Graspo ha pescato e trovato nel «mare magnum» della biodiversità viticola centinaia di varietà di antica coltivazione, che popolano in abbondanza l’antica Enotria e dove il Veneto rappresenta un bacino importante. Credere che sia un progetto di sola ricerca vinicola limitato ai confini regionali sarebbe fuorviante. La verità, infatti, è che questo è un progetto culturale del terzo settore che si basa anche sulla solidarietà e ha già coinvolto attori a livello nazionale e internazionale.
«L’azienda toscana Sassotondo, ad esempio – ha spiegato Aldo Lorenzoni – investirà sull’Etna, producendo un vino la cui vendita finanzierà la ricerca sui vitigni perduti del vulcano. E a Capo Verde aiuteremo padre Ottavio Fasano a gestire 23 ettari di vigna piantata anche con vitigni dimenticati.»

Magrè custodisce una vigna monumentale piantata 422 anni fa
Parlando di vitigni antichi, autentici patriarchi, Graspo ha inviduato decine e decine di vigne centenarie. A Magré, in Alto Adige, il vignaiolo Robert Cassar custodisce un’antica vigna addossata alla sua casa. Fu piantata nel lontano 1601 si legge in una lastra posto a fianco della monumentale vigna.
«Nell’ottobre dell’anno di grazia 1601 fu messo a dimora questo tralcio di vite dell’antico ceppo Feichter di proprietà di Clement Feichter, tramite il fittavolo Domenig do Valentini originario della Val di Sole».
Il suo nome è impronunciabile: Hörtröte o Roter Hörtling e domina la piazza del paesino altoatesino. L’antico vitigno – non sappiamo se esistano altri esemplari – l’anno scorso ha prodotto 43 chilogrammi di uve che sono state vinificate ottenendo 35 bottiglie.
«Uniche, rare e preziose» ha commentato Aldo Lorenzoni. La pianta è protetta dalla Provincia Autonoma di Bolzano come Monumento Naturale, ma solo la cura e la passione del custode e proprietario della vite, Robert Cassar, hanno fatto sì che a distanza di 422 anni la storica vigna goda ancora ottima salute. È una varietà di uva dal colore rosso tenue, molto zuccherina, il grappolo è compatto di forma conica con piccoli racimoli come ali, gli acini rotondeggianti, la polpa croccante quasi carnosa, il sapore è fruttato con note di susina, albicocca e lampone.
Vigna Versoalen a Castel Katzenzungen

Un altro monumento vivente è, sempre in Alto Adige, la vecchia vite Versoalen di Castel Katzenzungen a Prissiano, nel Burgraviato meranese. La pergola si estende per 300 metri quadrati addossata al muro di cinta dell’antico maniero. È considerata – racconta Josef Terleth, ricercatore del Centro Sperimentale di Laimburg – la vite più grande d’Europa e tra le più antiche in assoluto: oltre 360 anni di vita sulle spalle.
Attorno alla pianta, tutelata come monumento naturale dalla Provincia Autonoma di Bolzano, sono state piantate altre viti della stessa varietà a bacca bianca con il risultato di ottenere un piccolo vigneto di grande suggestione. L’anno scorso sono stati raccolti due quintali di uva. La vendemmia, la vinificazione e la commercializzazione delle bottiglie è affidata alla Cantina di Laimburg. Il vino ha un colore vivace, giallo verdolino. Il bouquet è delicato e regala sentori fruttati di lime e mela Golden Delicious. In bocca è molto fine con una spiccata acidità.
Le vigne da muro di Arquà Petrarca, di Saccola e di Badia Calavena sui Lessini
Il prof. Attilio Scienza ha dedicato un intero capitolo a questi monumenti viventi che costituiscono la memoria storica della nostra civiltà vinicola. E cita le vigne da muro di Arquà Petrarca sui Colli Euganei, di Saccola nel vicentino, di Badia Calavena sui Monti Lessini, di Begosso nel veronese, di Pombia nel novarese, di Clos de Vougeot in Borgogna, di Castel Katzenzungen, di Magrè in Alto Adige e di Maribor in Slovenia.

A Maribor (Slovenia) un’antica vigna da muro del ‘600 produce 80 chili d’uva
A Maribor, nell’antica Marburg an der Drau, capitale della Stiria slovena, da centinaia di anni vive sulla riva destra del fiume Drava una spettacolare vigna: la Stara Trta (Vecchia Vigna), forse la Vitis Vinifera Sativa più longeva al mondo. È inserita nel Guinness dei primati.
L’età di questa antica vigna addossata alla parete di una casa è stata determinata da test scientifici e convalidata da un dipinto datato tra il 1657 e il 1681 dove questa monumentale pianta è raffigurata aggrappata al muro della palazzina dove ancora oggi è ubicata.
La varietà di uva è a bacca rossa: la Modra Kavcina che ogni anno produce 80 chili d’uva il cui vino viene valorizzato con delle artistiche ed esclusive bottiglie. Disegnate dall’artista sloveno Oskar Kogoj, vengono regalate a mo’ di souvenir dal sindaco di Maribor ai personaggi in visita alla città.
Un’opera fondamentale sulla biodiversità: i custodi, i vitigni, i vini
L’associazione Graspo ha presentato alcuni dossier per l’iscrizione dei vitigni più interessanti al Registro delle varietà della vite del Ministero.
Tutta questa articolata attività è testimoniata da una pubblicazione fondamentale per gli studiosi di ampelografia dal titolo: «La biodiversità viticola, i custodi, i vitigni, i vini». Una pubblicazione che sintetizza il lavoro fatto fino ad oggi e che diventa uno strumento ideale per accompagnare le degustazioni di questi originalissimi vini.

Il Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano ha deciso di appoggiare il progetto Graspo, perché l’idea è quella di estendere la ricerca a tutto il territorio nazionale.
«È interessante la possibilità di poter recuperare il patrimonio genetico, la biodiversità della vite e averla, sia nella collezione ma anche come possibile progenitore di incroci futuri – sostiene Riccardo Velasco, direttore del Crea – considerando che questo materiale genetico contiene resilienze a quelle difficoltà climatiche con cui ci stiamo confrontando noi oggi. Sono vitigni antichi con pregi importanti che possono aiutarci nel miglioramento genetico.»
In Lessinia trovato il Gouais Blanc, padre dello Chardonnay e del Riesling
In Lessinia i ricercatori di Graspo hanno trovato in un vecchio vigneto, a 700 metri, il Gouais Blanc, padre dello Chardonnay, del Gamay, del Riesling e di 80 vitigni moderni, insomma la quasi totalità dei vitigni bianchi importanti.

«Vino dalla grande acidità e freschezza – racconta l’enologo Luigino Bertolazzi – il Gouais era presente anche nello Champagne, poi sostituito dallo Chardonnay. Dopo un periodo molto caldo, nel 250 dopo Cristo, durato oltre 200 anni in Europa, il Gouais Blanc venne piantato in Germania e nei Balcani, arrivando addirittura in Scozia, perché da varietà cruda e acerba riuscì finalmente a maturare bene.»
Quella vite, franca di piede, maritata al salice: la Bianchetta di pianura
Vitigni scomparsi in vigneti abbandonati, sia in alta quota che in pianura.
«La pianura ci ha portato fortuna – continua Luigino Bertolazzi – con una pianta di Bianchetta trevigiana di 200 anni, franca di piede: vite maritata al salice, tradisce la sua origine collinare perché figlia di Brambana e di Durella. Sempre in pianura abbiamo trovato una varietà particolare che abbiamo chiamato Leonicena. Non è fra i vitigni permessi, ma 30 anni fa era coltivata su una superficie di 40 ettari a Lonigo. Resistette al gelo del 1985 e tollera bene la flavescenza dorata.
Ecco perché ha senso parlare di “vitigni del passato per i vini del futuro“.
Foto di Gianmarco Guarise
graspo@carlozucchetti.it
Grazie a Francesco Turri e a www.egnews.it per averci dato la possibilità di ri/pubblicare i loro articoli




