La sostenibilità ambientale e le produzioni di qualità sono temi cardine e punti fondamentali per le aziende impegnate nel settore agroalimentare, che mirano all’eccellenza dei propri prodotti. Proprio per queste ragioni, l’agricoltura biologica e biodinamica sta prendendo sempre più piede sul suolo italiano, dando risultati spesse volte sorprendenti anche in termini di mercato. È il caso dei risultati ottenuti durante l’anno 2020 dall’export dei prodotti coltivati seguendo il modello biodinamico.
Se tutto il settore delle esportazioni italiane ha subito un calo notevole, pari al -9,9%, e quello agroalimentare continua la sua crescita in maniera più moderata rispetto agli anni precedenti (+1,7 % contro il +7% ottenuto nel 2019), l’export di prodotti biodinamici segna un notevole aumento nelle vendite, raggiungendo il +14% nei primi 11 mesi dell’anno della pandemia. Anche il biologico raggiunge ottimi traguardi in questo comparto, chiudendo l’anno con un +8%. Questi dati rappresentano sicuramente una medaglia nel settore, per le 4.500 aziende che sposano il metodo biodinamico e le oltre 80.000 biologiche. Una medaglia indubbiamente d’oro, se si osservano le cifre raggiunte in termine di remuneratività: secondo l’ultima indagine sulla biodinamica pubblicata sul Bioreport 2018 il fatturato medio per ettaro di un’azienda certificata biodinamica risulta essere di 13.309 euro, superando sia la produzione lorda vendibile di un’azienda biologica (2.441 euro), che quella di un’azienda convenzionale (3.207 euro). Un dato importante se teniamo conto che l’Italia, anche nel 2020, si è confermata il primo paese in Europa per valore aggiunto in agricoltura, pari a 31,3 miliardi di euro. L’agricoltura biodinamica rappresenta quindi un modello decisamente redditizio per le aziende agricole italiane, soprattutto per chi mira all’export: il 95% dell’intera produzione è destinata a lasciare lo stivale e, in alcuni casi eclatanti, alcune aziende si dedicano esclusivamente all’esportazione. È questo il caso della Fattoria La Vialla, una delle più grandi aziende biologiche d’Europa, che vende la totalità della sua produzione in Germania, o del consorzio Bif (consorzio italiano che riunisce numerose imprese biodinamiche) che esporta il 100% dei suoi prodotti.
“Tali dati documentano il cambiamento dei consumi alimentari a seguito della pandemia e sono un esempio utile per adottare una strategia di sviluppo dell’agricoltura del Paese verso produzioni di pregio e mercati più remunerativi”, spiega Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica. “Puntare alle produzioni di pregio che interessano i mercati più ricchi può essere determinante per il Paese, che è già il maggior esportatore al mondo di prodotti biologici, dopo gli Stati Uniti. Per questo il trend biodinamico meriterebbe di essere esplorato per facilitare i processi di miglioramento continuo delle performance economiche dell’agricoltura italiana, coerentemente con la vocazione di alta qualità del comparto agricolo nazionale e con la sfida del Green Deal Ue.”






