio) delle bottiglie siano destinate all’export ci aiuta a capire questo bailamme. Tuttavia non ci convince. Lungi da noi pensare a filippiche integraliste. Tante volte sorridiamo alla moda del Terroir. Al fatto che siano i “cittadini” a definire la campagna e il suo paesaggio. Però ci sarà pure un modo per definire in maniera più netta una linea identificativa che possa chiarire cosa aspettarci nel calice quando acquistiamo un Vino Nobile!
I nostri assaggi sono stati comunque interessanti.
La cantine che ci sono piaciute di più sono state: Bindella, Boscarelli, Contucci, Dei, Montemercurio, Poliziano, Salcheto, Tre Rose in rigoroso ordine alfabetico.
Da segnalare il ritorno di Avignonesi con un nuovo stile e una strada appena iniziata. La difficoltà per loro sarà (è) l’aspettativa di un Vino all’altezza di chi li ha preceduti e ha fatto grande – non da soli ovviamente – Il Nobile.
Una ennesima menzione speciale alla Vecchia Cantina di Montepulciano che oggi più che mai dimostra che si possono fare vini di qualità anche in una Cantina sociale.




