Secondo il XIX Rapporto Ismea-Qualivita nel 2020 il settore italiano dei prodotti D.O.P. e I.G.P. ha registrato un valore alla produzione di 16,6 miliardi di euro, in calo del 2% sul 2019 e pari al 19% del fatturato totale dell’agroalimentare italiano. Sempre nel 2020, il settore ha raggiunto un export da 9,5 miliardi di euro (praticamente stabile, -0,1%) pari al 20% delle esportazioni nazionali di settore.
All’interno della presentazione del XIX rapporto Ismea-Qualivita si evince come nell’anno del Covid, la D.O.P. economy ha confermato il ruolo esercitato nei territori, grazie al lavoro svolto da 200mila operatori e 286 Consorzi di tutela dei comparti cibo e vino. L’impatto del Covid non è stato uguale per tutti i comparti: nel 2020 il comparto dei formaggi ha registrato un calo dell’8%; nel 2020, quello dei prodotti a base di carne del 2%, per l’olio d’oliva addirittura -14%. Mentre ortofrutticolo e cereali sono cresciuti del 26%, paste alimentari del 17%, panetteria e pasticceria del 18%. L’impatto del Covid è stato invece più rilevante sulle 841 Indicazioni Geografiche rispetto al totale della produzione agroalimentare. Il comparto agroalimentare D.O.P. I.G.P. vale 7,3 miliardi di euro alla produzione e il vitivinicolo imbottigliato raggiunge 9,3 miliardi di euro.
Nel 2020, quindi, se da una parte si interrompe il trend di crescita del settore, ininterrotto negli ultimi dieci anni, dall’altra in un passaggio di difficoltà straordinaria si conferma la capacità di tenuta di un sistema di qualità diffuso in tutto il territorio nazionale. La D.O.P. economy vale il 19% del fatturato complessivo del settore agroalimentare nazionale, grazie soprattutto al contributo delle grandi produzioni certificate. Per quanto riguarda invece l’export, le esportazioni delle D.O.P. e I.G.P. agroalimentari e vitivinicole nel 2020 registrano un valore stabile su base annua raggiungendo i 9,5 miliardi di euro (-0,1%) per un peso del 20% nell’export agroalimentare italiano. Si tratta di un risultato importante, con chiari effetti collegati alla pandemia sui mercati extra-UE, il cui calo è compensato da una crescita delle esportazioni verso destinazioni europee. Il valore complessivo è frutto anche di un andamento diverso fra i due comparti, con il cibo che con 3,92 miliardi di euro registra un incremento del valore esportato del +1,6% e il vino che con 5,57 miliardi di euro mostra un calo del-1,3%.
La fotografia scattata dal XIX rapporto Ismea-Qualivita sulla D.O.P. economy, presentato a Roma, mostra come nel 2020 il Veneto ha superatol’Emilia Romagna per valore economico delle filiere a Indicazione Geografica. Le prime cinque regioni che superano 1 miliardo di euro di valore economico delle filiere I.G. sono Veneto (3,7 miliardi di euro), Emilia Romagna (3,3miliardi), Lombardia (2,1 miliardi), Piemonte (1,4 miliardi) e Toscana (1,15 miliardi). Nel dettaglio, nel comparto cibo Emilia Romagna e Lombardia guidano e la Campania si conferma terza regione con buoni risultati su base annua. Nel comparto vino il Veneto traina (forte dei risultati delle operazioni Prosecco e Pinot Grigio), seguito da Piemonte e Toscana; grande crescita per la Puglia. In ogni caso, l’analisi dell’impatto territoriale delle filiere D.O.P. I.G.P. del Rapporto Ismea-Qualivita evidenzia ancora una volta l’aspetto principale che caratterizza in maniera specifica il settore: tutte le regioni e le province italiane hanno una ricaduta economica dovuta alle filiere dei prodotti D.O.P. I.G.P., che esprimono un patrimonio dei territori per loro natura non delocalizzabile.




