GRASPO incontra, on line, The Wine Hunter

Quattro testimonianze dalla Val di Susa al Molise, dalla Sardegna a Frascati
Copertina Hunter

 

Helmuth Koecher

L’esperienza di GRASPO sta lentamente diventando un intenso percorso di incontri e confronti con i custodi dei vitigni rari e i più autorevoli ampelografi. Racconti dove, forse per la prima volta, accanto all’identificazione, alla storia, alle caratteristiche del vitigno e del vino vengono valorizzate le persone.
Una esperienza di oltre 100.000 chilometri in tanti territori italiani, incontrando tantissimi produttori, eseguendo numerosissimi prelievi di materiale vegetale per stabilire l’identità dei vitigni, scoprendo ad oggi 15 nuove varietà di uva e realizzando solo nell’ultima vendemmia oltre 100 microvinificazioni.
Una sorta di viaggio ideale che ha stimolato anche l’interesse e la curiosità di Helmuth Koecher patron e fondatore di Merano Wine Festival che ha voluto dedicare a questa esperienza di incontri una puntata di Wine Hunter Talk sulla piattaforma Wine Hunter Hub ai vitigni rari e al valore della biodiversità viticola.

GRASPO ha testimoniato in questa occasione alcune storie di sindaci, di piccole comunità, di associazioni e aziende che

Stefano Turbil

condividendo questo pensiero hanno collettivamente e concretamente contribuito alla salvaguardia della biodiversità viticola locale anche tutelando vecchie vigne, storici sistemi di allevamento e ancestrali pratiche agricole; per poi passare la parola ad alcuni custodi come Stefano Turbil viticoltore in Val di Susa e titolare dell’azienda La Chimera.
I vitigni che Stefano Turbil ritiene fortemente identitari sono il Becuet e l’Avanà i quali hanno fra gli antenati il vitigno Persa, un rosso francese figlio del Savagnin Blanc e di genitore ignoto. Dal 2014 Stefano ha modificato il modo di produrre l’Avanà vinificandolo in rosato per produrre un ottimo spumante metodo classico. Il Becuet si presta bene alla produzione di rossi da lunghe macerazioni con adeguato affinamento in legno. Nella Valle è in corso il recupero di una antica varietà, frutto dalla ibridazione naturale di Avanà e Becuet, chiamata Ciamusel.

Claudio Cipressi

Dal Piemonte si arriva, metaforicamente, al Molise con il racconto della Tintilia fatto da Claudio Cipressi,
Claudio è un imprenditore caparbio e determinato, che inizia negli anni ’90 una sua personale ricerca sull’antico patrimonio genetico della viticoltura molisana, supportato in questo dalla sensibilità e convinta passione dell’agronomo Michele Tanno.
Una ricerca metodica e non senza difficoltà che permette però fin dall’inizio di individuare in un antico vigneto coltivato ad alberello, la Tintilia. Un vitigno che ha qui trovato le condizioni climatiche ideali per diffondersi.
Inizia così un lungo e delicato lavoro di selezione in vigna per individuare i biotipi più interessanti ed in cantina con la loro micro vinificazione, fino al 1996 quando inizia anche il primo allevamento con l’impianto di alcuni ettari.
Inizia anche tutto il lungo iter burocratico per la sua iscrizione nel Registro del Ministero che arriva nel 2002.
Un successo che lo convince ad investire ancora in questo vitigno, un successo condiviso con tante altre aziende del territorio. Se nell’azienda di Claudio sono 12 gli ettari di Tintilia, la superficie complessiva su base regionale supera oggi i 70 ettari, certificandone il suo totale recupero.
Claudio descrive la “sua” Tintilia come un vitigno rustico, che resiste bene al freddo, ma non molto vigoroso e con una produttività piuttosto bassa.

Piero Cella

La vera sorpresa è però che presto in cantina la Tintilia potrebbe avere nuova compagnia, Claudio con l’Università del Molise sta lavorando su un altro vitigno perduto molto promettente, che a dispetto del suo nome Morese è invece a bacca bianca.
Se da Cipressi un nuovo futuro è già cominciato è poi Piero Cella di Quartomoro di Sardegna a raccontare cosa sta succedendo sul fronte del recupero dei vitigni rari in questa Isola dei Tesori.
Per chi volesse infatti conoscere bene tutto il ricco patrimonio ampelografico della Sardegna, ottimizzando tempo e chilometri, non può prescindere da una visita all’azienda Quartomoro di Piero e Luciana Cella in località Is Bangius comune di Marrubbio in provincia di Oristano.

Memoria di Vite

Quella di Piero e Luciana in effetti non sembra neanche una cantina ma un moderno museo interattivo dove vitigni, vini, territori e persone interagiscono in un suggestivo racconto.
Testimonianze forti di questo impegno sono il campo collezione Memorie di Vite e La vigna dei Bambini che raccolgono oltre 50 varietà storiche sarde: Vermentino, Nuragus, Semidano, Arvisionadu, Nasco, Girò, Cannonau, Bovale, Carignano, Cagnulari, Muristellu
Con un clic sulla tastiera eccoci subito nel Centro Italia
Vittorio Giulini, imprenditore curioso attento e anche un po’ visionario, arriva da Milano dove ha lasciato un segno importante nel mondo della moda e della finanza. Oggi si dedica invece, con costanza e passione, alle sue due aziende: Tenuta la Marchesa nel Gavi e Tenuta di Pietra Porzia nel Frascati.

Vittorio Giulini

Due realtà importanti e fortemente identitarie lontane 500 chilometri ma accomunate da alcuni fattori fortemente condivisi. Sono entrambe inserite in un contesto paesaggistico incredibile e valorizzate da testimonianze architettoniche e storiche, caratterizzate da una maniacale attenzione alla sostenibilità ed all’accoglienza.
Se in Tenuta la Marchesa Albarossa, Pelaverga, Slarina e Uvalino sono la testimonianza concreta di questa sensibilità non scontata, a Tenuta di Pietra Porzia sono il Lecinaro e il Raspato con identità e originalità a sottolineare questo forte legame tra vitigno e territorio.

Il viaggio continua…
Foto di Gianmarco Guarise
graspo@carlozucchetti.it
 

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