Degustiamo il territorio: quattro chiacchiere con Marco Capitoni

Reportage della nostra collaboratrice Catia Minghi dell'associazione www.momentidivini.it
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Ci sembrava impossibile portare a termine questa prima degustazione quando era ormai evidente che andavano nuovamente verso il lockdown e come Momenti Divini, siamo felici di averci provato e di aver dimostrato che è possibile continuare a promuovere la cultura del vino sempre nel rispetto delle leggi e soprattutto nella salvaguardia delle persone presenti.
Momenti Divini nasce nel 2012, dalla passione e dall’interesse dei suoi soci per la cultura enologica e gastronomica italiana e ne ha come scopo primario la diffusione, la promozione e la valorizzazione. Il nostro impegno è quello di creare, attraverso i nostri corsi, le degustazioni ecc, un pubblico di consumatori più attenti e preparati, in modo da approcciarsi al vino in maniera più consapevole ed autonoma, senza mai dimenticare la convivialità che da sempre accompagna il vino.

Il 23 ottobre abbiamo ripreso il format Degustiamo il territorio: quattro chiacchiere con il produttore Marco Capitoni dalla Val d’Orcia, presso l’enoteca del Ristorante Zi Maria a Cerveteri in località Sasso.

Fabio Turchetti, giornalista enogastronomico, un professionista del settore, ma soprattutto per noi un carissimo amico che da alcuni anni ci accompagna in questo percorso onorandoci della sua competenza e professionalità, ha guidato la degustazione.

La Val d’Orcia è un’area geografica, compresa tra le province di Siena e Grosseto, ai confini con l’Umbria, e nel 2004 è divenuta Patrimonio dell’Umanità Unesco.
Tra le motivazioni di questo riconoscimento il fatto di essere un eccezionale esempio del ridisegno del paesaggio nel Rinascimento, che illustra gli ideali di buon governo nei secoli XIV e XV della città-stato italiana e la ricerca estetica che ne ha guidato la concezione.
L’areale di produzione si trova precisamente tra Montalcino e Moltepulciano.
In virtù del cambiamento climatico e della riduzione delle gelate primaverile, causa di grossi problemi alla coltivazione del vigneto, la produzione dei vini di questa zona è stata portata a livelli importanti.
Certo non è stato un percorso facile, visto che i vini della Val d’Orcia si trovano tra due colonne della produzione vinicola italiana, il Brunello di Montalcino ed il Vino Nobile di Montepulciano. Oggi però i vini di questa zona, che ha ottenuto la DOC nel 2000, hanno saputo trovare la loro nicchia di mercato catturando l’attenzione degli appassionati.
Le vigne dell’Azienda Capitoni, sono collocate su una lieve collina ad oltre 460 metri s.l.m., con terreni caratterizzati da formazione marina e presenza di conchiglie. Per Marco Capitoni la viticoltura è fatta di saperi antichi uniti a conoscenze nuove, di manualità e di attenzione nel cogliere quei messaggi che proprio le piante con i loro comportamenti esprimono rigorosamente manuale. Sono frutto di operazioni colturali difficili e spesso antieconomiche come quelle di non usare diserbi chimici o di eliminare i grappoli in eccesso. Una volta giunti in cantina, l’uva e poi il vino seguono il percorso più naturale possibile, cercando di limitare gli interventi negli step di fermentazione e di affinamento così che l’aggettivo ‘spontanea’ si fonde con la fermentazione alcolica e quella malolattica.
Un unico vitigno principe ed autoctono toscano, per tutti i suoi tre vini prodotti, il Sangiovese.
Tre etichette e tre declinazioni con tre diversi metodi: una versione in anfora, una in legno con una piccola percentuale di merlot, ed una terza con l’aggiunta di canaiolo e colorino, a ricordare il Chianti, che affinano insieme in botti grandi.
Otto i vini in degustazione:

“TROCCOLONE” 2019: Questo vino nasce dalla volontà di valorizzare le uve provenienti da una singola porzione di vigneto. Per esaltarle caratteristiche originarie e gli aromi naturali, si è pensato di utilizzare delle giare in terracotta dell’Impruneta realizzate manualmente con la tecnica denominata “a colombino”. Esperimento riuscito in pieno, immediatezza al palato vincente, un beva molto comunicativa, vino di grande freschezza ed acidità. Il nome richiama un vecchio termine dialettale con cui veniva definito il commerciante che frequentava i poderi della Val d’Orcia, portando generi alimentari, oppure piccoli utensili, che barattava con polli, uova, conigli.

“CAPITONI” 2017: Sangiovese diviso per cloni e vigneti diversi, e merlot. L’annata 2017 è un’anteprima per la serata perchè uscirà al pubblico nel 2021. Oscuramente luminoso, un ossimoro che ci rivela che è un vino che sa farsi attendere, ancora un po’ scalpitante in bocca.
“CAPITONI” 2016: annata buona ed equilibrata e quella che si trova in commercio. Qui il merlot è al 15%. Naso equilibrato, impronta fresca e pronta al tempo stesso, vino di grande freschezza con una buona spalla acida.
“CAPITONI” 2013: annata interlocutoria, merlot al 20%. Naso interessante, note speziate e balsamiche.
“CAPITONI” 2007: andamento stagionale moto buono, anche qui il merlot si attesta al 20%. Colore bello compatto, vira leggermente sul granato ma senza cedimenti. Vino di buona struttura.
“FRASI” 2016: Unicum: un’unica vigna, una sola botte, un vino . Le uve per questo vino derivano dalla vigna più vecchia piantata nel 1974. Solo legno grande di Allier leggermente tostato. Note di rosolio, amarena, foglie secche, bocca molto elegante, fresco e dal tannino composto. Marco Capitoni ha voluto chiamare questo vino Frasi perché è il suo vino ed ogni annata raccoglie una sua frase: Metafore che raccontano il carattere di una vendemmia, gli stati d’animo di un anno di vita. In questa annata: “Osserva una vite una pietra, un uomo….. presenze”.
“FRASI” 2015: annata forse un po’ sopravvalutata in generale, bella la concentrazione ma il tannino è ancora un pò grezzo. Frase di questa annata: “Curiosità di sapere, voglia di attenzioni”.
“FRASI” 2007: “Soddisfazione della fatica…. Orgoglio”e Marco è orgoglioso di questo vino dal naso complesso (frutta secca, funghi, humus, che ci ricorda pienamente il territorio, un vino da sorseggiare da soli o in compagnia, davanti lo screpitare di un camino.

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